Fu assassinato a Washington da agenti segreti della Dirección de inteligencia nacional (Direzione Nazionale dei servizi segreti del Cile), la polizia segreta di Augusto Pinochet, che fu probabilmente il mandante dell'omicidio.
Biografia Nacque a Temuco, figlio più giovane di Orlando Letelier Ruiz e Inés del Solar. Studiò allo Instituto Nacional e a sedici anni entrò nell'Accademia Militare Chilena, dove concluse l'istruzione secondaria. Abbandonò poi la carriera militare per iscriversi all'Università del Cile, dove fu laureato avvocato nel 1954. Nel 1955, entrò a far parte del nuovo Ufficio del rame (Departamento del Cobre, oggi CODELCO), dove lavorò fino al 1959 come analista e ricercatore. Fu quindi licenziato per aver appoggiato la seconda campagna elettorale presidenziale di Salvador Allende, che in quell'occasione fu sconfitto.
La famiglia Letelier dovette riparare in Venezuela, dove Orlando divenne consulente per il rame del ministro delle finanze. Da lì, Letelier si fece strada fino a entrare a far parte fin dalla fondazione della Banca interamericana per lo sviluppo, dove finì col diventare senior economist e direttore della divisione prestiti. Fu anche uno dei consulenti dell'ONU responsabili della fondazione della Banca di Sviluppo Asiatico. Sposò Isabel Margarita Morel Gumucio il 17 dicembre, 1955, dalla quale ebbe quattro figli: Christian, Jose, Francisco, e Juan Pablo.
La carriera politica
Il suo debutto nella vita politica avvenne all'Università del Cile, dove fu il rappresentante dell'Unione degli Studenti. Nel 1959 si iscrisse al partito socialista (PS). Nel 1971 il Presidente Allende lo nominò ambasciatore negli Stati Uniti riconoscendogli qualità peculiari di leadership, piuttosto rare tra i rivoluzionari latinoamericani dell'epoca: tra le altre, la sottile comprensione delle complesse politiche americane e la profonda conoscenza, dall'interno, dell'industria del rame, materia prima strategica per il Cile. La sua missione specifica consisteva proprio nel far accettare agli Stati Uniti la recente nazionalizzazione cilena di quell'industria.
Nel corso del 1973 Letelier fu richiamato in patria, dove divenne ministro degli affari esteri, poi dell'interno e infine della difesa. Nel colpo di Stato dell'11 settembre 1973 fu il primo membro di alto livello dell'amministrazione Allende a essere fermato e arrestato al suo arrivo al Ministero della Difesa. Rimase per 12 mesi in diversi centri di detenzione, dove subì pesanti torture: prima fu portato nella caserma del Reggimento Tacna, poi all'Accademia militare; successivamente, rimase per 8 mesi in una prigione politica sull'isola di Dawson.
Di lì venne trasferito all'Accademia militare aeronautica, e infine nel campo di concentramento di Ritoque, dove venne infine improvvisamente liberato nel settembre del 1974 per le pressioni del Governatore di Caracas Diego Arria, alla condizione che lasciasse immediatamente il Cile. Dopo il rilascio, riparò dapprima con la famiglia a Caracas, per poi scegliere di trasferirsi a Washington, come gli aveva proposto di recarsi lo scrittore statunitense Saul Landau. Ci arrivò nel 1975, per diventare membro esperto dell'Institute for Policy Studies (Istituto di studi politici, in sigla IPS), un centro di ricerca sulla politica internazionale di derivazione kennedyana, al quale talvolta collaborava lo stesso Landau.
Divenne anche direttore del Transnational Institute (TNI), un centro di ricerca indipendente con sede ad Amsterdam, e insegnò alla Scuola per il servizio internazionale dell'Università Americana di Washington. Lavorò intensamente, scrivendo, tenendo discorsi e organizzando gruppi di pressione sul Congresso americano e i governi europei contro il regime di Pinochet, diventando in breve la voce più ascoltata della resistenza cilena. In più occasioni riuscì a evitare che governi europei, e gli stessi Stati Uniti, sostenessero finanziariamente il governo militare.
L'attentato Il 21 settembre 1976, a Washington, Orlando Letelier stava andando al lavoro con Ronni Karpen Moffitt, una collega dell'IPS, e suo marito Michael, sposato quattro mesi prima. Moffitt era un'attivista venticinquenne, procacciatrice di fondi che all'epoca gestiva un programma di aiuti per sviluppare l'educazione musicale tra i poveri, producendo strumenti musicali, fortemente impegnata nelle campagne per il ripristino della democrazia in Cile. Letelier era al volante con al fianco Ronni, mentre Michael sedeva sul sedile posteriore.
Appena entrati in Sheridan Circle, un'esplosione sollevò l'auto dalla strada, scagliandola contro una Volkswagen parcheggiata in divieto di sosta davanti all'ambasciata irlandese. Michael Moffitt riuscì a uscire dal lunotto posteriore. Vide sua moglie allontanarsi barcollando dall'auto e presumendo che stesse bene cercò di aiutare Letelier. Lo trovò ancora sul sedile di guida, sofferente e appena cosciente. La testa oscillante, gli occhi quasi vitrei, balbettava parole inintelligibili. Moffitt cercò di portarlo fuori dalla macchina, ma non ci riuscì, dato che l'esplosione ne aveva devastato la parte inferiore del corpo, mozzandogli le gambe.
A quel punto, si dedicò a Ronni, che era sdraiata a terra, soccorsa da un medico che stava passando in auto al momento dell'attentato. Ronni perdeva molto sangue dalla bocca. Entrambi i feriti furono quindi trasportati in ospedale, dove venne scoperto che un frammento metallico aveva reciso la carotide della donna. Ronni soffocò nel proprio sangue 47 minuti dopo la morte di Letelier, mentre miracolosamente suo marito aveva riportato solo una ferita leggera alla testa. Michael Moffitt ritenne che la bomba fosse esplosa alle 9,30 del mattino. Le cartelle dell'ospedale riportano alle 9,50 la morte di Letelier e alle 10,37 quella di Ronni Moffitt. La causa per entrambi fu riportata essere per ferite da esplosione di una bomba piazzata sotto la macchina all'altezza del sedile del guidatore.
Le indagini
L'FBI aveva concreti elementi per ritenere che Michael Townley, un emigrato statunitense in forza alla DINA, che in passato aveva collaborato con la CIA, avesse organizzato l'assassinio di Letelier. Townley e Armando Fernandez Larios, che pure era implicato nell'omicidio, avevano ottenuto i visti d'ingresso da George Landau, ambasciatore statunitense in Paraguay, su richiesta del governo paraguaiano e a dispetto del fatto che entrambi esibissero passaporti falsi. Nel 1978 il Cile accettò di estradare Townley negli Stati Uniti.
Durante il processo che si celebrò, Townley confessò di aver assoldato cinque esiliati cubani anticastristi per piazzare la bomba sotto l'auto di Letelier. Secondo Jean-Guy Allard vi furono consultazioni con dirigenti del CORU, una struttura di coordinamento tra esiliati cubani anticastristi che l'FBI ha ufficialmente definito terrorista, Coordination of United Revolutionary Organizations tra i quali Luis Posada Carriles e Orlando Bosch. Alla fine, per eseguire l'attentato furono scelti i cubano-americani José Dionisio Suárez, detto 'Massacro', Alvin Ross Díaz, Virgilio Paz Romero, e i fratelli Guillermo e Ignacio Novo Sampoll.
Secondo il Miami Herald, Luis Posada Carriles partecipò personalmente all'incontro che mise a punto i particolari dell'omicidio di Letelier e anche l'attentato al volo Cubana 455 di due settimane dopo. Townley accettò di fornire le prove contro gli indiziati dopo un accordo che prevedeva che si dichiarasse colpevole di un solo capo di accusa per concorso in omicidio, per il quale avrebbe ricevuto una condanna a dieci anni. Sua moglie Mariana Callejas accetto anch'essa di testimoniare contro di loro, in cambio del proscioglimento.
Il 9 gennaio 1979, cominciò il processo contro i fratelli Novo Sampoll e Diaz (il generale Pinochet aveva rifiutato di fare estradare Romero e Suarez, che erano funzionari della DINA). I tre imputati furono ritenuti colpevoli di omicidio. Guillermo Novo e Diaz ebbero l'ergastolo, mentre Ignacio fu condannato a ottanta anni di carcere. Townley venne liberato alle condizioni del Programma di protezione dei testimoni. Nel 1987, Larios fuggì dal Cile con l'aiuto dell'FBI, sostenendo di temere che Pinochet progettasse di assassinarlo, dato che si era rifiutato di prender parte ad azioni di spionaggio legate all'assassinio di Letelier.
Il 4 febbraio 1987, Larios si dichiarò colpevole di complicità nell'assassinio. In cambio della confessione e delle informazioni fornite sul complotto ordito contro Letelier, le autorità americane ritirarono le accuse contro di lui. Diverse altre persone furono inquisite e condannate per l'omicidio. Tra le altre, il generale Manuel Contreras, già capo della DINA, di cui faceva parte anche Pedro Espinoza Bravo. Entrambi vennero condannati da una corte cilena il 12 novembre 1993, rispettivamente a sette e sei anni di reclusione. Pinochet, che morì il 10 dicembre 2006, non è mai stato processato, sebbene anche Townley l'avesse indicato come responsabile dell'attentato. Presunzione che gli Stati Uniti sapessero La presunzione che gli Stati Uniti sapessero in anticipo dell'attentato a Letelier si basa sulla corrispondenza del loro ambasciatore in Paraguay George Landau con il Dipartimento di Stato e altre agenzie governative. Quando Townley e il suo complice cileno cercarono di ottenere in Paraguay visti di categoria B2 per gli Stati Uniti, a Landau venne fatto sapere dai servizi segreti paraguaiani che scopo del viaggio era incontrare il generale Walters per questioni di competenza della CIA. Landau, insospettito da queste informazioni, telegrafò in patria per verificarle. I visti vennero revocati dal Dipartimento di Stato il 9 agosto 1976. Tuttavia, sotto gli stessi nomi, i due agenti della Dina avrebbero usato falsi passaporti cileni con visti diplomatici A2 per arrivare negli Stati Uniti e liquidare Letelier.
Lo stesso Townley sarebbe fuggito negli Stati Uniti con un altro passaporto cileno falso, e sotto altro nome. Landau però aveva tenuto copia delle richieste di visto che gli erano pervenute in Paraguay, e questo permise di documentare successivamente il coinvolgimento di Townley e della Dina con le richieste dei visti. Il 25 ottobre 1976 l'opinionista americano William F. Buckley, Jr. scrisse: "Gli investigatori statunitensi pensano che non sia verosimile che il Cile abbia voluto rischiare il rispetto che si era faticosamente guadagnato negli ultimi anni tra le nazioni occidentali inizialmente ostili alla sua politica con un'azione di questo tipo". Secondo Donald Freed, Buckley ha riciclato depistaggi fatti trapelare dal regime di Pinochet fin dal 1974.
Ha anche scoperto un'informativa che adombrava la possibilità che il fratello di Buckley, James, si fosse incontrato a New York con Townley e Guillermo una settimana prima dell'attentato a Letelier. Secondo John Dinges, coautore di Assassinio in Via dell'Ambasciata, documenti resi pubblici nel 1999 e 2000 provano che "la CIA avesse piena conoscenza del complotto assassino almeno due mesi prima che fosse messo in atto, ma omise di agire per impedirlo". Sapeva anche di un piano uruguaiano per uccidere il congressista Edward Koch, ma lo avvertì solo dopo la morte di Letelier.