Con microaggressione si indica un’osservazione, un comportamento o una sottile forma di discriminazione di tipo ambientale, comune e quotidiana, intenzionale o non intenzionale, che comunica atteggiamenti ostili, denigratori o negativi nei confronti dei membri di gruppi emarginati.

Origine del termine Il termine è stato coniato nel 1970 dallo psichiatra dell’Università di Harvard Chester M. Pierce per descrivere gli insulti e le svalutazioni che osservava regolarmente quando statunitensi non neri li rivolgevano agli afroamericani.

All’inizio del XXIº secolo, l’uso del termine si è esteso alla denigrazione casuale di qualsiasi gruppo socialmente marginalizzato, incluse le persone LGBT, le persone povere e quelle con disabilità.

Lo psicologo Derald Wing Sue definisce le microaggressioni come “brevi scambi quotidiani che inviano messaggi denigratori a determinati individui a causa della loro appartenenza a un gruppo”.

A differenza dell’aggressione, in cui solitamente è presente l’intenzione di causare danno, chi compie commenti microaggressivi può essere anche ben intenzionato e inconsapevole dell’impatto potenziale delle proprie parole.

Critiche Alcuni studenti e sociologi hanno criticato il concetto di microaggressione per la sua mancanza di basi scientifiche, l'eccessiva dipendenza da testimonianze soggettive, e la promozione della fragilità psicologica.

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