La chiesa di Santa Maria Assunta della Civita è un luogo di culto cattolico situato nel quartiere della Civita Falconiera ad Arpino, in provincia di Frosinone. Insigne testimonianza dell'architettura religiosa locale, è sede del santuario dedicato alla patrona della città e conserva importanti reperti storici e artistici che spaziano dall'epoca romana al barocco.

Storia L'edificio sorge sull'acropoli di Arpino, nota anticamente come Civitas Falconiera o Falconara. In epoca romana il sito ospitava un tempio pagano dedicato a Mercurio Lanario, divinità protettrice del commercio della lana, attività cardine dell'economia locale del tempo. Sulla facciata è murata un'epigrafe romana che recita: "R.UM-SACRUM-TRI-MERCU-RIO-LAN-CILIX-TULLI-L.S.-TEPA-PRAECI-AE-S-PHILOTIMUS-PERFIC." ed attesta l'edificazione del tempio ad opera di personaggi storicamente legati alla famiglia di Cicerone. La continuità architettonica del sito è testimoniata dalla base del campanile, che poggia su un'antica torre follonica romana.

Le prime notizie documentate della presenza cristiana risalgono al 1038, quando la chiesa viene citata in un atto di donazione. In questa fase primitiva il luogo di culto custodiva un'antica tavola raffigurante la Regina degli Angeli, andata perduta durante le incursioni barbariche. Serafino Montorio, nello Zodiaco Mariano, riporta che l'edificio subì un incendio dal quale si salvò un Martirologio in caratteri longobardi (fine del XIII secolo), tuttora conservato; i suoi marginalia documentano con precisione gli effetti ad Arpino dei terremoti del 1348 e del 1456.

Riconsacrata agli inizi del XIV secolo, la chiesa fu ristrutturata in stile tardo barocco alla fine del XVIII secolo. Una lapide nell'atrio ricorda la visita ufficiale compiuta nel tempio da Carlo III di Borbone nel 1749. Successivamente, nel 1886, fu avviato un importante restauro per la decorazione marmorea delle cappelle; nel 1904 vennero completati i pavimenti e furono realizzati nuovi affreschi dal pittore Nicola Cerasoli.

Descrizione

Esterni La facciata barocca del XVIII secolo è interamente rivestita in travertino chiaro. Organizzata su due livelli, presenta coppie di lesene e due imponenti colonne con capitelli corinzi che incorniciano il portale d'ingresso. Al di sopra di quest'ultimo è collocato un balcone monumentale che anticipa una nicchia valvata sormontata da un orologio. Sul lato destro si innalza il campanile a torre, culminante con una cupola a bulbo sormontata da una croce.

Interni L'interno presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate da dieci pilastri su cui poggiano cinque arcate. La navata maggiore è sormontata da una cupola di stile bramantesco. Il battistero restaurato ospita vetrate artistiche istoriate disegnate dal professor Luciano Bartoli.

Tra le principali opere d'arte si segnalano: tre tavole del Cavalier d'Arpino, raffiguranti il Padre Eterno, San Giovanni e San Giuseppe; una tela dell'arpinate A. Bianchi rappresentante San Gregorio con la Vergine; le statue dei Santi Pietro e Paolo, opere di Mariano Pisani, insignite della medaglia d'oro all'Esposizione di Arte Sacra del 1919 a Venezia; l'intagliata urna del teschio di Sant'Abbondio e la macchina del simulacro mariano, opere dello scultore Michele Stolz; l'organo con frontale in legno scolpito e dorato e il coro d'inverno con tele del martirio di santi.

La Sacra Cappella All'interno si trova la "Sacra Cappella", un tempietto rivestito di marmi pregiati realizzato da Tommaso Carlomusto su iniziativa del canonico D. Pietro Seracini. Essa custodisce il simulacro della Vergine, una statua lignea in cedro del Libano di stile bizantineggiante risalente al periodo tra il X secolo e il XII secolo. La scultura raffigura la Madonna seduta su uno scanno con il Bambino Gesù e un piccolo globo; l'effigie fu solennemente incoronata nel 1816 e nel 1920.

Note

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Bibliografia

Categoria:Arpino Categoria:Chiese della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo Categoria:Chiese della provincia di Frosinone