Fu attivo nello studio dell’epigrafia greca e della tradizione manoscritta dei testi di poliorcetica. Fu conservatore e poi professore di archeologia presso la Bibliothèque nationale di Parigi.
Biografia Nel 1852 frequentò per breve tempo l’École normale supérieure di Parigi; superata l’"agrégation",L'"agrégation" è un concorso pubblico statale francese molto selettivo, che abilita all’insegnamento nella scuola secondaria superiore e, in certi casi, l’accesso a posizioni accademiche. È considerato uno dei canali principali per riconoscere un’elevata competenza disciplinare. Ottenere il conseguente titolo di “agrégé”, nel contesto ottocentesco, come per Carle Wescher, indicava un passaggio significativo di qualificazione culturale e professionale utile a poter intraprendere carriere scolastiche o accademiche prestigiose. iniziò a insegnare al liceo di Alençon. Dal 1859 al 1863 fu membro dell’École française di Atene e partecipò agli scavi di Delfi dal 1861; nel 1863 prese parte a una missione di ricerca in Egitto.
Dal 1864 lavorò come bibliotecario presso il dipartimento dei manoscritti della Bibliothèque nationale di Parigi, dove individuò un codice con testi di tecnica d’assedio greci (i cosiddetti "poliorketici"), oggi catalogato come “Parisinus suppl. graecus 607”, noto anche come “codice Mynas”.
Nel 1887 divenne "professeur d'archéologie" presso la stessa istituzione; si ritirò dal servizio nel 1890, continuando tuttavia l’attività scientifica fino alla morte.
Fu membro della Società scientifica "Association pour l’encouragement des études grecques en France" ["Associazione per il sostegno degli Studi greci in Francia"] e della "Società nazionale degli antiquari di Francia, di cui fu presidente nel 1885.
Attività scientifica Wescher dedicò una parte consistente dei suoi studi all’Epigrafia greca, pubblicando numerosi contributi su iscrizioni dell’Egeo, della Grecia centrale e dell’Egitto, spesso in forma di brevi memorie su riviste specialistiche. A questi si aggiungono i rapporti delle missioni epigrafiche da lui condotte in Oriente. Ambito rilevante della sua attività fu la poliorcetica: nel periodo in cui fu bibliotecario presso la "Bibliothèque nationale" di Parigi, Wescher attinse al cosiddetto "codice Mynas" per i suoi studi sulle tecniche militari e d'assedio greche, identificato con il manoscritto miscellaneo bizantino conservato presso tale Biblioteca con la segnatura “Parisinus suppl. graecus 607”. Il nome deriva dal copista e raccoglitore Minoïde Mynas,Noto anche come Konstantínos Minoídis Minás (1788-1859). attivo nel Levante per conto della Biblioteca nazionale nella prima metà del XIX secolo. Il manoscritto raccoglie fascicoli di diversa origine, comprendenti testi relativi alla tecnica d’assedio, estratti storici e materiali compilativi, e costituì una delle principali fonti manoscritte utilizzate da Wescher nelle sue ricerche. Nell'ambito dei suoi studi e della cura di raccolte di materiali sui trattati militari antichi, Wescher produsse un'"introduzione alla poliorcetica dei Greci", utilizzata nella tradizione editoriale ottocentesca. Nel 1874 pubblicò l’edizione critica dell’opera di Dionisio di Bisanzio “Anaplous Bosporou”, "Periplo del Bosforo", tuttora considerata un riferimento per la tradizione del testo.
Un problema di filologia: il "Periplo" di Dionisio Secondo Treccani, la trasmissione del “Periplo del Bosforo” di Dionisio di Bisanzio è problematica: l’opera non è conservata integralmente e sopravvive solo attraverso alcuni frammenti greci e la traduzione latina con commento redatta nel XVI secolo dall’umanista francese Pierre Gilles, o Petrus Gyllius, che trovò a Costantinopoli un manoscritto oggi perduto. La versione di Gilles e è quindi una testimonianza decisiva per la ricostruzione del testo e costituisce la base delle edizioni moderne, compresa quella curata da Wescher nel 1874.
Wescher e il manoscritto torinese disperso Il codice poi noto come "Taur. C. II. 8,2", contenente una silloge di testi di poliorcetica e strategia, era stato copiato dal ms. Scor. Y.III.11 nella seconda metà del XVI sec., probabilmente a Venezia, secondo un progetto unitario ma da mani diverse.
La vicenda successiva del manoscritto, alcune fasi della quale coinvolgono indirettamente Wescher, è stata ricostruita da uno studio di Paolo Eleuteri ed Erika Elia che, basandosi su documentazione archivistica torinese e parigina, ripercorrono le segnalazioni inerenti al codice a lungo dato per disperso e ne seguono le tracce fra segnature, registri, prestiti e scambi tra istituzioni.
Nel 1865, il codice fu prestato alla Francia su richiesta fatta pervenire alla "Biblioteca della Regia Università" torinese da parte del governo transalpino, ad opera del console generale francese a Torino Eugène Poujade, nell'ambito di un'iniziativa che coinvolgeva anche altri manoscritti provenienti da varie istituzioni europee e mirata alla realizzazione dell’edizione della "Poliorcétique des Grecs" di Carle Wescher del 1867.
Solo dopo una serie di solleciti, nel 1869 giunse a Torino comunicazione dello smarrimento del codice insieme con l'offerta di una «compensazione» rappresentata da alcuni libri. Solo nel 1979 il manoscritto fu «acquistato dalla "Regione Toscana" sul mercato antiquario presso Sotheby Parke Bernet a Firenze», mentre dal 2012 è stato concesso in uso alla sede di attuale conservazione, la "Biblioteca Nazionale Universitaria" di Torino.
Opere principali
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni Scheda su Carle Wescher – CTHS. Scheda su Persée.
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