Biografia Figlio di un tabaccaio, di modeste condizioni condizioni economiche ricevette una istruzione presso istituti privati, dedicandosi alla pittura dove sembra vinse dei premi, in particolare nella miniatura e nella porcellana. Studiò con il giovane e influente chimico, Charles Frédéric Kuhlmann, di cui divenne assistente. Nel 1831 sposò Virginie Évrard, figlia di un commerciante e imprenditore di abbigliamento. Da allora, Blanquart aggiunse anche il cognome della moglie al suo, chiamandosi Blanquart-Évrard, operando nel settore dei tessuti e dell'abbigliamento.
Non è noto quando iniziò ad interessarsi di fotografia, ma lo sviluppo del dagherrotipo non lo lasciò indifferente pur con il limite della sola copia prodotta. In ogni caso fu il primo a realizzare unio scatto della città di Lille nel 1840. Sul piano più strettamente chimico si interessò al calotipo di William Fox Talbot che permetteva di ottenere un negativo/positivo anche se su supporti separati. Da quel momento si dedicò a perfezionare quella tecnica. Il suo procedimento era molto vicino a quello di Talbot, ma in realtà furono molte le migliorie apportate dal francese. La differenza principale era che Blanquart-Évrard sensibilizzava la carta immergendola nella soluzione d'argento e non applicandola superficialmente con il pennello come suggerito da Talbot. Il foglio imbevuto diventava più sensibile. Nel 1849, Blanquart-Évrard sperimentò i negativi su lastra di vetro preparati con albumina e un anno dopo applicò lo stesso procedimento ai negativi su carta.
Due anni dopo, nel 1851, fondò una propria casa editrice, la "Imprimérie Photographique", a Loos, nei pressi di Lille, assieme a Hippolyte Fockedey. In quegli anni Cinquanta dell'Ottocento pubblicò le opere di molti artisti fra i quali le fotografie di Hippolyte Bayard, Charles Marville, Henri Le Secq, Maxime Du Camp, Thomas Sutton. In quegli anni accrebbe la sua notorietà anche per aver pubblicato le vedute dei Pirenei di John Stewart (1814-1887) e le vedute di Gerusalemme di Auguste Saltzmann (1824–1872).
Il problema che riscontrò fu che le sue stampe sbiadivano nel corso del tempo, sebbene avesse trovato il sistema di scattare immagini sia al mattino per riprendere le nuvole che al pomeriggio per schiarire le ombre, integrando poi in un'unica immagine. La causa che non gli consentì di proseguire con la sua impresa editoriale però fu la concorrenza della litografia, tanto che dovette chiudere la sua ditta verso la fine del 1855. Nei quattro anni di attività furono stampati una ventina di volumi, considerando che per quelli inerenti argomenti archeologici le lastre stampate erano oltre centoventi e che ricevette ordini persino dal governo parigino. Nonostante la notevole riduzione dei costi dimostrata da Blanquart-Évrard, la fotografia rimase un lusso appannaggio delle classi più agiate.
A questo proposito sul giornale La Lumière si registrò attorno al 1851 un intenso dibattito tra lo stesso Blanquart-Évrard che mostrava come si potessero abbattere i costi delle copie ed altri scrittori, membri della Société héliographique, come Francis Wey che scrisse lodi attorno al lavoro del fotografo e collezionista d'arte Eugène Piot, reduce dalla stampa di un volume di eliografie sulle bellezze italiane, adducendo come l'editore di Lille si fosse concentrato troppo sulla teoria ma molto poco sulla pratica.
Blanquart-Évrard, dopo la chiusura della casa editrice, dedicò il suo tempo a nuove ricerche. Nel 1863 pubblicò un importante trattato, Intervention de l'art dans la photographie, nel quale interpretava il negativo come materia a disposizione del fotografo che, modulando ombre e luci, poteva ottenere un'opera d'arte. La sua era una concezione che in qualche misura preveniva quella che poi diverrà l'estetica pittorialista. Nel 1869 scrisse forse il suo più importante contributo pubblicando il libro, La photographie, ses origines, ses progrès, ses transformations, in cui raccontò i primi tre decenni della fotografia. Collaborò anche alla sperimentazione della stampa a colori con Louis Ducos du Hauron. È sopravvissuta una stampa di foglie ed esemplari botanici al carbone a tre colori da lui realizzata nel 1871. L'anno prima di morire, donò i suoi archivi a varie istituzioni, il più copioso e importante dei quali alla città di Lille. L'incendio del 23 aprile 1916 bruciò probabilmente gran parte delle sue collezioni, cosicché le lastre pervenute fino a noi sono molto poche.
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Note
Biblioteca Jean-Claude Gautrand, Alain Buisine, Blanquart-Évrard, Centre Régional de la photographie, Pas-de-Calais, 1999 - ISBN 978-2904538629
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