La sua opera, sperimentale e antirealista, fonde diverse tradizioni letterarie, dalla tradizione dell'assurdo alla tragedia greca, dal teatro Nō alla letteratura classica giapponese, utilizzando pastiche, parodie e altri elementi tipici della scrittura postmoderna.

Nelle sue oltre sessanta opere l'autrice ha messo in discussione le norme sociali prevalenti, sfidando gli stereotipi di genere da prospettive non convenzionali e affrontando apertamente i temi delle relazioni sessuali, della violenza e dell'ordine sociale.

Biografia Kurahashi nacque nel 1935 a Kami, nella prefettura di Kōchi sull'isola di Shikoku, primogenita dei cinque figli di un dentista, Toshio Kurahashi, e di sua moglie Misae.

Diplomatasi alla Tosa Senior High School nel 1950, dopo aver fallito due volte gli esami di ammissione alla facoltà di medicina, si trasferì al Nihon Joshi Eisei Tanki Daigaku (Istituto Superiore Femminile Giapponese di Igiene) a Tokyo e conseguì nel 1956 un diploma come igienista dentale. Nello stesso anno, all'insaputa del padre, fu ammessa al dipartimento di letteratura francese dell'Università Meiji di Tokyo, dove intraprese la lettura di Camus, Kafka, Rimbaud, Valéry, Blanchot e altri scrittori contemporanei. Si laureò nel 1960 e proseguì gli studi post-laurea con una tesi su L’essere e il nulla di Jean-Paul Sartre. Indicò Sartre, Kafka e Camus come la sua “trinità” di riferimento.

Kurahashi fece parte della prima generazione di donne che ottenne l'accesso alle prestigiose università private, a predominanza maschile, a loro vietate durante il periodo prebellico, e il suo status di studentessa laureata, poi scrittrice, attirò l'attenzione e l'ammirazione di molti giovani.

Anni sessanta

Debutto letterario e prime polemiche (1960-1962) Nel 1959 Kurahashi scrisse il suo primo racconto, Zatsujin bokumetsu shūkan (trad.: Settimana per lo sterminio dei bastardi), la cui pubblicazione venne rifiutata dal giornale universitario dell'Università Meiji a causa della sua pungente satira sul movimento della Nuova sinistra.

L'anno successivo, un racconto dal tema analogo, Parutai (パルタイ, dal tedesco Partei, Partito), risultò vincitore del Meiji daigaku gakuchō shō, "premio del rettore dell’università Meiji", venne pubblicato sul periodico della Meiji University e ristampato nel numero di marzo del prestigioso mensile letterario Bungaku-kai, grazie al giudizio positivo espresso dal critico Hirano Ken.

Parutai, influenzato dall'esistenzialismo francese, è una satira del dogmatismo dei movimenti studenteschi marxisti del periodo, con allusioni - non esplicitamente nominate - al clima politico legato al Partito Comunista Giapponese. La storia, narrata da una giovane studentessa, utilizza l’allegoria politica per mostrare i meccanismi di coercizione ideologica e la perdita di individualità all’interno del gruppo.

Nella sua recensione sul Mainichi Shinbun Hirano dichiarò che Parutai lo aveva impressionato allo stesso modo del Kimyona shigoto (Uno strano lavoro) di Oe Kenzaburo, innescando un vivace dibattito critico noto come Parutai ronsō. La discussione riguardò il valore letterario del testo, la legittimità della narrativa sperimentale e intellettuale di Kurahashi, difesa da Hirano Ken contro la posizione di altri critici focalizzati sul realismo, che accusavano l'autrice di aver trasgredito la "disciplina della prosa" e aver scritto "poemi di idee" anziché narrativa tradizionale.

Nello stesso anno Kurahashi pubblicò nove racconti e undici saggi su diverse riviste, tra cui Bungaku-kai e Shincho. Natsu no owari (夏の終わり, trad.: La fine dell’estate), la storia di due sorelle che complottano per uccidere un amante che condividono, sfidando i costumi sessuali, venne anch’esso selezionato per il Premio Akutagawa. In Hebi (Serpente, 1960), paragonato allo stile di Kafka e Abe Kōbō, un serpente gigante entra nella bocca di un uomo mentre sta dormendo, entrando nel suo stomaco. Mikkoku (Tradimento, 1960), scritto nello stile di Jean Genet, tratta temi di crimine, alterità, e della costruzione sociale del soggetto.

Nel 1961 la scrittrice vinse il premio per la letteratura femminile (Joryū bungaku shō 女流文学者賞) per Parutai, pubblicò sei racconti e il suo primo romanzo, Kuroi tabi (暗い旅, Viaggio oscuro). In quest'opera l'eroina, chiamata Anata ("Tu") compie un viaggio alla ricerca del proprio fidanzato (chiamato Kare, 彼, ‘lui’) scomparso da settimane, con il quale aveva stipulato un contratto che vietava tra loro i rapporti sessuali, ma concedeva ad entrambi il diritto di avere rapporti con altri. Definito un “antiromanzo”, Kuroi tabi attirò l'attenzione per l'uso innovativo della forma narrativa, ma subì anche l'accusa di plagio per l'utilizzo di particolari elementi e per la narrazione in seconda persona sul modello de La Modification di Michel Butor.

Altri racconti sperimentali, tra cui Seizō (La fabbricazione) e Gomibako (Il cestino della spazzatura), videro la luce su riviste come Bungakukai e Mita Bungaku. Kyosatsu (Il monastero, 1961), ispirato a I dolori del giovane Werther di Goethe, tratta di un triangolo amoroso che coinvolge la giovane figlia dell'abate capo di un antico monastero e due uomini dalle qualità contrastanti.

Nel 1962 uscì la sua prima raccolta, Parutai, che riuniva i testi dei primi anni. A questi seguirono altri racconti brevi, fra cui Kabe (Il muro, 1963) e Shōshitsu (Sparizione, 1964), che contribuirono a consolidarne la sua reputazione di autrice attenta alla dimensione linguistica e alle forme narrative non convenzionali.

Dopo la morte del padre, nel 1962, Kurahashi fece ritorno nella casa di famiglia a Kōchi e interruppe il corso di laurea magistrale alla Meiji University.

Continuò a pubblicare racconti e nel 1963 le fu conferito il Premio Tamura Toshiko (Tamura Toshiko shō) "per la sua attività letteraria". Nel 1964 sposò Kumaya Tomihiro, fotogiornalista della NHK, e dal matrimonio nacquero due figlie.

Nel 1965, mentre la sua salute stava peggiorando significativamente, pubblicò il suo romanzo d'avanguardia, Sei shõjo (La fanciulla divina), incentrata su un doppio incestio tra padre e figlia e tra due fratelli; il libro sconvolse molte donne e divenne una bibbia per le giovani letterate.

Soggiorno negli Stati Uniti e rientro in Giappone (1966–1967) Nel 1965 ottenne una borsa di studio Fulbright e nel giugno del 1966 si trasferì negli Stati Uniti, dove frequentò un corso di scrittura creativa presso la scuola di specializzazione dell’Università dell’Iowa.

La scrittrice giunse a Iowa City in una fase di forte affaticamento, dopo anni di richieste editoriali pressanti, seguite al suo debutto del 1960, e il protrarsi delle controversie sulla sua produzione letteraria. Per sua stessa ammissione, durante il soggiorno americano sospese quasi del tutto l’attività narrativa: utilizzò quell’anno come periodo di distacco, di riposo e di riflessione sul suo percorso letterario, senza produrre nuove opere.

Il soggiorno negli Stati Uniti (1965–1967) è stato visto da alcuni critici come una netta cesura nella produzione di Kurahashi, che a loro avviso produsse opere successive «meno audaci nel loro sperimentalismo e più realistiche per argomento e tono». Altri ne hanno invece sottolineato la sostanziale continuità nell'intento di sovvertire i valori tradizionali, interpretando il cambiamento del suo stile come una forma di "neoclassicismo", motivato dal crescente interesse dell'autrice verso la tragedia greca e la letteratura classica giapponese.

Consolidamento della carriera (1967-1969) Il rientro in Giappone nel 1967 segnò l’avvio di una fase di consolidamento della carriera di Kurahashi. Stabilitasi a Isehara, nella prefettura di Kanagawa, nel 1968 diede alla luce la sua prima figlia.

Nel numero di dicembre di Gunzo pubblicò Bãjinia (バージニア, trad.: Virginia, 1970), un racconto "insolitamente realistico". Yumiko (che porta il nome proprio dell'autrice, anziché una lettera alfabetica come in molti racconti precedenti), descrive le sue esperienze in America e l'amicizia con la donna americana del titolo, Virginia Hultzberg. Virginia, ritratta come una donna libera dai codici sessuali tradizionali, funge da catalizzatore per l'ansia di Yumiko di conciliare l'identità di scrittrice con le richieste del matrimonio e della maternità. Il racconto, basato su esperienze personali in Iowa, instaura un confronto diretto con la decostruzione delle norme matrimoniali operata in altre opere come Kekkon e Kon'yaku.

Nel 1969 pubblicò il fantasmagorico romanzo distopico Sumiyakisuto Q no bõken, スミヤキストQの冒険, trad.: Le avventure di Sumiyakista Q). Il romanzo, ambientato in un riformatorio minorile su un'isola, ha come protagonista Q, membro di un partito rivoluzionario, definito dalla stessa autrice un prototipo "cristiano-marxista", che, come il fidanzato della protagonista in Parutai, è impegnato nello sforzo di salvare la società instillando la ribellione tra la popolazione carceraria, dai cui cadaveri egli scopre derivare la principale proteina presente nei pasti somministrati ai detenuti.

La trama, tuttavia, nel rifiuto posto dall'autrice a ogni sorta di interpretazione razionalistica, in linea con quanto elaborato nel saggio scritto tre anni prima, Il labirinto e la natura negatrice del romanzo, risulta meno rilevante dell'attenzione posta all'ideologia dei personaggi, espressa da metafore e dalla loro stessa fisicità.

Anni settanta Nel 1971 diede alla luce la sua seconda figlia, Sayaka. Nello stesso anno pubblicò Hanhigeki (反 悲 劇 , trad.: Anti-tragedie), una raccolta di cinque racconti, tra cui Kakō ni shisu (Morire all'estuario, 1970), basati sulla tragedia greca, in cui per la prima volta incorporò nella sua narrativa la struttura dei miti o delle leggende classiche, con l'intento di sottoporli a critica. Con questi adattamenti l'autrice dichiarò di voler esplorare "come si sarebbero comportati i personaggi se fossero stati consapevoli del mito della tragedia greca e avessero saputo di essere sul punto di venire intrappolati nello stesso destino".

Il successivo Il ponte galleggiante dei sogni (Yume no ukihashi 夢の浮橋, 1971) è incentrato sul tema dello scambio di partner; nelle immagini e nel titolo finale si avverte l'eco del Genji monogatari di Murasaki Shikibu.

Nel 1972 Kurahashi si trasferì in Portogallo con il marito e le due figlie e vi rimase per due anni, lasciando il paese nel 1974 a causa dei disordini politici. Anni ottanta Negli anni ottanta, dopo una pausa dalla scrittura, pubblicò Shiro no naka no shiro ( 城の中の城 , trad.: Un castello nel castello, 1980), secondo capitolo della "Serie Keiko-san", che descrive una "guerra di religione" tra marito e moglie, causata dalla conversione improvvisa del marito al cattolicesimo.

Successivamente tornò alla ribalta con la raccolta di fiabe Otona no tame no zankoku dōwa (大人のための残酷童話, 1984, Fiabe crudeli per adulti) che mise in luce il lato oscuro delle fiabe e diventò l'opera più popolare della scrittrice.

Questa raccolta di ventisei racconti, nei quali adottò la tecnica dell'intertestualità, era basata sulle fiabe di Hans Christian Andersen, dei fratelli Grimm e di Charles Perrault e di racconti giapponesi tratti dalla raccolta settecentesca Otogizõshi e dal Konjaku monogatari del XII secolo. Altre fonti erano rappresentate da autori come Franz Kafka, Tanizaki Junichiro, Hayashi Tatsuo e Oscar Wilde, così come miti greci e fiabe popolari britanniche.

Kurahashi è anche nota per la sua traduzione di letteratura per bambini come The Missing Piece (Alla ricerca del tempo perduto, 1977) e The Missing Piece Meets the Big O (1982) di Shel Silverstein.

Nel 1986 pubblicò il romanzo distopico Amanon-koku ōkanki (アマノン国往還記, Cronache di un viaggio ad Amanon, vincitore l'anno dopo del Premio Izumi Kyōka. Il romanzo, ispirato al mito delle Amazzoni, racconta del viaggio di un gruppo di missionari in un paese in cui gli uomini sono esclusi e la riproduzione viene praticata sistematicamente attraverso l'inseminazione artificiale.