Attivo a Roma dai primi anni del XX secolo fino alla morte, realizzò una produzione fotografica oggi attestabile in un corpus stimato di circa 7.000 negativi stereoscopici, dedicati principalmente ad architetture, spazi urbani, paesaggi e siti archeologici, utilizzando apparecchi Verascope Richard.
Biografia Carlo Coretti nacque a Trieste nel 1873, quando la città faceva parte dell’Impero austro-ungarico. Operò nella Trieste di fine Ottocento, caratterizzata da un ambiente culturale e intellettuale attivo, nel quale operarono figure centrali della cultura italiana locale come Silvio Benco, Attilio Hortis e Felice Venezian.
Proprio per il suo coinvolgimento in attività di matrice irredentista, considerate tali dalle autorità austro-ungariche, nel 1890 fu arrestato all’età di diciassette anni e scontò circa tre anni di detenzione nel carcere di Gradisca d’Isonzo.
Nei primi anni del Novecento si trasferì a Roma, dove svolse attività lavorativa presso il Credito Fondiario e frequentò ambienti culturali e politici legati all’emigrazione giuliano-dalmata e all’irredentismo, entrando in contatto, tra gli altri, con Eugenio Popovich D’Angeli. In questo contesto ricoprì successivamente l’incarico di segretario del Comitato Triestino-Istriano.
A Roma avviò la propria attività fotografica, che proseguì in modo continuativo fino alla morte, avvenuta nel 1934.
Attività fotografica
L’attività fotografica di Coretti si sviluppò dagli inizi del XX secolo fino alla sua scomparsa. La produzione è costituita interamente da lastre stereoscopiche in vetro nel formato 45 × 107 mm, realizzate con apparecchi Verascope Richard, ampiamente diffusi nella pratica stereoscopica dell’epoca.
Le immagini documentano prevalentemente vedute urbane, piazze, infrastrutture, cantieri, parchi pubblici e monumenti, temi caratteristici della fotografia documentaria del periodo. Accanto alla documentazione della capitale, Coretti estese la propria attività ad altre località in Italia e in Istria, realizzando riprese di paesaggi e vedute in diverse regioni, dalla Val d'Aosta fino alla Sicilia. Una parte significativa della sua produzione è inoltre legata ai pellegrinaggi patriottici e, a partire dagli anni Venti, si concentra progressivamente sulla documentazione dell’arco alpino e dei nuovi territori italiani acquisiti dopo la prima guerra mondiale.
Una parte della produzione di Coretti riguarda la documentazione archeologica e museale. In questo ambito collaborò con Dante Vaglieri, direttore degli scavi di Ostia Antica e presidente dell’Associazione Archeologica Romana, realizzando stereoscopie di scavi, reperti e allestimenti museali, anche al di fuori di tale collaborazione.
Un nucleo rilevante del suo lavoro è costituito dalle immagini dell’Esposizione internazionale di Roma del 1911, per la quale realizzò numerose lastre dedicate ai padiglioni, agli allestimenti e agli spazi espositivi. Una cassetta contenente oltre 200 lastre stereoscopiche positive relative all’evento è oggi conservata presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi, all’interno delle collezioni fotografiche del primo Novecento. Coretti partecipò all’Esposizione anche come autore e fu insignito di premio speciale e diploma d'onore.
Dal 1923 collaborò con La Gazzetta della Fotografia, collaborazione attestata fino al 1934. La rivista, nel necrologio pubblicato dopo la sua morte, lo ricordò come uno dei suoi collaboratori più assidui.
Dopo la sua scomparsa, la produzione fotografica di Coretti non fu oggetto di studi sistematici per diversi decenni. Negli anni Duemila si è registrato un rinnovato interesse storiografico nei confronti della sua opera, anche in relazione alla progressiva disponibilità di materiali d’archivio e a contributi editoriali e critici dedicati alla fotografia stereoscopica del primo Novecento. In tale contesto si colloca anche il volume Chi è Cufter? (2022) di Stefano Corso, dedicato alla figura di Coretti e al contesto storico del suo archivio fotografico.
Conservazione istituzionale Oltre alla già citata cassetta di lastre stereoscopiche conservata presso Palazzo Braschi, stereoscopie positive su vetro di Carlo Coretti sono conservate presso collezioni pubbliche. In particolare, sue immagini risultano presenti nel catalogo dei beni fotografici dei Musei Civici del Comune di Trieste, dove Coretti è indicato come autore delle foto stereoscopiche.
Fondo stereoscopico Coretti Il fondo fotografico di Carlo Coretti comprende un corpus unitario di poco meno di 7.000 negativi stereoscopici su vetro nel formato 45 × 107 mm, realizzati tra i primi anni del Novecento e l’inizio degli anni Trenta.
Il fondo documenta un arco cronologico continuo e presenta una coerenza tecnica legata all’uso costante del formato stereoscopico. L'archivio, conservato presso una collezione privata, è oggetto di attività di studio e analisi.
Nel XXI secolo l’archivio fotografico di Coretti è stato oggetto di attenzione da parte della stampa nazionale e di presentazioni pubbliche in sedi museali e archivistiche.
Note
Bibliografia Comune di Trieste, Beni Culturali – Scheda autore: Carlo Coretti. URL: https://beniculturali.comune.trieste.it/autore/?s_id=93689 SimartWeb - Catalogo dei beni culturali del Comune di Roma - ricerca: Carlo Coretti. URL: https://simartweb.comune.roma.it/ Anita Margiotta, Maria Elisa Tittoni (a cura di), Scenari della memoria. Fotografia e costruzione del ricordo, Electa, Milano, 2002, p. 187., ISBN 978-8843598342 Claudia Colecchia, Da Trieste alla Luna in stereo3D, Trieste, Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, 2017, ISBN 978-8887377682 Stefano Corso, Chi è Cufter?, Castelvecchi, Roma, 2022, ISBN 978-8832907155
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