I praedia di Giulia Felice sono una casa di epoca romana dell'antica Pompei; il complesso occupa l'intera insula 4 della regio II degli scavi archeologici di Pompei.

Storia Le origini della casa vengono fatte risalire al II secolo a.C.: tuttavia studi stratigrafici hanno dimostrato strutture in pappamonte di non chiara identificazione che testimoniano come la zona potesse essere già abitata in un'epoca precedente.. Nel I secolo a.C. la casa fu ampliata grazie all'accorpamento dell'insula confinante: la strada che divideva le due insule venne quindi soppressa e per consentire un migliore viabilità verso l'anfiteatro fu ampliato il vicolo successivo..

A seguito del terremoto del 62 i praedia, danneggiati, furono totalmente ristrutturati: successivamente a tale evento, la proprietaria Giulia Felice, da cui la casa prende il nome, riservò ad essa una porzione di abitazione mentre il resto della struttura così come le botteghe che si affacciavano sia su via dell'Abbondanza che sul vicolo di Giulia Felice, vennero date in affitto; inoltre il quartiere termale fu aperto al pubblico per colmare l'assenza di strutture termali, danneggiate a seguito dell'evento sismico. La nuova fruizione dei praedia è testimoniata dal ritrovamento nel febbraio 1756 di un'iscrizione parietale che così recita:

Fu sepolta sotto una coltre di materiali piroclastici durante l'eruzione del Vesuvio del 79.

Nel 1755, durante dei lavori eseguiti nel podere di proprietà di Onofrio Cozzolino, un contadino rinvenne un pilastro appartenente alla casa;. Roque Joaquín de Alcubierre così scriveva a Giovanni Fogliani Sforza d'Aragona:

Si trattò quindi di uno dei primi edifici di Pompei ad essere esplorato. La prima fase di scavo si concluse tra l'8 e il 13 marzo 1757: nell'arco di questo periodo la casa fu quasi totalmente esplorata, furono rimosse le principali pitture e quindi nuovamente seppellita;. furono altresì redatte delle mappe, prima da Antonio Scognamiglio, che assistette ai primi scavi,. e poi Karl Jakob Weber, il quale aggiunse anche l'inventario degli oggetti ritrovati.. Nonostante dalla sua riscoperta fosse noto il nome della proprietaria, bisognerà aspettare il 1827 per l'attribuzione definitiva della denominazione, quando Carlo Bonucci la definì magione di Giulia Felice..

La struttura tuttavia rimase nell'oblio per quasi due secoli; tra il 1911 e il 1912 venne esplorata parte della facciata esterna lungo via dell'Abbondanza, a seguito degli scavi promossi da Vittorio Spinazzola: tra il 1933 e il 1934 Amedeo Maiuri proseguì sostanzialmente le esplorazioni iniziate da Spinazzola, per poi, riportare completamente alla luce l'edificio tra il 1951 e il 1952, iniziando prima dal giardino e poi proseguire con gli ambienti già noti dagli scavi borbonici. Altri interventi di restauri e scavi si sono avuti tra il 1998 e il 1999 e tra il 2015 e il 2016..

Descrizione I praedia sono una sorta di villa urbana che occupa l'intera insula IV della regio II: hanno un'estensione di circa metri quadrati di cui circa un terzo occupato da un giardino. La casa, oltre a botteghe con ammezzati e piani superiori accessibili direttamente dalla strada, è composta da una parte privata, cioè quella riservata alla proprietaria, e una pubblica, data in affitto, comprendete anche il complesso termale aperto alla popolazione e il giardino, il tutto in un'unica soluzione di continuità.

Atrio e giardino

Superato l'ingresso si accede all'atrio che presenta decorazioni pittoriche in quarto stile: resta in loco parte delle pitture della zoccolatura e della zona mediana della parete ovest, anche se, già al momento dei primi scavi, era assente il quadretto centrale. Ad un'altezza di 2,47 metri era il fregio dipinto: la pittura, che utilizzava per lo più colori bruni, rossi e gialli su un fondo bianco, raffigurava scena di vita del foro, probabilmente quello di Pompei, che venne staccato dalla sua collocazione originale nel 1757 dividendolo in dodici pannelli e successivamente conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli;. tra le varie scene: Carro con muli,. Donne e mendicante,. Fanciulla dinnanzi a magistrati,. Lettura di editto,. Passanti nella piazza,. Punizione di scolaro,. Quadriga,. Vendita di attrezzi da lavoro e di scarpe, Vendita di commestibili pressi un arco, Vendita di scarpe,. Vendita di tessuti,. Vendita di tessuti, pentolame e pane davanti a un colonnato. L'atrio presenta un pavimento a mosaico nero con l'inserto di alcune tessere bianche: al centro è posto un piccolo impluvium in marmo; dall'ambiente si accede a un corridoio per ambienti di servizio e al giardino.

Il giardino presenta sul lato destro un portico sostenuto da pilasti in marmo scanalato a sezione rettangolare con capitelli in ordine corinzio: lungo la pareti, affrescate nella zoccolatura in nero, nella parte mediana in rosso e in quella superiore in giallo, sono presenti delle nicchie che ospitavano delle statue sia in terracotta, come quella di un vecchio barbaro, che in marmo, come Satiri e Ercole.. Sullo stesso lato si aprono diversi ambienti come il triclinio estivo caratterizzato da una zoccolatura a fondo nero con elementi vegetali, una zona mediana in rosso con scoparti bordati in nero, al centro dei quali erano posti dei quadretti e una nicchia nella parete di fondo, e fregio in giallo. Il ninfeo, edificato dopo il terremoto del 62, presenta un rivestimento in marmo per i letti conviviali e per la zoccolatura delle pareti; nella zona mediana era un affresco raffigurante un paesaggio nilotico, quasi interamente staccato e conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli, eccetto alcuni frammenti ancora presenti in loco tra cui uno in cui si vede un pigmeo che agita arco e frecce verso altri due pigmei su una barca e un coccodrillo alla loro sinistra. Il soffitto è realizzato con un materiale poroso dipinti di giallo a ricreare l'ambiente di una grotta. Caratteristica dell'ambiente è una cascata in marmo, alimentata da due serbatoio posizionati negli ambienti retrostanti, che scende dal centro della stanza fino ai letti conviviali; ai lati della cascata due nicchie le quali ospitavano probabilmente delle statue. Nei pressi dell'ingresso del ninfeo fu ritrovata, in quarantasette frammenti, la statua Carità romana, anche chiamata Gruppo figuranti con Perona e Micone. Sempre sul lato destro del portico un'altra stanza ha una zoccolatura in giallo, parte mediana in rosso e una nicchia sulla parete di fondo. Sul lato sinistro del giardino prosegue il porticato in cui si alternano nicchie semicircolari e rettangolari con un rivestimento a finta grotta.

Al centro del giardino è un canale, il cosiddetto euripo, il quale si presenta con bordo rivestito in marmo, tre ponti che lo attraversano e intervallato da delle alcove utilizzate dai pesci per la deposizione delle uova; tra i vari reperti ritrovati una statua di Pittaco di Mitilene,. una di Pan, una fontana a forma di conchiglia con granchi. e un Satiro che suona il flauto. Sul lato meridionale del giardino, il 13 giugno 1755 fu rinvenuto un sacello dedicato ad Iside: l'interno ambiente venne completamente rimosso per essere conservato alla reggia di Portici e successivamente trasferito al Museo archeologico di Napoli: eccetto la decorazione basale caratterizzata da serpenti, il resto dell'opera è andata completamente perduta già dopo il 1885, tant'è che è stata sostituita da una copia realizzata da Francesco Piranesi.. L'ambiente si presentava con soffitto voltato: sulle pareti il ciclo di affreschi nei quale era raffigurato Iside, Anubi, Serapide, la Fortuna e il Genio, mentre nello zoccolo dei serpenti e cespugli. Sulla mensa fu ritrovata una statua in argento di Arpocrate, mentre sul pavimento un tripode in bronzo con satiri itifallici: tale braciere era acceso durante le cerimonie religiose come testimoniato da due sfiatatoi in terracotta che erano presenti nella volta.

La casa era dotata anche di un hortus di circa metri quadrati;. questo era formato da quattro rettangoli delimitati da una bassa recinzione in legno. Al momento dello scavo fu possibile ottenere alcuni calchi delle radici degli alberi:. successivamente furono piantumate le stesse piante presenti al momento dell'eruzione come melograni, mele cotogne, ciliegi, peri e, ai bordi delle quattro aiuole, cipressi e oleandri.. Durante gli scavi furono inoltre rivenute due lanterne in bronzo e diversi scheletri, tra cui quello di una donna che portava con sé alcuni gioielli come un anello d'oro su cui era incisa un'aquila, un anello con l'incisione di Mercurio, una collana e quattro orecchini in oro.. A seguito di studi stratigrafici sono stati rintracciati tre impianti di canalizzazione provenienti da diverse parti della casa che scorrendo nell'orto confluivano parte in una cisterna parte all'esterno dell'abitazione.

Quartiere abitativo

L'accesso alla parte abitativa della casa avviene direttamente dal giardino oppure da un ingresso secondario posto nel vicolo di Giulia Felice: in prossimità di quest'ultimo, la facciata era decorata con un affresco che riproduceva dei rettangoli delimitati da strisce di colore rosso e un fondo bianco;. fu inoltre rinvenuta anche un'iscrizione che receva la scritta:

Un ulteriore ingresso sempre dalla stessa strada e con accesso diretto all'atrio venne murato: la porta in legno fu tuttavia lasciata nella sua collocazione originaria e al momento dello scavo fu possibile eseguirne il calco. L'atrio è di tipo tuscanico con impluvium centrale in marmo e resti di decorazioni pittoriche alle pareti: nel fregio si scorgono pitture di nature morte come un cesto con melograni. Intorno all'atrio si aprono diversi ambienti: il biclino ha decorazione pittorica con zoccolatura rossa, scomparti mediani in azzurro separati tra loro da disegni di elementi architettonici e animali fantastici e al centro dei quadretti come ad esempio Attributi dionisiaci,. staccati e conservati al Museo archeologico nazionale di Napoli. In un cubicolo, il 20 luglio 1755 furono ritrovate una serie di affreschi raffiguranti Apollo e le muse Calliope, Clio, Erato, Melpomene, Polimnia, Talia, Tersicore e Urania: staccati dalla loro collocazione originaria, nel 1802 furono regalati da Ferdinando IV a Napoleone Bonaparte ed esposte al Museo del Louvre; dallo stesso ambiente proveniva anche l'affresco di Zeus Ammone che nel 1856 Ferdinando II delle Due Sicilie donò a Teresa Cristina, imperatrice del Brasile: tale affresco andrà distrutto nel 2018 durante un incendio che ha interessato il Museo nazionale del Brasile di Rio de Janeiro, dov'era custodito..

Anche nel tablino furono ritrovate decorazioni pittoriche; la parete sud, custodita al Museo archeologico nazionale di Napoli con la denominazione di Parete con nature morte,. fu una delle prime a essere completamente staccata nella sua interezza per volere di Karl Jacob Weber, il quale scriveva:

Il ciclo di affreschi venne probabilmente realizzato dai cosiddetti Pittori di via di Castricio, attivi negli ultimi di anni di vita di Pompei.. Caratteristico è il fregio che correva lungo tutto l'ambiente dove erano raffigurate delle nature morte, tra cui un frammento della parete nord, fu anch'esso staccato e conservato a Napoli.. La casa disponeva anche di una latrina e una cucina.

Quartiere termale