Martirio di san Sebastiano è un dipinto a olio su tela (122 x 102 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1619 e conservato presso la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino.

Storia Le vicende attributive di questo dipinto sono complesse, dato che non è citato dalle fonti contemporanee all'autore. In assenza di notizie certe sulla commissione e sulla storia collezionistica del dipinto, un indizio suggestivo proviene dalla stampa di Bartolomeo Pinelli dedicata a Ludovico Altieri, cameriere segreto di papa Leone XII: la dedica ha fatto supporre che l’opera potesse trovarsi a Roma agli inizi dell’Ottocento.

L'opera appartenne alla collezione privata dello scrittore Paolo Volponi, dove venne esaminata nel 1969 da Denis Mahon, Cesare Gnudi e Andrea Emiliani. Mahon la giudicò (comunicazione orale) un autografo giovanile del Guercino, databile al 1619. Tuttavia né Luigi Salerno né David M. Stone inclusero il dipinto nei rispettivi cataloghi. Lo stesso Mahon non lo presentò nella grande mostra dedicata al Guercino del 1991, tenutasi a Bologna e Cento dal 6 settembre al 10 novembre.

Nel Museo delle belle arti di Digione si conserva un dipinto di dimensioni simili, attribuito al Guercino (inv. CA4), che Mahon considerò invece una copia tratta da un originale di Bartolomeo Schedoni, databile al 1606-1607, mentre Daniele Benati e Stone la considerano copia del dipinto di Urbino. Emilio Negro e Nicosetta Roio attribuirono la tela di Urbino allo Schedoni.

Alla morte di Volponi, nel 1994, le eredi donarono il resto della sua raccolta al museo di Urbino. Infatti una precedente donazione era stata effettuata dallo scrittore nel 1989, per commemorare la tragica morte del figlio in un incidente aereo il 3 settembre di quell'anno. In tale occasione Claudio Strinati e Piero Dal Poggetto pubblicarono il volume Le due donazioni Volponi e ricondussero la paternità dell'opera al Guercino.

Al contrario, Nicholas Turner, nel 2017, non si dimostrò convinto della paternità dell'opera, nonostante i pareri positivi reiterati da Stone nel 2014 e 2019.

Descrizione e stile Il dipinto raffigura San Sebastiano in un momento di intensa tensione fisica ed emotiva. Il martire è legato con una fune a un tronco d’albero, verso il quale inclina il busto in un gesto che unisce abbandono e resistenza. La figura, colpita da una freccia al fianco, è resa con una solida costruzione anatomica: il corpo nudo, ruotato in torsione, mostra l'addome contratto, il torace in piena espansione e il braccio sinistro sollevato, mentre un candido drappo avvolge i fianchi e ricade sul fianco destro.

La posa è studiata per portare il santo quasi fuori dalla cornice: le ginocchia e i piedi, protesi verso lo spettatore, toccano idealmente il margine anteriore dello spazio pittorico. La scena è ambientata in un paesaggio crepuscolare, con un sentiero che si perde in lontananza e un cielo percorso da nubi scure che accentuano il pathos drammatico. Le masse della figura e del tronco occupano la gran parte della superficie, mentre il paesaggio, arretrato e poco illuminato, funge da quinta narrativa.

La resa statuaria del corpo di San Sebastiano rivela la pratica del disegno dal vero che Guercino coltivò fin dagli anni giovanili e che trovò un contesto privilegiato nell’Accademia del nudo fondata a Cento nel 1616. Pur non essendo riconducibile a uno studio preparatorio noto, l’opera mostra un’attenzione anatomica vigile e sperimentale, paragonabile a quella presente in dipinti come il San Sebastiano curato dagli angeli, la Visione di san Girolamo o l’Elia nutrito dai corvi, con i quali condivide un simile impianto compositivo.

La forza espressiva della scena nasce da una complessa architettura di forme condotte in primo piano, in un rapporto quasi teatrale con lo spettatore. Il paesaggio, con gli alberi mossi dal vento e la luce livida del cielo, richiama la tradizione ferrarese: le atmosfere boschive di Dosso Dossi e gli scorci lirici dello Scarsellino forniscono un repertorio visivo riconoscibile nella sensibilità del giovane Guercino.

Particolarmente audace è la posa delle gambe e dei piedi, trattati con un naturalismo incisivo che trova riscontro negli esercizi grafici dell’artista. Lo dimostrano i disegni incisi da Oliviero Gatti nel libretto I principi del disegno, istruzione dei principianti (1619), opera fondamentale per comprendere l’attenzione del pittore allo studio delle membra e della loro torsione.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti nella Galleria nazionale delle Marche Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su san Sebastiano