Biografia Figlio di un dirigente della SIT-Siemens di Milano, studiò sociologia a Trento, nell'ambito della Gioventù Studentesca che pose le basi per la nascita di Comunione e Liberazione. Gli anni dell'università lo portarono ad avvicinarsi agli ambienti della sinistra extraparlamentare di stampo cristiano, prima di entrare nelle Brigate Rosse.
Attività nelle Brigate Rosse La Brigate Rosse (BR) nacquero nel 1970 da un insieme di militanti della sinistra extraparlamentare, fra cui, oltre ai fondatori noti quali Alberto Franceschini, Margherita Cagol e Renato Curcio, compariva anche Giorgio Semeria. Semeria fu un membro centrale del primo comitato fondativo chiamato "nucleo storico" delle BR, nel tempo divenne, dopo la cattura di Renato Curcio, direttore logistico della colonna milanese (nucleo milanese) e capo della "frazione politica" del gruppo. Nelle cronache dell'epoca emerge anche la sua visione tattica: secondo Semeria, le BR avrebbero dovuto inserirsi non solo nei gruppi estremisti (come i NAP), ma anche infiltrarsi in settori più moderati della sinistra extraparlamentare.
In un'intervista rilasciata a Giorgio Bocca negli anni '70 (poi parte del libro-intervista Noi terroristi del 1978 dello stesso Bocca) Semeria spiegò il suo malessere verso la situazione sociale del tempo, affermando: "avevo nausea dello stato delle cose, terrore di doverlo accettare, di essere condannato a vivere in quella gabbia".
Arresto, carcere e dissociazione dalle BR Il 22 marzo 1976 i carabinieri arrestarono Giorgio Semeria nella stazione centrale di Milano dopo uno scontro a fuoco, nel quale rimase gravemente ferito al torace. La sua detenzione durò diciassette anni: partecipò alla rivolta dei detenuti politici a L'Asinara nel 1979, nel 1981 prese parte all'assassinio del membro di Prima Linea Giorgio Soldati. Non rivelò mai collaborazioni con la giustizia, ma continuò a rivendicare le sue scelte fino agli anni '80.
Negli anni '80, Semeria cominciò progressivamente a prendere le distanze dall'ideologia brigatista. Da detenuto si dissociò ufficialmente dall'organizzazione terroristica, insieme all'ex compagno di lotta Alberto Franceschini. Ciò gli fece ottenere nel gennaio 1993 il riconoscimento del cumulo delle pene previsto dalla legge per i militanti che rinunciano alla lotta armata, uscendo dal carcere.
Vita dopo il carcere e morte Una volta libero, Semeria si dedicò ad attività sociali e lavorative lontano dall'ambiente militante. A Bologna collaborò a progetti di assistenza comunale: prestò servizio come volontario nel programma «Progetto donna» del Comune e come operatore volontario nel carcere di San Vittore. In seguito tornò nella sua regione d'origine: si stabilì in provincia di Varese dove lavorò come rappresentante commerciale nel settore della climatizzazione. I vicini di casa ricordavano un uomo "riservato ma cortese" che da tempo lottava contro una grave malattia. Semeria partecipò talvolta a iniziative culturali locali, ma in forma anonima: pochi in città sapevano della sua storia nelle BR.
Giorgio Semeria morì il 10 marzo 2013 all'ospedale di Varese, a 62 anni, dopo una lunga lotta con un tumore.
Note
Categoria:Terroristi delle Brigate Rosse