Il convento di Sant'Agostino è un edificio storico di Torino costruito nella prima metà del Settecento, in via delle Orfane 18/20 nell'isola di Santa Genoveffa.

È vincolato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Torinohttps://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0100442726. Durante la ristrutturazione avvenuta nei primi anni del Duemila, sono emersi numerosi ritrovamenti archeologici databili al II Secolo d.c., aperti al pubblico su appuntamento.

Storia

L'isolato che comprende l'edificio appartiene al primo nucleo storico della città. L’area, infatti, già nell’VIII secolo fu un piccolo cimitero, come testimoniato dal rinvenimento di un nucleo di tredici tombe, e alla fine del X secolo fu lì edificata una prima chiesahttps://civico20-news.it/cultura-e-spettacolo/a-torino-lenigma-della-domus-romana-in-via-delle-orfane/02/07/2024/.

L’originaria configurazione dell’isolato che oggi comprende l’antico Convento tra via delle Orfane e via s. Chiara risale alla seconda metà del secolo XVI quando, introdotto a Torino l’Ordine degli agostiniani scalzi, venne loro concessa nel 1643 la allora Chiesa dei SS. Giacomo e Filippo situata ad un isolato di distanza. I Padri vollero ricostruirla, dedicandola al loro patrono e dotandola di un chiostro annesso alla stessa e a servizio del Convento, le cui maniche principali su via s. Chiara e via delle Orfane furono però costruite a partire dalla prima metà del Settecentohttps://www.museotorino.it/view/s/b78e3152db764b8ca5f6916477fbbc1dhttps://quadra-to.it/storia/.

Con la soppressione dell’Ordine, stabilita nel 1800 dal governo su ordine di Napoleone Bonaparte, lo stabile rimase disabitato fino al 1808 allorché le Terziarie Domenicane, il cui ordine era appena stato riconosciuto come Suore dell’Ordine delle Sappelline (dal nome del padre Bernardo Sappelli, Domenicano, che lo fondò con i sussidi di Giuseppe Tartra, professore di chirurgia teorico-pratica all'Università di Torino), stabilirono nell’ex convento la loro sede a supporto di povere fanciulle, attribuendogli il nome di Conservatorio del SS. Rosariohttps://it.wikisource.org/wiki/Storia_di_Torino_(vol_2)/Libro_III/Capo_II.

Negli anni Sessanta del secolo scorso il Comune di Torino riprende possesso dell’immobile, che prima lo concede alla sezione civile del tribunalehttps://www.archeomedia.net/torino-ritrovata-una-casa-di-epoca-romana/, poi apporta consistenti modifiche interne per trasformarlo in sede dell'Assessorato alla Gioventùhttps://comunicatistampa.comune.torino.it/archivio/2012/article_37.shtml. Viene quindi messo in vendita nel 2009 al prezzo di 6,5 milioni di eurohttps://risorse.comune.torino.it/delibere//2009/2009_09679.html e acquistato nel 2010 dalla società di costruzioni Buildinghttps://www.ipi-spa.com/news/ipi-e-yard-cedono-due-immobili-prestigiosi-alla-building-spa-torino che lo trasforma in residence e centro di sport medicine e riabilitazione ortopedicahttps://building.it/quadrato-nel-cuore-di-torino-una-antica-domus-romana-diventa-casa-contemporanea-residence-e-area-archeologica/.

Nel corso dei lavori di restauro sono emersi ritrovamenti archeologici relativi ad un vasto complesso di epoca romana imperiale risalente circa tra il I e il III secolo, verosimilmente utilizzato come locali commerciali o pubblici, arricchito da un pavimento con decorazione a mosaico di circa 1,2m per lato, rappresentante la figura mitologica del cacciatore Atteone sbranato dai suoi cani. Nel cortile tra via delle Orfane e via San Domenico è dunque nata una grande area archeologica della Torino romana di un’ottantina di metri quadri, comprendente parti di quattro stanze, visitabile e aperta al pubblicohttps://www.torinotoday.it/cronaca/quadrato-building-via-orfane.html.

Nel 2018 un’opera d’arte contemporanea dell’artista Richi Ferrero è stata posizionata sul muro in via delle Orfane antistante Piazzetta Visitazione. Rappresenta un toro dalle corna d’oro, simbolo indiscusso della città, nell’atto di irrompere nel presente, attraversando il passato (i mattoni) per affacciarsi sul futuro. Un frame congelato, che richiama la trasformazione incessante di Torinohttps://www.guidatorino.com/toro-che-esce-dal-muro-torino/https://www.samuelesilva.net/blog/2023/02/27/toro-di-richi-ferrero/.

Descrizione

L'immobile ha una superficie commerciale totale di 4.522 mq, e si sviluppa a 5 piani fuori terra oltre ad un piano sottotetto ed un piano interrato con un ampio cortile interno adibito a parcheggio vetture (circa 30 posti auto).

Note

Bibliografia Tamburini, Luciano, Le chiese di Torino: dal Rinascimento al Barocco, Le Bouquiniste, Torino 1968, pp. 24 – 28

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