Il Reggimento "Lancieri di Vittorio Emanuele II" (10º) fu un reggimento di lancieri dell'Arma di cavalleria, prima della Regia Armata Sarda e poi del Regio Esercito. Il reggimento fu creato nel 1859 e partecipò alla seconda ed alla terza guerra d'indipendenza italiana, per poi partecipare alla prima guerra mondiale ed alla seconda guerra mondiale, venendo sciolto nel settembre del 1943 in seguito all'armistizio di Cassibile.
Storia
Formazione e Risorgimento
Seconda guerra d'indipendenza
Il reggimento trae origine dall'antico Reggimento Vittorio Emanuele Cavalleria nato durante la seconda guerra d'indipendenza italiana, con ordinanza ministeriale del 12 giugno 1859, con la quale Massimo Taparelli D'Azeglio fu incaricato di costituire a Torino una brigata composta da fanteria, cavalleria ed artiglieria, composta esclusivamente da volontari. Il reggimento era composto da volontari provenienti dal Veneto (ancora parte dell'Impero Austriaco) e dalla Romagna (ancora parte dello Stato Pontificio) ed era armato con lance, sciabole e pistole. Il reggimento non combatté nel conflitto poiché fu inviato ad occupare Bologna, nella Legazione delle Romagne. Il 25 marzo 1860, il reggimento fu incorporato nella Regia Armata Sarda ed il 6 giugno il Ministero della Guerra sardo ordinò che i reggimenti di cavalleria dell'esercito si unissero alla nuova specialità dei Lancieri; di conseguenza il reggimento venne rinominato Reggimento "Lancieri Vittorio Emanuele".
Campagna piemontese in Italia centrale
Nel settembre 1860 partecipò alla campagna piemontese in Italia centrale, durante la quale combatté l'11 settembre nell'occupazione di Pesaro, il 18 settembre nella battaglia di Castelfidardo e dal 24 al 29 settembre nell'assedio di Ancona. Il 16 febbraio 1864, cedette il suo 6° squadrone per contribuire a formare il Reggimento "Lancieri di Foggia".
Terza guerra d'indipendenza italiana
Durante la terza guerra d'indipendenza il reggimento formò, insieme al Reggimento "Lancieri di Firenze" e al Reggimento "Cavalleggeri di Monferrato", la II Brigata di Cavalleria del IV Corpo d'Armata del Po. Durante la guerra, il 5° squadrone del reggimento fu la prima unità italiana ad entrare a Padova, dove fu informato che un treno di rifornimento austriaco era rimasto alla stazione di Vicenza, dunque il comandante dello squadrone requisì uno dei treni della stazione di Padova e con dieci dei suoi uomini e circa 30 volontari padovani andò a Vicenza, dove il treno di rifornimento e un magazzino militare austriaco furono catturati.
Il 10 settembre 1871, il reggimento fu rinominato 10° Reggimento di Cavalleria (Vittorio Emanuele) ed il 5 novembre 1876, Reggimento di Cavalleria "Vittorio Emanuele" (10°). Nel 1887, il reggimento fornì personale e cavalli per la formazione dello Squadrone Cacciatori a Cavallo, che combatté nella Guerra d'Eritrea del 1887-1889. Tra il 1895 ed il 1896, il reggimento fornì un ufficiale e 68 uomini per le unità schierate in Eritrea italiana per la Guerra di Abissinia. Il 16 dicembre 1897 fu rinominato Reggimento "Lancieri Vittorio Emanuele" (10°). Il 1° ottobre 1909 cedette il suo 3° squadrone per contribuire a formare il Reggimento "Lancieri di Vercelli" (26º) e tra il 1911 ed il 1912 fornì 174 uomini alle unità schierate per la guerra italo-turca.
Prima guerra mondiale
Inizio del conflitto Allo scoppio della prima guerra mondiale il reggimento era composto da un comando, un deposito e due gruppi di cavalleria, con il I Gruppo composto da tre squadroni e il II Gruppo composto da due squadroni e una sezione mitragliatrice. Insieme al Reggimento "Lancieri di Milano" (7°) formò la III Brigata di Cavalleria, che fu assegnata alla 2ª Divisione di Cavalleria "Veneto", che dopo la dichiarazione di guerra occupò Cervignano del Friuli e Grado. Dopo l'offensiva di Asiago, la divisione fu rapidamente inviata a guardia della 5ª Armata intorno a Vicenza.
Battaglia di Caporetto
Dopo che le truppe tedesche e austro-ungariche sfondarono a Caporetto, tutti i reggimenti di cavalleria furono inviati per coprire la ritirata della 2ª Armata e della 3ª Armata dal fronte dell'Isonzo. La III Brigata di Cavalleria fu assegnata a coprire la ritirata della 2ª Armata ed il reggimento combatté ad Adegliacco sul fiume Torre, Torreano, San Vito di Fagagna e a San Daniele del Friuli. Il reggimento si ritirò poi sulla nuova linea italiana lungo il Piave.
Battaglia del Solstizio e di Vittorio Veneto
Il 15 giugno 1918, dopo l'inizio della seconda battaglia del Piave le truppe del reggimento combatterono a Rovarè e San Pietro Novello. Il 19 giugno, metà del 1° squadrone del reggimento fu circondata dalle truppe austro-ungariche nei pressi di Monastier di Treviso, ma tuttavia riuscì a liberarsi. Lo stesso giorno, il 2° squadrone e lo squadrone mitraglieri coprirono la ritirata della fanteria dalle trincee di Monastier di Treviso verso San Pietro Novello, mentre il 3°, 4° e 5° squadrone respinsero le truppe austro-ungariche a San Pietro Novello. Il 23 e 24 giugno il reggimento combatté nel contrattacco italiano per liberare la testa di ponte nemica sul Piave Vecchia. Durante la battaglia di Vittorio Veneto, il 30 ottobre, come tutti i reggimenti di cavalleria, ricevette l'ordine di inseguire le armate austro-ungariche in ritirata. Il 4 novembre 1918 giunse a Gonars, dove fu informato dell'armistizio di Villa Giusti. Per la sua condotta a Monastier di Treviso, sulla Piave Vecchia e per l'inseguimento del nemico in fuga dopo la battaglia di Vittorio Veneto, il reggimento fu insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare, che fu apposta sullo stendardo.
Periodo interbellico Il 2 febbraio 1920, in seguito alla riduzione dell'Arma, Vittorio Emanuele III incorporò nel reggimento il Reggimento "Cavalleggeri di Aquila" (27°), disciolto con Regio decreto il 20 aprile. Il reggimento assunse poi la denominazione di Reggimento Cavalleggeri di Vittorio Emanuele II, ed incorporò due squadroni del Reggimento "Lancieri di Montebello" (8º) ed il 20 maggio elementi del Reggimento "Cavalleggeri di Catania" (22º), entrambi disciolti. Il 3 gennaio 1934 assunse la denominazione di «Lancieri di Vittorio Emanuele II».
Seconda guerra mondiale
Campagna del Nordafrica
Allo scoppio della seconda guerra mondiale il reggimento venne inquadrato nella 2ª Divisione celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro" ed il 2 giugno il X gruppo mitraglieri venne inviato in Africa settentrionale, dapprima a Sidi-Azeis, poi avanzò dalla zona di Bardia oltre Sollum e penetrò in Egitto, raggiungendo la zona di Sidi Barrani, finché l'8 dicembre dopo l'offensiva inglese fu costretto a ripiegare.
Invasione della Jugoslavia
All'inizio dell'invasione della Jugoslavia nell'aprile del 1941 il reggimento varcò il confine a Kastua. Dopo la resa Jugoslava iniziò l'occupazione, durante la quale il reggimento venne inviato, presso Velika Kladusa, in Bosnia, dove gli Ustascia di Ante Pavelic avevano trucidato molti Serbi. Durante l'occupazione le truppe italiane e gli Ustascia furono impegnati nelle imboscate nei boschi da parte dei ribelli, che ostacolavano ricognizioni, rifornimenti e movimenti.
Riforma Nel 1942 si decise di trasformare i reggimenti di cavalleria in reggimenti corazzati, così il 12 novembre, il reggimento rientrò a Bologna. I cavalli andarono a rafforzare i reggimenti sul fronte greco albanese. Il reggimento venne dotato di carri M15/42, ultimo modello italiano, ma tecnicamente già superati dai carri tedeschi e Alleati. Il reggimento unito al Reggimento "Lancieri di Montebello" (8º) ed al Reggimento "Cavalleggeri di Lucca" (16º) (anch'essi riformati) costituì la 135ª Divisione cavalleria corazzata "Ariete", nel luglio 1943.
Armistizio
Nel 1943 la divisione venne imbarcata per la Sicilia, dove erano sbarcati gli Alleati, ma dopo la caduta del fascismo e di Mussolini, i primi scaglioni della divisione, giunti a Roma furono fermati intorno alla capitale. Il reggimento fissò il comando ad Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano, con i gruppi dislocati a Monterosi, Manziana e ad Olgiata. Dopo l'armistizio la divisione fu spostata a Tivoli, con i cannoni rivolti verso Roma, per proteggere la colonna che trasportava verso gli Abruzzi i Reali ed il Governo. Il 9 settembre il reggimento si scontrò contro i tedeschi a Monterosi, infliggendo dure perdite ai nemici. A Manziana le truppe italiane vennero aggirate sulla loro sinistra e dovettero ripiegare. Il reggimento venne spostato a Tivoli, dove rimase durante le trattative per la costituzione di «Roma città aperta». Il 14 settembre 1943, gli ufficiali sciolsero il reggimento. Un Gruppo appiedato del reggimento partecipò alla guerra di liberazione nella zona del Garigliano.
Ordine di battaglia 1940-1943
Comando Squadrone Comando 2 Squadroni Lancieri di Vittorio Emanuele II 2 Squadroni Lancieri di Montebello X Gr. cost. Lancieri di Vittorio Emanuele II XI Gr. cost. Lancieri di Vittorio Emanuele II XVIII Gr. app. Lancieri di Vittorio Emanuele II XXVI Gr. app. Lancieri di Vittorio Emanuele II Comando 1° Rgpt. app. Lancieri di Vittorio Emanuele II I Gruppo Carri M II Gruppo Carri M III Gruppo Carri M Squadra c/a da 20 mm Squadra riparazioni e recuperi 66a officina mobile pesante II Battaglione Movimento Stradale Lancieri di Vittorio Emanuele II VII Battaglione Movimento Stradale Lancieri di Vittorio Emanuele II
Comandanti 1920-1943
Colonnello Carlo Orero (1920-1926) Colonnello Guido Vanzetti (1926-1930) Colonnello Barone Edoardo Gautier (1930-??) Colonnello Giuseppe Paglieri (1935-??) Colonnello Arturo Kellner Ongaro Colonnello Goffredo Ricci Colonnello Weiss Poccetti Colonnello Dardano Fenulli (1942) Colonnello Guido Raby (1943)
Onorificenze
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Reggimenti di cavalleria del Regio Esercito Categoria:Reggimenti di cavalleria dell'Esercito Sabaudo