Visione di san Filippo Neri, nota anche come San Filippo Neri in estasi o semplicemente San Filippo Neri, è un dipinto a olio su tela (408 x 235 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1646-1647 e nel 1662, e conservato nella chiesa di Chiesa di Santa Maria in Galliera a Bologna. Storia La prima menzione documentaria dell’opera compare nel Libro dei conti del Guercino (1629–1666), redatto dal fratello Paolo Antonio Barbieri, che registra i pagamenti ricevuti e le spese sostenute dal pittore e dalla sua bottega; dopo la morte di Paolo Antonio nel 1649, il registro fu proseguito dagli altri familiari fino al 1666.

"Il 26 gennaro 1646 Dal M.t R.Pre Guerra per li Padri di Galiera qui a Bologna, si è riceuto dopie di Spagna no. 30 per caparra del Quadro del Pre Padre San Filippo Neri p[er] la Chiesa loro, fanno la soma di Scudi 112½". "Il dì 14 gennaro 1647 Dal M.t R.Pre Guerra per li Padri di Galiera qui a Bologna, si è riceuto dopie di Italia no. 30 che sono a buon conto del Quadro di Galiera, quali dopie a L. 14.16 l'una fano la soma di L. 444 che sono scudi 111" "Il dì 14 novembre 1647 Dal M.t R.Pre Guerra per il Pre Alessandro della Madona di Galiera si è riceuto Doble 40 per intiero pagame.to del Quadro di San Filippo Neri fatto loro Chiesa, fano L 592, che sono Scudi 148." "Ali. 2 di Settembre 1662 Dal Molt do R. Pre: Ettore Ghislieri si è riceuto doble d'Italia no. 30 che fano L 450 per agiuntamento nel quadro di San Filippo Neri la Madona, con il Putino, nella parte di Sopra et altri ritochamenti, fatti nel medesimo quadro questi denari fano Ducatoni no90 che fano Scudi da L 4 no112 L 2 Dico no 112 L 2."

Questi pagamenti trovano riscontro nelle pagine della Felsina Pittrice di Carlo Cesare Malvasia: «sopra all'anno 1647/48 Per li Padri dell'Oratorio di S.M. di Galliera, un quadro d'altare con San Filippo in estasi sostenuto da duoi Angioli, & alla tavola aggiunse da un lato sopra dell'anno 1662 la B.V. col Bambino.»

L'opera è citata di nuovo da Malvasia nel 1686 e da Paolo Masini. Nel 1930 nella guida di Bologna di Corrado Ricci, Guido Zucchini insinua un sottile dubbio riguardo all'autografia: «che si vuole del Guercino.»

Descrizione e stile

Il dipinto raffigura Filippo Neri in estasi, inginocchiato su un inginocchiatoio ricoperto da un panno e colto nell’atto di sollevare le braccia verso l’apparizione celeste. Nella stesura originaria del 1647, il gesto ascensionale del santo era rivolto allo Spirito Santo, raffigurato sotto forma di colomba in una posizione laterale della composizione. In occasione dell’aggiunta successiva della Madonna col Bambino, inserita sulla sinistra entro un’apertura luminosa del cielo, Guercino riorganizzò l’assetto dell’opera spostando la colomba al centro della scena e ridefinendo conseguentemente l’intero sistema di illuminazione. La colomba irradia ora una luce calda e diffusa che struttura la visione, attorno alla quale si dispongono gruppi di cherubini immersi nelle nubi. La Vergine, raffigurata seduta e avvolta in ampie vesti mentre sostiene il Figlio, assume così un ruolo di mediazione nella visione mistica del santo, senza alterare l’originaria tensione ascensionale della figura principale. Ai lati di san Filippo Neri, due angeli in volo accompagnano e sostengono la scena, rafforzandone il carattere visionario e devozionale.

La fortuna espositiva del dipinto risulta piuttosto limitata ed esso è documentato nella sola mostra del 1991. Le dimensioni della tela, che ne rendono complesso lo spostamento, possono averne scoraggiato la circolazione espositiva. Indagini scientifiche hanno confermato che il dipinto fu eseguito in due fasi distinte, come riportato dalle fonti antiche. La figura della Madonna col Bambino risulta infatti aggiunta nel 1662, circa quindici anni dopo la prima esecuzione. Denis Mahon ha ipotizzato che tale integrazione sia stata voluta dal conte Ettore Ghislieri, noto amante dell'arte e amico personale del Guercino. L’inserimento del gruppo mariano comportò una riorganizzazione della composizione, con lo spostamento della colomba al centro del dipinto e una conseguente modifica del sistema di illuminazione. La Madonna appare trattata con una materia pittorica meno robusta rispetto agli angeli circostanti, dato che può tuttavia essere spiegato anche dalla sua collocazione più arretrata nello spazio.

David M. Stone ha invece avanzato l’ipotesi che l’esecuzione in due tempi sia stata determinata da difficoltà di liquidità: nel 1647 i frati avevano già corrisposto al pittore 370 ducatoni, una somma superiore alla media delle sue tariffe, considerando che per una pala a figure intere Guercino richiedeva abitualmente circa 100 ducatoni.

Versioni Dall'opera sono state tratte delle stampe.https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=292724https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=292723https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=342054

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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