San Francesco e san Luigi in adorazione di un'immagine sacra è un dipinto olio su tela (252 x 152 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1618 e conservata nella chiesa di San Francesco di Brisighella

Storia L'opera, che non compare nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, è stata scoperta da Silla Zamboni nel 1974.

Fu commissionata da Francesco Naldi per commemorare il padre Ludovico, morto nel 1595. Entrambi furono condottieri, appartenenti a una famiglia che annoverò più uomini d'arme. San Luigi fu incluso nella rappresentazione poiché i Naldi combatterono per il re di Francia; san Francesco, perché era il nome del committente. Il dipinto è stato catalogato da Luigi Salerno e da David Stone.

Descrizione San Francesco e san Luigi, riconoscibile dalla corona regale che ricorda la sua condizione di re di Francia (Luigi IX), sono inginocchiati davanti all’immagine sacra della Madonna col Bambino. San Francesco alza le braccia e volge il volto verso il riguardante, invitandolo a unirsi all’atto di adorazione. La sua postura e la sua gestualità richiamano il san Domenico della pala Bargellini di Ludovico Carracci, mentre san Luigi, con lo scettro nella mano sinistra e la destra posata sul petto, è colto in un atteggiamento di contemplazione mistica. Le figure dei due santi inginocchiati sono leggermente inarcate all’indietro, accentuando il movimento delle posture e la tensione dell’atteggiamento devozionale. Nello spazio compreso tra i due santi compare un rudere, o frammento murario, che prosegue sulla sinistra accanto alla figura di san Francesco; sullo sfondo si intravede un brano paesistico, nel quale spicca una torre. In alto, due angioletti sorreggono un cerchio di stelle che incorona l’immagine sacra della Madonna col Bambino.

Stile L’opera si colloca immediatamente dopo la trasferta bolognese del Guercino, dunque intorno al 1617. Dal punto di vista stilistico, la morbidezza della stesura richiama modi di ascendenza veneta, appresi sia indirettamente attraverso pittori come Carlo Bononi e Dosso Dossi, sia in maniera diretta: l’artista si recò infatti a Venezia, dove Jacopo Palma il Giovane lo condusse a visitare le opere di Tiziano e degli altri maestri veneti. A questa data il naturalismo del Guercino è ancora pienamente settentrionale e padano, ricco di un luminismo istintivo ricercato sulle fonti ferraresi; un naturalismo non drammatico, come quello caravaggesco, ma piuttosto narrativo e descrittivo.

Il compito affidato al Guercino dal committente era piuttosto arduo: si trattava di costruire una tela attorno a un’immagine sacra preesistente, oggetto di devozione popolare. L’immagine secentesca, nota come Madonna dell’Occhio, è oggi perduta e sostituita da un’opera settecentesca. La commissione era prestigiosa per il Guercino e i numerosi studi preparatori che il pittore dedicò alla preparazione dell’esecuzione testimoniano quanto avesse preso a cuore l’incarico.

Note

Bibliografia

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