La storia di San Ginese di Compito affonda le proprie radici nell'epoca etrusco-romana, e ancor prima nella media età del Bronzo, per svilupparsi con continuità fino al 1824, quando la comunità di San Ginese confluì nel comune di Capannori. I reperti di tali epoche sono stati scoperti a seguito delle iniziative archeologiche concretizzatesi nel secolo XX nella pianura, una volta occupata dal Lago di Sesto.

Preistoria

Insediamenti dell'Età del Bronzo Nell'area archeologica del Palazzaccio, situata sul dosso destro dell'Auser, ovvero dell'attuale Rogio, che ripercorre sostanzialmente il tragitto dell'Auser, sono stati rinvenuti resti di un abitato dell'epoca del Bronzo Medio (1600-1350 a.C.), consistenti in un focolare e frammenti ceramici.Giulio Ciampoltrini, Domenico Barreca e Redazione della Cooperativa Archeologia, Insediamenti dell'Età del Bronzo fra le Cerbaie e l'Auser. Ricerche al Palazzaccio di Capannori e ai Cavi di Orentano, in Giulio Ciampoltrini (a cura di), I segni dell'Auser, giugno 2008.

Epoca etrusco-romana

Villaggi etruschi al Palazzaccio È stata provata nell'area l'esistenza di un insediamento etrusco del VI e V secolo a.C., appena a sud del PalazzaccioL'area del Palazzaccio è sita sulla sponda destra del canale Rogio, qualche centinaio di metri a est del borgo del Picchio, quindi nell'area adiacente a Villora e sul dosso destro del corso dell'Auser, che correva sostanzialmente nel letto dell'attuale Rogio.Giulio Ciampoltrini, Marcello Cosci e Consuelo Spataro, Gli Etruschi della Piana di Lucca. Forme dell'insediamento fra VIII e V secolo a.C., in Gli Etruschi della Piana di Lucca. La via del Frizzone e il sistema di insediamenti tra VIII e V secolo a.C., Lucca 2007, pp. 19-118., in Academia.edu, Abitati e necropoli d’età arcaica lungo l’Auser - La rete di insediamenti e necropoli fra Fossa Nera e Casa del Lupo, pp. 23–29.

(PDF) Giulio Ciampoltrini (con un contributo di Marcello Cosci e Consuelo Spataro), Gli Etruschi della Piana di Lucca. Forme dell'insediamento fra VIII e V secolo a.C., in Gli Etruschi della Piana di Lucca. La via del Frizzone e il sistema di insediamenti tra VIII e V secolo a.C., Lucca 2007, pp. 19-118. Si trattò di un insediamento di relativamente breve durata, che venne "travolto da avversità ambientali".Giulio Ciampoltrini, PAESAGGI E COMUNITÀ DI UNA COLONIA LATINA. LIGURI, ETRUSCHI, ROMANI NEL TERRITORIO DI CAPANNORI FRA III E I SECOLO A.C., in LA TERRA DELL'AUSER II. LE RICERCHE ARCHEOLOGICHE IN LOCALITÀ FRIZZONE E IL TERRITORIO DI CAPANNORI IN ETÀ ROMANA, p. 21. Secondo lo storico Salvatore Andreucci, negli anni 1960, nella zona antistante la collina di San Ginese, ovvero nel bacino dell'antico lago di Sesto, era facile trovare nelle zolle di terra frammenti di vasi etrusco-campani e di età romana.Salvatore Andreucci, Santo Stefano di Villora: la primitiva pieve del Compitese oggi scomparsa, in Giornale Storico della Lunigiana e del territorio lucense, vol. 1964, n. 1-3, 1964, pp. 55–60.

Tombe etrusche in località Al Porto Merita evidenza il ritrovamento fortuito nel 1968 di due tombe arcaiche in località Al Porto, "a 40 centimetri dal piano di campagna, assai vicine tra loro, delle quali una è a pozzetto e l'altra, definita solitamente ‘a cassetta’, è in realtà caratterizzato da un muretto a secco che ne costituisce la struttura (Bernardi C 1970 2; Mencacci Zecchini C 1976; Zecchini C 1980). La prima tomba contiene un'anfora e un vasetto, ambedue d’impasto, che troverebbero confronti con materiali di Campo Casali presso S. Rocchino (v. S. Rocchino)e di Ischia di Castro, databili al VII-inizio VI sec. a.C. (Mencacci-Zecchini C 1976; contra Bernardi C 1970) che li riferisce genericamente all’VIII-VII secolo a.C.). Più ricca la seconda tomba, che restituisce frammenti di un grande bacile in lamina di bronzo, contenente forse i resti del cremato, un boccaletto d’impasto con ansa a nastro sopraelevata, vari frammenti bronzei pertinenti probabilmente a fibule a sanguisuga, armille e borchie. Il complesso è datato da Zecchini (C 1980) al VII sec. a.C." Il grande bacile bronzeo ad orlo periato, peraltro non integro, a fondo piatto, forse utilizzato come cinerario (h. cm. 9; diam. orlo cm. 41), è sito presso il museo Archeologico di Firenze. Invece, secondo Vittorio Bernardi i reperti sono depositati nel Museo Nazionale di Lucca di Villa Guinigi (depositi): ne pubblica tre foto nella tavola XXI.

L'origine romana di Villa L'origine romana del borgo di Villa è attestata, oltre che dal nome latino, da vari ritrovamenti di resti ricollegabili all'epoca romana.

Per la accertata importanza della Pieve di Santo Stefano di Villora, S. Andreucci ipotizza che Villa sia stato in età imperiale il "pagus o vicus più importante posto in quell'area fra Capannori, Porcari, Orentano e il Monte Pisano"

Nei terreni, che la gente del posto chiamava "della Chiesina" e "del Convento", situati a est e ai piedi del gruppo di case di Villa, dove sarebbe sorta l'antica pieve di Villa, il Gruppo Ecologico Capannorese effettuò, prima del 1990, numerose ricerche per l'affioramento di cumuli di "fittili di età romana, recuperando ceramica a vernice nera, terra sigillata italica, terra sigillata di produzione africana, frammenti di pareti sottili, frammenti di lucerne, nonché di anfore e resti di dolium". Tra i frammenti si rinvenne anche un resto di statuina riproducente un avambraccio con mano. Con esiti analoghi le indagini furono ripetute nei medesimi luoghi (foglio 102 mapp. 230) nel 1997, alla ricerca della ChiesinaTutte mappe settecentesche di Villora, conservate nell'archivio di Stato di Lucca, riportano precise indicazioni di dove fosse situata la chiesina sfatta di Villora. Santo Stefano di Villora, di cui si sono perse le tracce.

In particolare, come illustrato dal Gruppo Ecologico Capannorese, che svolse una ricerca nell'anno 2000 nella località nota come "Forra A", si ricorda il ritrovamento in località foglio del Comune di Capannori n.102 part. 448, di una area ellissoide (mt. 29 x mt. 19) fittissima di tessere ceramiche da pavimento affioranti, fra cui sigillata italica, africana e frammenti da fuoco e anforacei. "Dal sito emergono, in forma estremamente frammentaria, un gran numero di frammenti ceramici, fra cui, oltre le tessere già citate, sigillata italica, africana, pareti sottili, ceramica da fuoco e anforacei." Dallo stesso gruppo venne eseguita nel 1996 una ricerca anche nell'area denominata Forra B (fg. 205, part. 48 e limitrofe), che ha dato risultati analoghi, forse con presenza di reperti edilizi (frammenti di tegole e coppi) e fondamenta di muri. Scavi eseguiti sulle sponde del Rogio, in località Palazzaccio, a cavallo tra il XX e il XXI secolo hanno portato alla luce altri reperti archeologi dell'epoca romana.

Le cento fattorie romane nella piana antistante Villora La zona del Palazzaccio e tutta l'area orientale della piana luchese venne occupata stabilmente dopo la fondazione della colonia di Lucca nel 180 a.C., a seguito delle imponenti opere di bonifica e centuriazione, poste in essere dalla Repubblica romana: sorse così la domus rustica, dell'area archelogica del Palazzaccio, portata alla luce mediante scavi realizzati tra il 1988 e il 2008: era costituita da una porzione dedicata alla produzione di vino (pars rustica) e di una parte adibita ad abitazione (pars urbana).Scavi Archeologici, Fattoria di epoca romana in località "Palazzaccio" - S. Ginese di Compito, su capannori-terraditoscana.org, Comune di CapannoriZona di interesse archeologico, ai sensi dell’articolo.1 lett.m , della legge 1985/431, AREA CON I RESTI RIFERIBILI A UN INSEDIAMENTO RURALE ROMANO, su Carta dei beni culturali e paesaggistici. Carta dei vincoli..Charles Ewell e Laurel Taylor, Escavations at the Project of 100 Roman farms, Lucca, Italy. The 2006-2008 seasons at Palazzaccio, in Fasti Online Documents & Research. I resti rinvenuti, che appartengono alla ristrutturazione di un edificio già esistente e di cui non si conosce l'epoca di fondazione, devono essere attribuiti ai primi decenni del I secolo d.C.Gli agri divisi di Lucca. Ricerca sull'insediamento negli agri centuriati di Lucca fra Tarda Repubblica e Tarda Antichità, Siena, nuova immagine editrice, novembre 2004, p. 35.Zecchini, Michelangelo., Capannori (LU): scavi nella fattoria romana di Palazzaccio, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana: 1, 2005, p. Pagg. 351-355. Il sito del Palazzaccio sembra legato anche al periodo al tardo-antico, in cui Juan Antonio Quirós Castillosuppone l'esistenza di una tipica villa dell'epoca, che rappresentava un insediamento tardo repubblicano e imperiale.

Nel Bernardini, di fronte alla Fossa Nera di Porcari, si è inoltre scoperto un sito (ID 30329), la cui maggiore utilizzazione sembra sia stata quella di un insediamento agricolo romano del II e I secolo a.C., quindi attinente alla prima centuriazione, ma che presenta anche tracce di frequentazioni stabili che si datano all’età del bronzo e ai periodi etrusco arcaico ed ellenistico.

La Pieve di Villora Da varie fonti documentali, risalenti all'Alto Medioevo, risulta accertato che a Villora sorgeva una Pieve battesimale. Pertanto si è stabilito che in epoca romana proprio Villora fosse il villaggio principale dell'area, il "pagus". Infatti Pieve di Santo Stefano di Villora sarebbe stata fondata in un periodo a cavallo tra il IV e il V secoloSalvatore Andreucci, S. STEFANO DI VILLORA:LA PRIMITIVA PIEVE DEL COMPITESE OGGI SCOMPARSA, in Giornale Storico della Lunigiana e del territorio lucense, gennaio-settembre 1964, p. 56. e, secondo Luigi Nanni, "è verosimile che le pievi originarie corrispondessero agli antichi «pagi ... dove aveva residenza il magistrato civile (romano)... dipendente dai magistrati del capoluogo»". Cioè Villora sarebbe stato il "pagus", ovvero un centro importante per l'area circostante, dai cui dipendevano diversi "vicus".Giovanni Santini, L'amministrazione della giustizia e i giudici funzionari, in Paolo Golinelli (a cura di), I poteri dei Canossa da Reggio Emilia all'Europa, pp. 42-43.

«La loro origine è invece da ricercare nelle pievi più antiche del territorio italiano (secoli V-VI), intese quali comunità religiose intervicinali, continuatrici dei comuni rurali romani (pagi), sedi giudiziarie dello «sculdahis» detto anche, alla romana, «centenarius».Si ricordi che lo sculdascio (in longobardo skuldheis, schultheiss, o schulze, "comandante ai debiti" che ha dato origine anche allo scoltetto) era un magistrato del regno o di un ducato longobardo. Il termine deriva dall'antico germanico Skuld ("debito") e heyssen ("imporre").» Per Salvatore Andreucci, la pieve "fu certamente la prima Chiesa del Piviere di Compito, e non per un puro caso fu scelta Villora come sua sede, ma perché quel paese dovette essere sotto l'Impero il pagus o vicus più importante di quell'area posta fra Capannori, Porcari, Orentano e il Monte Pisano, che in epoca etrusco-romana fu senz'altro fittamente abitata." La posizione di Villora, posta su un poggio, era centrale per la piana delle "100 fattorie romane": la rendeva il villaggio più comodo per i coloni, veterani delle legioni romane, che vivevano nelle compagne intorno all'Auser, prima bonificato e poi centuriato il terreno paludoso per trasformarlo in un terreno atto alla coltivazione di cereali e viti.

Dopo la fine dell'impero romano vennero meno le opere di manutenzione del sistema idrico e, anche a causa di un aumento delle precipitazioni, la regione, fino allora sfruttata per la produzione agricola, subì l'invasione delle acque dell'Auser e quindi la trasformazione in un bacino paludoso e acquitrinoso, il lago di Bientina (per i pisani) o di Sesto (per i lucchesi), soggetto a periodiche esondazioni in relazione alle condizioni meteorologiche a monte. Alto Medioevo