Il Stampe et Vertogen SV.10 era un bombardiere e caccia pesante belga sviluppato della seconda metà degli anni Trenta del XX secolo e rimasto allo stadio di prototipo....
Storia del progetto Nel 1934 il governo belga, in conseguenza dell'inizio del riarmo tedesco, emanò una specifica per un bimotore "Croiseur aérien" o incrociatore volante, da impiegare nel 3° Reggimento d'aviazione della Aviation Militaire Belge, in linea con una tendenza tipica dell'epoca per i grandi aerei da combattimento plurimotore..
La specifica per questo bombardiere prevedeva l'utilizzo di due motori radiali radiali Gnome-Rhône 14Kdrs da 780 CV e un equipaggio di tre persone. Altre specifiche richiedevano che potesse eseguire acrobazie aeree, in modo da poter essere utilizzato anche come caccia pesante.
Al requisito per il "Croiseur aérien" risposero le aziende LACAB, con il GR.8 Doryphore, e Stampe et Vertongen di Deurne, con lo SV.10, progettato dall'ingegnere Georgij Ivanow. L'ingegnere Ivanow, che aveva progettato lo SV.5 e stava lavorando ad una versione migliorata dell'SV.4, dovette abbandonare tutto e dedicarsi interamente allo SV.10. Il nuovo modello fu progettato e costruito nella massima segretezza, e a causa dello spazio limitato, il prototipo fu costruito trasversalmente all'interno del capannone. Il prototipo era equipaggiato con due motori radiali Gnome et Rhône da 800 CV, e doveva trasportare un carico massimo di bombe pari a 600 kg.
Descrizione tecnica Aereo da bombardamento e caccia pesante, biplano a formula sesquiplana, di costruzione mista.. Le ali erano di costruzione mista, con struttura in legno rivestita di compensato e tela. L'ala superiore ospitava le due gondole contenenti i propulsori, ricoperti da capottature NACA. Un montante a V correva dal motore all'ala inferiore, penetrandola e fungendo contemporaneamente da punto di montaggio per il montante del carrello principale. L'ala superiore era ulteriormente rinforzata contro l'ala inferiore da un montante a N che terminava nel punto in cui il montante del motore penetrava nell'ala. La fusoliera a sezione ovale era realizzata in tubi d'acciaio, rivestita da pannelli di alluminio nella parte anteriore e in tela nella parte posteriore. I propulsori erano due radiali Gnome-Rhône 14Krsd Mistral Major a 14 cilindri a doppia stella raffreddati ad aria, eroganti ognuno la potenza di 800 CV. Essi azionavano ognuno eliche bipala lignee da 3,28 m di diametro. L'aereo aveva un rapporto peso:potenza di 3,33 kg/CV (4,52 kg/kW), saliva a 1.000 m in 3 minuti, a 3.000 m in 10 minuti e 4 secondi.
Il carrello di atterraggio era triciclo posteriore fisso, con le gambe principali ricoperte da carenature, e ruotino di coda anch'esso ricoperto da apposita carenatura. L'equipaggio era composto dal pilota, un mitragliere di prua/bombardiere e un mitragliere di coda che azionava due mitragliatrici.
L'armamento consisteva in un cannone Hispano-Suiza da 20 mm nella torretta di prua, dotato di 80 colpi, e quattro mitragliatrici Browning FN da 7,62 mm, una delle quali era posizionata in una torretta retrattile sotto la fusoliera. Il carico massimo trasportabile era di 600 kg di bombe, per lo più di picco calibro e a frammentazione. Un piano iniziale per utilizzarlo come aerosilurante fu abbandonato.
Impiego operativo Il velivolo, dall'aspetto insolito, uscì di fabbrica per la prima volta nel settembre 1935 e fu subito fotografato. Iniziati i collaudi a terra l'aereo fu presentato alle autorità il 1° ottobre 1935 e quello stesso giorno Jean Stampe gli fece fare un "piccolo salto in aria". Ufficialmente il prototipo andò in volo per la prima volta alle 15:00 del 4 ottobre nelle mani del pilota collaudatore Léon Stampe (figlio di Jean e sergente pilota di riserva nell'Aviation Militaire), coadiuvato dal capo progettista Georgji Ivanow. Il giorno successivo l'aereo andò in volo nuovamente nelle mani di Léon Stampe, accompagnato sempre dal progettista Ivanow. Questa volta essi volevano testare le caratteristiche di volo dell'SV.10 in virata e con diverse variazioni di carico. Il decollo avvenne senza intoppi e il bombardiere raggiunse un'altitudine di 300 metri. Dopo un'ampia virata di 180°, sorvolò lentamente l'aeroporto. Improvvisamente il prototipo iniziò a virare a sinistra. Il pilota corresse rapidamente, ma quasi immediatamente l'aereo entrò in vite piatta e precipitò a terra. Atterrò prima sul tetto di una casa ad Aeszaklaan te Borsbeek, poi colpì un albero, abbatté un muro lungo sette metri e infine si schiantò contro alcuni alberi nel giardino dell'edificio sopra menzionato. Sia il pilota che il capo ingegnere, che era a bordo, morirono sul colpo. I loro corpi vennero tumulati preso il cimitero Sint-Rochuskerkhof di Deurne. L'aereo andò completamente distrutto.
Dopo l'incidente, la Stampe et Vertongen decise di abbandonare la produzione aeronautica, che fu ripresa qualche tempo dopo con un nuovo ingegnere, B. Demidoff, a capo del dipartimento tecnico.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
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Categoria:Aerei militari belgi