La scuola di Cusco o Cuzco (escuela cuzqueña) è una tradizione artistica cattolica sviluppatasi a Cusco, ex capitale dell'Impero Inca, durante il periodo coloniale, tra il XVI e il XVIII secolo. Non era limitata solo a Cusco, ma si diffuse in altre città delle Ande, così come negli attuali Ecuador e Bolivia.

Numerosi dipinti della scuola coloniale di Cusco sono tuttora conservati in diversi luoghi. La maggior parte attualmente si trova a Cusco, ma anche in altre zone del Perù, a Calamarca (Bolivia) e in diversi musei di Brasile, Stati Uniti e Inghilterra. Il termine "cuzqueña", tuttavia, non si riferisce esclusivamente alla città di Cusco o agli artisti indigeni, poiché anche gli artisti creoli bianchi parteciparono alla tradizione.

I dipinti della scuola cuzqueña erano una forma d'arte religiosa il cui scopo principale era didattico. Gli spagnoli, che miravano a convertire gli Incas al cattolicesimo, inviarono un gruppo di artisti religiosi a Cusco, i quali formarono una scuola per i quechua e i meticci, insegnando loro il disegno e la pittura a olio.

Storia

XVI secolo La tradizione ebbe origine dopo la conquista spagnola del Perù nel 1534 e Cusco è considerato il primo centro artistico in cui vennero insegnate sistematicamente le tecniche artistiche europee nelle Americhe. Il contributo spagnolo e, in generale, europeo alla scuola pittorica di Cusco è attestato fin dal XVI secolo, quando inizia la costruzione della Cattedrale di Cusco. Tuttavia, è l'arrivo del pittore italiano Bernardo Bitti nel 1583 che segna l'inizio dello sviluppo dell'arte cuzqueña, poiché introdusse a Cusco una delle principali tendenze artistiche europee dell'epoca, il manierismo, le cui caratteristiche principali erano la rappresentazione delle figure in modo un allungato, con la luce focalizzata su di esse.

Durante i suoi due soggiorni a Cusco, Bitti ricevette l'incarico di realizzare la pala d'altare maggiore della chiesa del suo Ordine, sostituita da un'altra dopo il terremoto, e dipinse alcune opere, come L'Incoronazione della Vergine, attualmente conservata nel museo della chiesa di La Merced, e la Virgen del pajarito, nella cattedrale.

XVII secolo Gregorio Gamarra (circa 1570-1642) è stato un pittore spagnolo attivo nel Vicereame del Perù durante il XVII secolo, a La Paz (Bolivia) e Cuzco. Gran parte della sua biografia è sconosciuta. Gamarra fu un seguace di Bernardo Bitti. Arrivò a Cuzco da Potosí e nel 1607 dipinse L'Apparizione di San Francesco a Papa Nicola V, che si trova nella chiesa della Recoleta a Cuzco. In questa chiesa si trovano anche l'Immacolata Concezione e la Visione della Croce, quest'ultima basata su un'incisione di Sadeler. Nella città di La Paz, lasciò diverse opere, tra cui la Vergine di Guadalupe, realizzata a Cusco e firmata nel 1609. Un altro dei maggiori esponenti del manierismo cuzqueño è il pittore Luis de Riaño, nato a Lima e discepolo dell'artista italiano Angelino Medoro. Secondo gli storici boliviani José de Mesa e Teresa Gisbert, autori specializzati nella storia dell'arte cuzqueña, Riaño dominò l'ambiente artistico locale tra il 1618 e il 1640. Tra le sue opere si annoverano i murali della chiesa del distretto di Andahuaylillas. Un altro esponente di spicco dei primi decenni del XVII secolo è il muralista Diego Cusihuamán, con opere nelle chiese del distretto di Chinchero e Urcos.

L'affermazione del barocco nella pittura cuzqueña fu dovuta soprattutto all'influenza del tenebrismo delle opere di Francisco de Zurbarán e delle incisioni dell'arte fiamminga di Anversa. Marcos Ribera, nato a Cusco nel 1630, è il maggiore esponente di questa tendenza, con opere documentate dal 1660 al 1699 circa. Cinque sue opere con soggetti gli apostoli sono visibili nella chiesa di San Pedro. Il monastero di Santa Catalina di Arequipa conserva il dipinto La Pietà, oltre a un'opera dedicata a San Francesco e alcune delle tele che illustrano la vita del fondatore dell'Ordine, appartenenti a vari autori.

La scuola di Cusco vide una crescente partecipazione di pittori amerindi quechua e meticci verso la fine del XVII secolo. Questa pittura è "cuzqueña" non solo perché proviene da artisti locali, ma soprattutto perché si allontana dall'influenza delle tendenze predominanti nell'arte europea e sviluppa caratteristiche proprie.

Questa nuova arte cuzqueña fu caratterizzata dall'interesse per i soggetti costumbristi come la processione del Corpus Domini e dalla presenza, per la prima volta, di flora e fauna andine. Furono dipinti anche una serie di ritratti di cacicchi amerindi e dipinti genealogici e araldici. Dal punto di vista tecnico, la prospettiva venne utilizzata secondo modalità diverse da quelle della tradizione europea, causando una suddivisione dello spazio in diversi piani spaziali o in scene separate, ossia più episodi o momenti diversi non furono più rappresentati come un’unica scena continua e coerente, ma vennero divisi all’interno dello stesso dipinto. Nuove soluzioni cromatiche, con una predilezione per i colori intensi, furono un altro tratto tipico del nascente stile pittorico della scuola.

Una famosa serie della scuola di Cuzco è quella dei 16 dipinti del Corpus Domini (originariamente nella chiesa di Santa Ana e ora nel Museo d'Arte Religiosa dell'Arcivescovado di Cusco, ad eccezione di tre che si trovano in Cile) di un pittore anonimo della fine del XVII secolo (alcuni ricercatori attribuiscono la serie alle botteghe di Diego Quispe Tito e Pumacallao). La serie ha un valore storico ed etnografico, perché mostra in dettaglio i vari strati sociali della Cusco coloniale, così come molti altri elementi di una festa centrale nella vita della città.

Un pittore amerindiano importante della scuola è Diego Quispe TitoBethell, p. 742Bakewell, p. 268, nato nel 1611 nella parrocchia del distretto di San Sebastián, vicino a Cusco, e attivo quasi fino alla fine del 1681. È nelle sue opere che si prefigurano alcune caratteristiche della pittura cuzqueña, come una certa libertà nella gestione della prospettiva, un ruolo precedentemente sconosciuto del paesaggio (che divenne un elemento importante e protagonista della scena, non solo uno sfondo decorativo come prima) e l'abbondanza di uccelli tra gli alberi dalle fronde rigogliose. Il tema degli uccelli, in particolare il pappagallo Amazona, è interpretato da alcuni ricercatori come un riferimento alla nobiltà Inca.

Le opere più preziose di Quispe Tito si trovano nella chiesa della sua città natale, San Sebastián. Tra le opere più importanti, spicca la serie di 12 composizioni sulla vita di San Giovanni Battista, nella navata principale della chiesa e le due enormi tele dedicate a San Sebastiano, raffiguranti il martirio e la morte del santo. Famosa è anche la serie dello Zodiaco che l'artista dipinse per la Cattedrale di Cuzco verso il 1680.

Un altro pittore di spicco della scuola di Cusco è Basilio Santa Cruz Pumacallao, di ascendenza indigena come Quispe Tito, ma a differenza di lui, molto più legato ai canoni della pittura occidentale all'interno della corrente barocca. Attivo nella seconda metà del XVII secolo, Santa Cruz dipinse nella Cattedrale di Cusco, poiché gli fu commissionata la decorazione delle pareti laterali del coro e dei bracci del transetto. Nel quadro della Vergine di Betlemme, situato nel coro, c'è un ritratto del vescovo e mecenate Manuel de Mollinedo y Angulo che contribuì allo sviluppo della scuola di Cusco e anche della città in generale. Uno dei principali mecenati degli artisti di Cuzco fu proprio lui, che collezionò arte europea e mise la sua collezione a disposizione degli artisti peruviani. Promosse e aiutò finanziariamente artisti cuzqueñi come Pumacallao, Antonio Sinchi Roca Inka e Marcos RiveraFane, p. 38.

Nel 1688, dopo continui conflitti, si verificò una rottura nella corporazione dei pittori che si concluse con l'espulsione dei pittori amerindi quechua e meticci, dovuta, secondo loro, allo sfruttamento a cui erano sottoposti dai colleghi spagnoliFane, pp. 39-40. Da questo momento, liberi dalle imposizioni della corporazione, gli artisti amerindi e meticci cambiarono stile di pittura.

XVIII secolo I laboratori realizzavano tele in grandi quantità per i mercanti che le vendevano in città come Trujillo, Ayacucho, Arequipa e Lima, o anche in luoghi molto più lontani, nelle attuali Argentina, Cile e Bolivia. Il pittore Mauricio García, attivo verso la metà del XVIII secolo, ad esempio, firmò un contratto per la consegna di circa 500 tele in 7 mesi. Questa era quella che veniva definita pittura "ordinaria" per differenziarla dalla pittura di brocateado che era più fine, con un disegno molto più elaborato e colorato.Un altro artista importante della scuola del XVIII secolo è Marcos Zapata. La sua produzione pittorica, che comprende più di 200 dipinti, si estende tra il 1748 e il 1764. Tra questi si distinguono 50 grandi tele che ricoprono gli alti archi della Cattedrale di Cusco e che si caratterizzano per l'abbondanza di flora e fauna come elemento decorativo.

Stile I dipinti della scuola cuzqueña sono caratterizzati soprattutto dalla presenza di soggetti religiosi, dalla mancanza di prospettiva e dalla predominanza di colori rosso, giallo e terra. È frequente l'uso della foglia oro, soprattutto con le immagini della Vergine Maria. Sebbene i pittori cuzqueñi avessero familiarità con le stampe dell'arte bizantina, fiamminga e rinascimentale italiana, le loro opere erano diverse da quelle dei loro maestri europei; usavano colori vivaci e immagini distorte e drammatiche. Spesso adattavano i temi per rappresentare la loro flora e fauna autoctone come sfondo nelle loro opere.

Il brocateado è una tecnica decorativa piuttosto usata nella scuola di Cusco, in particolare nella doratura e nella policromia. Il brocateado imita l’aspetto dei tessuti broccati, cioè stoffe ricche e decorate con motivi in rilievo, spesso dorati.

Gli angeli guerrieri divennero un motivo popolare nei dipinti della scuola cuzqueña.

La maggior parte dei dipinti della scuola cuzqueña furono realizzati da artisti rimasti anonimi a causa delle tradizioni precolombiane che definiscono spesso l'arte come comunitaria.

Collezioni La più grande collezione di dipinti della scuola di Cusco si trova nella Cattedrale di Cusco. Anche il Museo d'arte di Lima e il Museo Inca ospitano importanti collezioni.

Una grande quantità di dipinti della scuola di Cusco risale all'epoca coloniale. Negli anni 2010 e 2020 si è registrato un aumento significativo della domanda di dipinti del periodo della scuola di Cusco da parte sia dei collezionisti d'arte latinoamericani che di alcuni musei. Nel 2010, il governo americano ha rimpatriato in Perù due dipinti della scuola di Cusco originari di Lima, introdotti illegalmente negli Stati Uniti nel 2005.

Principali artisti della scuola di Cusco

Perù

Gregorio Gamarra, ca. 1570-1642 Luis de Riaño, 1596 ca. 1667 Basilio de Santa Cruz Pumacallao, 1635–1710 Antonio Sinchi Roca Inka, XVII secolo Diego Cusi Huamán, XVII secolo Diego Quispe Tito, 1611–1681 Marcos Zapata, c. 1710–1773

Bolivia

Maestro di Calamarca, XVIII secolo

Retaggio Il progetto Vírgenes Urbanas, riconosciuto a livello nazionale, si propone di reinterpretare i dipinti della scuola di Cusco sostituendo le figure tradizionali con volti indigeni. Fu avviato nel 2006 da Ana de Orbegoso.

Artisti locali, performer e comunità vengono coinvolti nelle varie tappe espositive (ad esempio nella produzione di azioni artistiche, performance o varianti del progetto in luoghi specifici). È divenuto una mostra itinerante, esposta in decine di città e regioni in tutto il Perù e in contesti culturali internazionali, facendo interagire l’arte con il pubblico urbano.