Gli Stati Uniti d'America entrarono nella seconda guerra mondiale a fianco degli Alleati nel dicembre 1941. Il governo federale venne a conoscenza dell'Olocausto nell'Europa occupata dai tedeschi tra il 1942 e il 1943. In seguito a una relazione del Dipartimento di Stato riguardante il mancato soccorso alle popolazioni ebraiche, nel 1944 fu istituito il War Refugee Board (WRB) per assistere i profughi in fuga dalle persecuzioni naziste.

In qualità di una delle principali potenze alleate, gli Stati Uniti svolsero un importante ruolo nella sconfitta militare della Germania nazista e nei successivi processi di Norimberga. A partire dagli anni Settanta si assistette a una crescente consapevolezza pubblica dell'Olocausto, che assunse una centralità duratura nella memoria collettiva statunitense. Parallelamente, il comportamento del Paese è stato oggetto di analisi critiche riguardo l'insufficienza delle misure adottate per affrontare la crisi dei rifugiati ebrei negli anni Trenta e il genocidio perpetrato durante il conflitto mondiale.

Contesto storico

Nel 1924 fu approvato il Johnson-Reed Act, che limitava drasticamente l'immigrazione negli Stati Uniti. Nel luglio 1938 il governo statunitense promosse la conferenza di Évian per affrontare la crisi dei rifugiati insieme ad altre nazioni europee e americane, ma il consenso tra i paesi partecipanti non fu raggiunto.

Un sondaggio condotto dall'istituto Gallup dopo la notte dei cristalli (novembre 1938) rilevò che il 94% dei cittadini statunitensi disapprovava il maltrattamento degli ebrei nella Germania nazista; però solo il 21% si dichiarò favorevole ad aumentare le quote di immigrazione ebraica nel Paese. L'isolazionismo era la dottrina di politica estera dominante all'epoca: l'opinione pubblica statunitense era generalmente contraria al coinvolgimento negli affari esteri e si opponeva all'incremento dei flussi migratori. Tale orientamento fu attribuito alle preoccupazioni economiche derivanti dalla grande depressione e a sentimenti di antisemitismo diffusi in una parte consistente della popolazione.

All'indomani della notte dei cristalli il Segretario dell'interno Harold L. Ickes propose il reinsediamento dei profughi ebrei europei in Alaska. Il governo federale valutò la proposta come una possibile soluzione per promuovere lo sviluppo del territorio; inoltre, lo status dell'Alaska (non ancora uno Stato dell'Unione) avrebbe permesso di derogare alle rigide quote d'immigrazione. Il piano, delineato nel cosiddetto rapporto Slattery, incontrò tuttavia una ferma opposizione sia degli esponenti delle comunità ebraiche sia di alcuni settori della società civile statunitense, venendo infine accantonato.

Parallelamente, nel 1939, fu presentato il Wagner-Rogers Bill, un'iniziativa legislativa volta ad autorizzare l'ingresso straordinario negli Stati Uniti di bambini profughi provenienti dalla Germania nazista. Nonostante il sostegno di diverse figure pubbliche, il disegno di legge suscitò accesi dibattiti e, a causa della forte opposizione politica, non fu mai sottoposto al voto del Congresso.

Nel maggio 1939 oltre 900 profughi ebrei tedeschi s'imbarcarono sul transatlantico St. Louis facendo rotta verso Cuba nel tentativo di sfuggire alle persecuzioni naziste. Nonostante i regolari permessi di sbarco, le autorità cubane autorizzarono l'ingresso di soli 29 passeggeri (tra cui alcuni già in possesso di visti statunitensi). Il governo USA avviò contatti diplomatici per persuadere l'amministrazione cubana ad accogliere i rifugiati, ma le trattative fallirono. Più tardi né gli Stati Uniti né il Canada concessero l'autorizzazione all'attracco in deroga alle proprie leggi sull'immigrazione, costringendo l'imbarcazione a fare ritorno in Europa. I passeggeri furono accolti nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Belgio e in Francia. Dei 907 profughi rientrati nel continente, si stima che 254 abbiano perso la vita durante l'Olocausto; uno morì nel corso di un bombardamento aereo.

Al momento del loro ingresso in guerra, gli Stati Uniti avevano accolto più persone in fuga dal nazionalsocialismo rispetto a qualsiasi altra nazione al mondo. In particolare, tra il 1934 e il 1936, furono ammessi nel Paese circa minori ebrei non accompagnati, nell'ambito di specifici programmi di assistenza.

Risposta a livello nazionale

Sebbene la diffusione dell'antisemitismo nella società tedesca fosse ampiamente nota sin dagli anni Trenta, l'opinione pubblica degli Stati Uniti non ebbe piena consapevolezza della natura sistematica dell'Olocausto nelle prime fasi della guerra. A partire dal 1941, diversi informatori tentarono di contattare i governi alleati per riferire dello sterminio in corso. Nell'agosto 1942 Gerhart M. Riegner inviò il cosiddetto telegramma Riegner ai rappresentanti statunitense e britannico a Ginevra, segnalando il piano nazista per lo sterminio totale degli ebrei d'Europa. Tali informazioni trovarono conferma nel dicembre 1942 con la pubblicazione della nota di Raczyński e nell'aprile 1943 con la relazione dell'ufficiale polacco Witold Pilecki, che fornì il primo resoconto dettagliato sulle atrocità commesse nel campo di concentramento di Auschwitz. Nonostante queste testimonianze, la reale portata e i dettagli tecnici dell'Olocausto divennero di dominio pubblico solo alla conclusione del conflitto, con la liberazione dei campi e i successivi processi.

Nel gennaio 1944 il sottosegretario al Tesoro Josiah E. DuBois Jr. redasse un duro rapporto, intitolato Report to the Secretary on the Acquiescence of this Government in the Murder of the Jews, in cui denunciava alcuni funzionari del Dipartimento di Stato che avevano ostacolato l'assistenza ai profughi e occultato informazioni sull'Olocausto. In risposta, il presidente Franklin Delano Roosevelt emanò l'ordine esecutivo 9417, istituendo il War Refugee Board (WRB), un'agenzia indipendente incaricata di coordinare i soccorsi per le popolazioni perseguitate.

Tra l'agosto 1944 e il febbraio 1946, nell'ambito della cosiddetta operazione Safe Haven, 982 rifugiati provenienti da diciotto Paesi furono ospitati presso il Fort Ontario Emergency Refugee Shelter di Oswego. Nonostante le limitazioni burocratiche e il tardivo avvio delle operazioni, le iniziative di soccorso promosse dagli Stati Uniti nell'ultimo anno di guerra contribuirono a salvare decine di migliaia di vite umane.

Mentre diversi quotidiani statunitensi esprimevano preoccupazione per le atrocità contro le popolazioni ebraiche in Europa, il New York Times mantenne una linea editoriale di basso profilo, pubblicando raramente tali notizie in prima pagina. Le informazioni sullo sterminio venivano considerate secondarie rispetto alle cronache delle campagne militari; inoltre, la frammentarietà e la natura spesso contrastante dei resoconti provenienti dall'Europa occupata rendevano complessa la verifica dei fatti. Il diffondersi delle notizie sulla morte di oltre due milioni di ebrei fece scrivere allo sceneggiatore Ben Hecht la rappresentazione drammatica We Will Never Die, concepita per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'Olocausto. Fu messa in scena per la prima volta al Madison Square Garden di New York nel marzo 1943 e, nel corso di una tournée che toccò diverse città degli Stati Uniti nell'estate dello stesso anno, fu seguita da oltre spettatori.

Numerose organizzazioni e privati cittadini negli Stati Uniti contribuirono attivamente alle iniziative di soccorso e assistenza per i profughi. Gruppi religiosi come i quaccheri (attraverso l'American Friends Service Committee) e gli unitariani (tramite l'Unitarian Service Committee) collaborarono intensamente alle operazioni di salvataggio, fornendo aiuti materiali e supporto burocratico per l'espatrio.

I bombardamenti strategici e la campagna dell'Europa occidentale

Nel contesto dei bombardamenti strategici sulla Germania durante la seconda guerra mondiale, diversi esponenti delle organizzazioni ebraiche sollecitarono il comando alleato affinché bombardasse il campo di sterminio di Auschwitz o le linee ferroviarie ad esso collegate. Nel luglio 1944, con l'avanzata in Italia e l'uso delle basi aeree di Foggia, gli Stati Uniti e il Regno Unito acquisirono la capacità operativa per raggiungere il complesso di Auschwitz. Tuttavia, il Dipartimento della guerra degli Stati Uniti declinò le proposte di intervento, adducendo motivazioni strategiche e tecniche: si sostenne che i bombardamenti ad alta quota non disponevano della precisione necessaria per colpire le camere a gas senza causare ingenti perdite tra i prigionieri e che la diversione di risorse aeree da obiettivi industriali o militari avrebbe rischiato di prolungare il conflitto. Nonostante tale rifiuto, le forze aeree statunitensi bombardarono ripetutamente gli impianti industriali di Auschwitz-Monowitz, situati a breve distanza dal campo di sterminio di Birkenau.

Esistono casi documentati di deportazione di prigionieri di guerra statunitensi nei campi di concentramento, in violazione delle convenzioni internazionali. Dei circa soldati ebrei americani catturati, la maggior parte fu condotta nei campi di prigionia ordinari (Stalag); coloro che venivano identificati come ebrei venivano talvolta selezionati per i lavori forzati in campi di concentramento, come nel caso di Berga an der Elster (un sottocampo di Buchenwald). All'epoca, le piastrine di riconoscimento dell'esercito statunitense indicavano l'appartenenza religiosa del soldato (con la lettera "H" per i fedeli di religione ebraica), il che costrinse molti militari a scegliere se occultare la propria identità o rischiare la cattura con i documenti originali. Anche i soldati afroamericani furono vittime di trattamenti discriminatori e, in alcuni casi, furono anch'essi trasferiti nel sistema dei campi di concentramento nazisti a causa delle politiche razziali del regime.

Tra l'aprile e il maggio 1945 l'esercito degli Stati Uniti liberò i prigionieri di numerosi campi di concentramento in Germania e in Austria, tra cui Buchenwald, Dachau, Mittelbau-Dora, Flossenbürg e Mauthausen. La vita dei sopravvissuti non migliorò subito; per diversi mesi un gran numero di persone rimase confinato nei campi (divenuti centri per Displaced Persons) in condizioni di grave carenza alimentare e medica. In base alle direttive militari ufficiali dell'epoca, alcune strutture continuarono a essere sorvegliate da reparti armati e circondate da filo spinato per prevenire fughe e limitare la diffusione di epidemie. In tale contesto, furono impartiti ordini restrittivi simili a quelli della precedente gestione tedesca, sebbene siano stati documentati solo due casi di uso delle armi contro i civili per aver tentato la fuga.

Nell'agosto 1945, quattro mesi dopo la liberazione dei campi, Earl G. Harrison (già commissario statunitense per l'immigrazione) presentò il cosiddetto rapporto Harrison, in cui denunciava le drammatiche condizioni dei sopravvissuti. Harrison confermò che «gli ebrei sfollati sono detenuti in campi insalubri, circondati da filo spinato [...] senza che venga fatto nulla per loro in termini di riabilitazione», aggiungendo che il popolo tedesco avrebbe potuto supporre che gli americani stessero «seguendo o almeno tollerando la politica nazista».Hilliard, Robert, Speech Transcript of Displaced: Miracle at St. Otillien, (Katz Jewish Community Center, Cherry Hill, New Jersey, 10 November 2002)