Villa Muñoz, conosciuto anche come Reus, è un quartiere di Montevideo, la capitale dell'Uruguay. Tradizionalmente abitato dalla classe media, è noto come il principale quartiere ebraico della città, in virtù della significativa immigrazione ebraica che vi si stabilì a partire dalla fine del XIX secolo.
Storia L’origine del quartiere risale alla seconda metà del XIX secolo, nel quadro dell’espansione urbana di Montevideo. In questo contesto, l’imprenditore spagnolo Emilio Reus promosse la realizzazione del complesso abitativo Reus al Norte, concepito come una soluzione di edilizia popolare. I lavori iniziarono nel 1888 e impiegarono oltre duemila operai; furono inoltre attivate due linee tranviarie per collegare l’area con altri settori della città. Tuttavia, l’avanzamento delle opere fu irregolare e già nel 1889 la società dovette ricorrere a finanziamenti esterni e alla vendita anticipata delle abitazioni, anche prima del loro completamento.
L’imprenditore uruguaiano di origine italiana Francesco Piria mise all’asta i primi lotti edificabili; tra i primi acquirenti figurò il presidente Máximo Tajes. A seguito a seguito del panico del 1890, il progetto entrò in difficoltà e la società fallì, venendo successivamente assorbita dal capitale del neocostituito Banca ipotecaria dell'Uruguay, che assunse il completamento delle opere e la vendita delle abitazioni rimanenti a prezzi ridotti. Una volta ultimata la costruzione, il quartiere assunse la denominazione di «Villa Muñoz», in omaggio a José María Muñoz, primo presidente dell’istituto bancario.
A partire dagli ultimi anni del XIX secolo, l’area iniziò a essere abitata da immigrati ebrei aschenaziti, in prevalenza provenienti dall’Europa orientale. Entro la prima metà del XX secolo, il quartiere si era ormai affermato come il principale centro della comunità ebraica di Montevideo, grazie alla presenza di sinagoghe, mikveh, scuole e istituzioni comunitarie, tra cui il Banco Israelita e la Mutualista Israelita dell’Uruguay. Lo yiddish era una delle lingue maggiormente utilizzate, affiancandosi ad altri idiomi diffusi tra le comunità immigrate della città, come l’italiano e il galiziano.
Nel corso del tempo si sviluppò una rete di attività commerciali, sia al dettaglio sia all’ingrosso, prevalentemente gestite da esponenti della comunità ebraica, che contribuì a consolidare il ruolo del quartiere come area commerciale e a diffonderne la denominazione di «quartiere ebraico» della città.
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