La Cella Gregorini Bingham è una tomba di famiglia con annessa scultura funeraria realizzata dallo scultore Vincenzo Vela, collocata al Cimitero della Certosa di Bologna, Chiostro III.
Si tratta di una delle opere più note presente nel complesso funebre bolognese.
Storia La cappella funeraria fu realizzata per accogliere le sepolture della famiglia Gregorini Bingham: Ugo Gregorini (1869-1924), figlio di Gregorio Gregorini e di Adele Bingham de Lucan, la moglie Grace King Connelly, il figlio Giovanni (1900-1953) e la figlia Adele Luisa (1896-1974), autrice della dedica incisa sulla lapide.
Il progetto architettonico della cella sepolcrale venne approvato nel luglio 1855, ma la costruzione si protrasse a lungo: nel 1873 risultava ancora incompiuta.
Nel 1875 vi fu collocata la scultura Desolazione di Vincenzo Vela, copia in marmo dell’omonimo modello in gesso presentato a Brera nel 1851 insieme allo Spartaco, ricordata anche nello scritto Il Dolore nell’Arte di Antonio Fogazzaro. Sul basamento compare la firma “V. Vela F. 1875”.
La statua, posta su un alto cippo al centro della cappella, raffigura una giovane donna seduta, raccolta in atteggiamento meditativo, con il volto tra le mani. L’opera si distingue per l’essenzialità dell’impostazione e per l’assenza di elementi decorativi superflui. Il tema della “desolazione”, reso attraverso una figura femminile assorta, trova confronti nella scultura europea tra Ottocento e Novecento.Una "sorella" del monumento di Velo si trova al Cimitero Monumentale di Milano, opera di Luigi Giberto Buzzi, "Desolazione" con una figura femminile velata sul monumento sepolcrale di Annibale Zanoni e famiglia.
Rispetto ad altre opere funerarie di Vela (come il Monumento a Gioacchino Murat), la Desolazione evidenzia un approccio più introspettivo al tema della morte, con una resa sobria e realistica del dolore. Il panneggio ampio della veste, che avvolge la parte inferiore della figura, e la cura dei dettagli del volto e delle mani contribuiscono all’intensità espressiva dell’insieme.
Sulla volta della cappella sono presenti quattro motti – “Mors invidia”, “Rara gaudia”, “Aeternus dolor”, “Vita brevis” – che richiamano il tema della caducità della vita; sui pilastri compaiono bassorilievi con motivi di ispirazione classica.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Cimitero monumentale della Certosa di Bologna Categoria:Monumenti funebri dell'Emilia-Romagna