Il delitto di Temù, noto anche come Omicidio di Laura Ziliani, è un caso di cronaca nera avvenuto a Temù, in provincia di Brescia, la notte tra il 7 e l'8 maggio 2021.

La scomparsa Nella tarda mattinata dell'8 maggio 2021 venne denunciata la scomparsa della 55enne Laura Ziliani (nata a Temù nel 1966), ex vigilessa residente a Brescia. Fu una delle tre figlie di Laura, la fisioterapista Silvia Zani (nata ad Esine il 3 agosto 1994) a chiamare il 112 dicendo che la madre era uscita da più di quattro ore per fare una passeggiata nei boschi di Villa Dalegno e che non riusciva a mettersi in contatto con lei. Due giorni dopo, Silvia Zani e sua sorella Paola (nata ad Esine il 28 febbraio 2002), studentessa di economia, fecero un appello in televisione chiedendo a chiunque fosse informato sul caso di riferire quanto sapeva alle forze dell'ordine.

Dopo la morte del marito Enrico Zani nel 2012, Laura Ziliani era andata a vivere a Brescia con la figlia Lucia, che presenta una disabilità intellettiva lieve. Il 7 maggio 2021 era tornata a Temù dalle figlie Silvia e Paola, per festeggiare la festa della mamma il giorno successivo. Quella sera, nella loro abitazione in via Ballardini c'era anche Mirto Milani (nato a Lecco il 24 giugno 1994), fidanzato di Silvia ma anche amante di Paola. Secondo il racconto di Silvia Zani la mattina successiva la madre, dopo aver trascorso qualche minuto sui social media, era uscita di casa per una passeggiata nei boschi e non era più tornata.

Indagini Il 26 maggio, nei pressi del torrente Fiumeclo, venne ritrovata una scarpa che Silvia e Paola Zani riconobbero come appartenente alla madre. Pochi giorni dopo venne ritrovata anche l'altra scarpa e dei jeans, che il compagno di Laura disse di non aver mai visto addosso alla donna. Gli investigatori, geolocalizzando il cellulare di Laura, scoprirono che quella mattina l'app contapassi sul suo telefono ne aveva contati appena 38. Inoltre, al contrario di quanto dichiarato da Silvia, non risultano accessi ai social in quelle ore. Dalle celle telefoniche agganciate dai cellulari risulta che Silvia, Paola e Mirto l'8 maggio si trovavano nelle zone in cui poi sono stati ritrovati i vestiti di Laura.

Esattamente tre mesi dopo la scomparsa, l'8 agosto, un bambino a passeggio con i genitori sull'argine del fiume Oglio rinvenne dietro a un cespuglio il cadavere di Laura Ziliani, in avanzato stato di decomposizione. L'autopsia rivelò che non c'erano né fratture sul corpo né tracce di acqua nei polmoni, ma che Laura era stata narcotizzata e strangolata. Il corpo dell'ex vigilessa venne sepolto il 25 febbraio 2022 nel cimitero Vantiniano.

Il 28 giugno 2021 Silvia, Paola e Mirto vennero iscritti nel registro degli indagati per omicidio volontario a seguito di alcune incongruenze nei loro racconti. Il 24 settembre, a più di un mese del ritrovamento del cadavere di Laura, Silvia, Paola e Mirto vennero arrestati con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere e si chiusero nel più completo silenzio. Lucia Zani, la terza figlia, dichiarò agli inquirenti che le due trattavano molto male Laura accusandola di non mantenerle e di non dare loro abbastanza soldi, inoltre avevano parlato male anche degli zii Massimo e Michele Ziliani e persino della nonna materna Marisa Cinelli, definendola "perfida come un serpente". A più di un anno dall'omicidio, il 25 maggio 2022 Mirto ruppe il silenzio confessando l'omicidio di Laura durante un lungo interrogatorio in carcere che lui stesso aveva chiesto. In seguito, crollarono anche Silvia e Paola che confermarono le parole di Mirto.

L'omicidio La sera del 7 maggio 2021, Paola aveva preparato per la madre tre muffin in cui Mirto aveva in seguito iniettato diverse gocce di benzodiazepine. Laura, dopo aver mangiato i muffin, era andata a letto. Silvia era allora entrata in camera e aveva cominciato a strangolarla a mani nude, aiutata da Paola che teneva ferma la madre con il suo corpo. Mirto, che aspettava fuori dalla stanza, entrò e mise la sua mano attorno al collo di Laura. In seguito Silvia finì di strangolare la madre mettendole un sacchetto di plastica in testa. Dopo l'omicidio, i tre avvolsero il corpo di Laura nella pellicola per alimenti (come avevano visto fare nella serie tv Dexter) e trasportarono il cadavere in una buca che avevano scavato già alcuni giorni prima, infine rimossero la pellicola dal cadavere e chiusero la buca, dopo aver coperto il corpo con del cemento.

Il corpo senza vita della donna è stato ritrovato diverso tempo dopo, più precisamente ad agosto, quando una piena del fiume Oglio lo ha dissepolto dall’argine dov’era stato sotterrato.

In aula, Paola Zani disse che la scelta di coprire il corpo con il cemento era dovuto all'intenzione di far sì che il cadavere non venisse attaccato dagli animali. A seguito del ritrovamento della prima scarpa di Laura, Silvia e Mirto tornarono nel bosco per recuperare l'altra scarpa ma furono visti da un uomo con un binocolo, uomo che poi ritrovò la seconda scarpa a differenza di Silvia e Mirto.

Processi Il processo a carico di Paola e Silvia Zani e Mirto Milani cominciò alla Corte d'Assise di Brescia il 27 ottobre 2022, con l'accusa di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. Durante il processo il "trio criminale", come venne in seguito ribattezzato dalla stampa, venne definito dai periti come capace di intendere e di volere e pienamente consapevole del disvalore delle loro azioni. In aula, i tre imputati raccontarono di aver avuto paura che Laura volesse uccidere le due figlie e Mirto, avvelenandoli. Per questo, avrebbero deciso di ucciderla portando a termine un piano criminale al quale tutti e tre hanno preso parte, nonostante alcune titubanze iniziali da parte di Mirto e Paola.

In alcune intercettazioni telefoniche fatte prima che il corpo di Laura venisse ritrovato, Silvia e Paola discutevano del patrimonio a loro disposizione che avrebbero ereditato dalla madre: da qui, il movente venne inizialmente attribuito a una questione di natura economica. In aula vennero ricostruiti i ruoli dei tre imputati nel progetto criminoso: l'ideatrice sarebbe stata Silvia, determinata a portare a termine il delitto, mentre Mirto era invece l'elemento più fragile e più volte vicino a desistere dall'intento, nonostante lui stesso avesse scavato la buca dove venne sepolta Laura e in seguito avesse contribuito alla sua morte mettendole le mani al collo. Paola, infine, fu l'ultima a prendere parte al piano aiutando Silvia nelle fasi più drammatiche dell'omicidio.

Il 7 dicembre 2023, tutti e tre i componenti del "trio criminale" vennero condannati all'ergastolo, come richiesto dalla PM Caty Bressanelli, con l'aggiunta di sei mesi di isolamento diurno. Nelle motivazioni della sentenza, il movente non venne più attribuito a ragioni economiche ma al desiderio di "gratificare l’ego del gruppo e celebrare adeguatamente la loro coesione". Gli avvocati dei tre imputati presentarono ricorso in appello, ma la pena fu confermata il 22 novembre 2024. Durante il processo di appello, a Mirto Milani venne concessa la giustizia riparativa. La condanna all'ergastolo fu resa definitiva dalla cassazione il 9 luglio 2025.

Note

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