Ricoprì l'incarico di capo del servizio sanitario della Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale. Nel 1947 fu condannato per crimini contro l'umanità nel quadro del processo ai dottori di Norimberga.
Biografia Schröder crebbe secondo i valori della tradizione militare prussiana.. Nel 1910 prestò servizio come volontario annuale nel 2° Reggimento delle Guardie di Fanteria (), una prestigiosa unità che fungeva da campo di addestramento per l'élite del corpo degli ufficiali prussiani. Successivamente, in qualità di ufficiale della riserva, intraprese gli studi di medicina presso l'Accademia Kaiser-Wilhelm di Berlino (nota come Pépinière), istituzione specializzata nella formazione di medici di guerra.
Gli studi di Schröder vennero interrotti dallo scoppio della prima guerra mondiale. Richiamato dalla riserva il 2 agosto 1914, prestò servizio come ufficiale medico nel III battaglione del 32º Reggimento di fanteria di riserva. Dopo essere rimasto ferito nel gennaio 1915, trascorse alcuni mesi di convalescenza per poi tornare al fronte come medico di battaglione nel 15º Reggimento di artiglieria da campagna. Al termine del conflitto fu assegnato ai servizi sanitari dell'esercito (Heer), dove maturò l'esperienza amministrativa che avrebbe caratterizzato la sua carriera successiva. Conseguì il dottorato in medicina il 30 settembre 1919.
Carriera Nel dopoguerra rimase nella Reichswehr come ufficiale medico presso diversi reggimenti di cavalleria e fanteria. Tra il 1923 e il 1925 si specializzò in otorinolaringoiatria presso le università di Würzburg e Königsberg... Con la ricostituzione ufficiale della Luftwaffe nel 1935, fu assegnato all'Ispezione medica del Ministero dell'Aeronautica del Reich (). La sua carriera progredì rapidamente: promosso Oberfeldarzt nel 1938, prestò servizio come capo medico della Luftflotte 2 tra il 1940 e il 1941. Nel 1942 fu trasferito al fronte nel teatro del Mediterraneo come capo del servizio sanitario del Comando Sud della Luftwaffe (). Il 1º gennaio 1944 succedette a Erich Hippke nell'incarico di Capo del Servizio Medico della Luftwaffe (), venendo promosso al grado di Generaloberstabsarzt.
Una volta al vertice della gerarchia medica aeronautica, Schröder assunse il coordinamento della ricerca scientifica. In tale veste supervisionò l'operato di diversi studiosi, tra cui Hubertus Strughold e Hermann Becker-Freyseng, responsabili di esperimenti condotti sui prigionieri dei campi di concentramento, in particolare a Dachau. Tali ricerche, volte a risolvere i problemi fisiologici dei piloti legati al volo ad alta quota e alla sopravvivenza in mare, comportarono torture e decessi tra i deportati.
Sperimentazione umana e responsabilità nei crimini medici Il programma di ricerca medica della Luftwaffe era orientato alle necessità tecniche della moderna guerra aerea. Le criticità affrontate dai piloti, quali l'ipotermia, l'ipossia ad alta quota e la disidratazione in caso di ammaraggio, divennero oggetto di indagini cliniche. Sotto la direzione di Schröder il servizio medico autorizzò i protocolli sperimentali che subordinavano l'integrità dei soggetti testati alle necessità belliche. Tali esperimenti non costituivano delle iniziative isolate di singoli medici, ma bensì erano parte integrante di un programma sistematico di ricerca militare, coordinato dai vertici della Luftwaffe in collaborazione con le SS, che a loro volta garantivano l'accesso ai medici nei campi di concentramento.
Esperimenti ad alta quota e bassa pressione Eseguiti nel campo di concentramento di Dachau tra il marzo e l'agosto del 1942, tali esperimenti miravano a studiare gli effetti della decompressione rapida e dell'ipossia prolungata. Mediante l'impiego di una camera ipobarica mobile, i ricercatori simularono le condizioni atmosferiche corrispondenti ad altitudini fino a metri. I prigionieri, in gran parte polacchi e sovietici, vennero sottoposti a tali test in assenza di dispositivi di protezione o ossigeno supplementare.
L'esposizione causò gravi patologie, tra cui convulsioni, embolie gassose ed emorragie cerebrali dovute all'espansione dei gas interni ai tessuti. Molti test furono classificati come "esperimenti terminali" (), condotti fino al decesso del soggetto per permettere gli esami autoptici immediati volti a osservare le alterazioni organiche. Schröder fu coinvolto in qualità di alto dirigente amministrativo: egli facilitò il supporto logistico, incluso il trasferimento delle camere a pressione, e ricevette regolarmente i resoconti scientifici sui risultati ottenuti.
Ricerca sul congelamento e sull'ipotermia Gli esperimenti sull'ipotermia condotti a Dachau tra l'agosto 1942 e il maggio 1943 erano finalizzati all'individuazione dei trattamenti per i piloti soccorsi dopo un ammaraggio nel Mare del Nord. I prigionieri venivano immersi in vasche d'acqua ghiacciata o esposti nudi a temperature esterne sotto lo zero per periodi prolungati. Durante i test i ricercatori monitoravano parametri quali temperatura corporea, frequenza cardiaca e funzioni respiratorie fino al sopraggiungere di uno stato di ipotermia severa o del decesso.
La responsabilità di Schröder in questo ambito derivava dalla supervisione dei medici incaricati, tra cui Ernst Holzlöhner e Sigmund Rascher. Tali studi vennero presentati come una risposta strategica a una crisi militare, utilizzando la logica della "necessità nazionale" per giustificare l'impiego di prigionieri come "materiale umano". In sede processuale Schröder fu condannato poiché il tribunale accertò che, in virtù dei suoi poteri di comando e supervisione, egli aveva consapevolmente autorizzato i propri subordinati a procedere con tali protocolli sperimentali.
Il programma di desalinizzazione dell'acqua marina Tra il luglio e il settembre 1944 Schröder promosse un'iniziativa diretta per risolvere il problema della sopravvivenza dei naufraghi. Il progetto mirava a confrontare l'efficacia del processo Wofatit (che desalinizzava l'acqua marina tramite resine a scambio ionico) con il cosiddetto "metodo Berka", il quale si limitava a correggere il sapore dell'acqua con vitamine e aromi, senza ridurne la salinità. Quest'ultima soluzione era caldeggiata dalle autorità militari per il minor costo e il risparmio di argento, metallo necessario per il processo Wofatit.
Il coinvolgimento personale di Schröder è documentato dalla lettera NO-185, datata 7 giugno 1944 e inviata dallo stesso Schröder al Reichsführer-SS Heinrich Himmler. In tale missiva, Schröder richiedeva formalmente l'uso di 44 prigionieri di "razza non tedesca" per condurre i test presso il campo di Dachau, chiedendo che le SS fornissero i soggetti necessari per dirimere la controversia scientifica tra i due metodi.
Per la verifica sperimentale, 90 deportati di etnia sinti e rom furono trasferiti a Dachau e costretti a una dieta priva di cibo, consumando esclusivamente acqua trattata con il metodo Berka. I soggetti manifestarono i sintomi di una disidratazione patologica estrema; le testimonianze processuali descrissero i detenuti che cercavano di leccare l'umidità dai pavimenti a causa dell'arsura.. Nonostante la difesa di Schröder sostenesse la necessità militare della ricerca, il tribunale stabilì che la consapevolezza della pericolosità del metodo Berka e le sofferenze inflitte ai prigionieri si configurassero come un crimine di guerra e contro l'umanità.
Processo e condanna a Norimberga Al termine del conflitto Schröder fu catturato dalle forze alleate e rinviato a giudizio nel processo ai dottori (ufficialmente United States of America v. Karl Brandt, et al.), il primo dei dodici processi secondari di Norimberga. Il procedimento ebbe inizio nel dicembre 1946 e documentò sistematicamente i crimini medici compiuti durante il regime nazista.
Schröder fu processato per quattro capi d'accusa: cospirazione per commettere crimini di guerra e crimini contro l'umanità, crimini di guerra, crimini contro l'umanità, appartenenza a un'organizzazione criminale (sebbene non fosse membro delle SS).
Prove e testimonianze dell'accusa L'accusa, guidata dal generale Telford Taylor, presentò un vasto corpus di documenti e di testimonianze. Elemento cardine del caso contro Schröder furono le comunicazioni ufficiali intercorse tra il suo ufficio e i ricercatori delle SS presso il campo di Dachau. Secondo la tesi accusatoria, in qualità di massima autorità sanitaria della Luftwaffe, Schröder esercitava la "responsabilità di comando" () su tutte le sperimentazioni condotte a beneficio della forza armata.
Tra le prove documentali più rilevanti figuravano i protocolli medici e i dati clinici registrati dagli stessi ricercatori. Tali documenti evidenziarono un contrasto netto con le linee difensive degli imputati: mentre questi ultimi si presentavano come scienziati operanti per l'interesse nazionale, i verbali dei test documentavano la deumanizzazione dei prigionieri, trattati come soggetti sperimentali privi di diritti. Schröder fu identificato come la figura chiave di coordinamento burocratico-amministrativo tra le esigenze operative della Luftwaffe e l'apparato repressivo dei campi di concentramento.
La strategia della difesa La difesa di Schröder, affidata all'avvocato Hans Marx, impostò la propria strategia sulla giustificazione degli esperimenti come risposte necessarie a una situazione di emergenza nazionale. La linea difensiva sostenne che Schröder avesse il dovere di salvaguardare la vita dei piloti tedeschi e che le ricerche fossero state autorizzate in base a un principio di "utilità bellica". Una parte rilevante della tesi difensiva fu dedicata al tentativo di dimostrare che l'imputato ignorasse le reali condizioni dei campi di concentramento, descrivendoli come strutture analoghe a campi militari dove i detenuti potevano essere impiegati per scopi statali.
Per quanto riguarda gli esperimenti sull'acqua di mare, la difesa asserì che Schröder avesse inizialmente cercato dei volontari tra i giovani aspiranti ufficiali, ma che l'Oberkommando der Wehrmacht (OKW) avesse negato l'autorizzazione a causa della carenza di effettivi al fronte. Tale diniego, secondo Marx, non avrebbe lasciato all'imputato "altra scelta" se non il ricorso ai prigionieri di Dachau. Inoltre, fu sostenuto che Schröder avesse ordinato la supervisione di un ufficiale medico della Luftwaffe per assicurarsi che i test non risultassero "dannosi per la salute" dei soggetti; tale affermazione fu tuttavia rigettata dalla corte poiché in palese contrasto con i dati clinici e l'alto tasso di mortalità osservato durante i test.
La sentenza e il Codice di Norimberga Il tribunale emise la sentenza il 20 agosto 1947. Oskar Schröder fu riconosciuto colpevole di crimini di guerra e crimini contro l'umanità (capi d'imputazione 2 e 3). La corte lo ritenne responsabile delle sperimentazioni relative ad alta quota, congelamento, acqua di mare e tifo esantematico. I giudici respinsero le tesi difensive basate sull'obbedienza a "ordini superiori" e sullo "stato di necessità", stabilendo che nessuna autorità statale potesse legittimamente autorizzare la tortura o l'uccisione di individui non consenzienti per scopi di ricerca..
Schröder fu condannato all'ergastolo.. L'eredità storica più significativa del procedimento fu tuttavia la formulazione del Codice di Norimberga, inserito nella sentenza stessa. I giudici delinearono dieci principi fondamentali per la sperimentazione umana etica, ponendo come requisito imprescindibile il "consenso volontario e informato" del soggetto. Tale documento divenne il pilastro della bioetica moderna, volto a impedire che le pratiche attuate da Schröder e dagli altri imputati potessero essere nuovamente giustificate come attività scientifiche.
Clemenza e ultimi anni