Marte è un dipinto a olio su tela (116 x 94 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino conservato presso Tatton Park (National Trust) Knutsford.
Storia La prima menzione di questo dipinto è in un Catalogo di dipinti acquistato a Roma nel 1799 da diversi proprietari (Colonna, Borghese e Corsini) da William Young Ottley. Dopo vari tentativi da parte del proprietario di venderlo all'asta nel 1801 e nel 1811, il quadro fu venduto privatamente a Wilbraham Egerton (1 Settembre 1781 – 25 Aprile 1856) nel 1836. Giunse per eredità al 4° e ultimo Lord Egerton di Tatton park, che lo lasciò in eredità al National Trust.
Il fatto che non sia presente nel Libro dei conti lascia presupporre che sia stato saldato nel 1628. Il libro dei conti del Guercino, infatti, inizia a registrare i pagamenti e le spese della bottega del Guercino nel 1629 e termina con la morte del pittore nel 1666.
Mahon e Turner consultando documenti d'archivio del Fondo Spada hanno trovato che nel periodo in cui il cardinale Bernardino Spada era legato Pontificio a Bologna (1627 - 1631), Guercino aveva eseguito per lui tre dipinti: il Ritratto del cardinale stesso, un San Luca e un Marte, consolidando l'ipotesi della datazione al 1628.
Il Marte corrisponde bene al tipo di dipinto che il cardinale Spada avrebbe mostrato al rappresentante della regina madre di Francia, Maria de’ Medici,che stava cercando un pittore da invitare a Parigi per lavorare al Palais du Luxembourg, in sostituzione di Guido Reni, che aveva declinato l’invito. A proposito del Guercino, il cardinale Spada osservava infatti come l’artista «avesse un talento particolare per le fierezze, e nel dar forza alle figure». Descrizione e stile l dipinto raffigura Marte, dio della guerra, rappresentato a mezza figura, in armatura, nell’atto di sollevare la spada con il braccio destro. La figura è colta in una posa dinamica, con il busto ruotato e il capo girato verso destra, come se reagisse a un evento esterno allo spazio della rappresentazione. Il volto barbato, intensamente caratterizzato, mostra un’espressione vigile e concentrata.
Marte indossa una corazza metallica finemente resa, completata da un elmo con pennacchio; sopra l’armatura è drappeggiato un ampio mantello rosso che contribuisce a enfatizzare il movimento della figura. Una fascia diagonale nei toni del blu e dell’ocra attraversa il petto, introducendo un ulteriore elemento cromatico.
La scena è ambientata davanti a un fondale scuro, interrotto sulla destra da un’apertura verso un cielo chiaro, che crea un netto contrasto luministico e accentua il risalto plastico della figura. L’uso del chiaroscuro sottolinea i volumi del corpo e dell’armatura, conferendo alla rappresentazione una forte presenza fisica e un senso di tensione controllata.
Lo stile di questo dipinto, giudicato «assai bello» da Evelina Borea, è riconducibile al periodo successivo al soggiorno romano del pittore. Guercino era stato chiamato a Roma nel 1621 da papa Gregorio XV (Alessandro Ludovisi) e vi rimase fino alla morte del pontefice, avvenuta nel 1623, dopo la quale fece ritorno a Cento.
L’opera si colloca in quello che Denis Mahon ha definito periodo di transizione, esteso approssimativamente dal 1623 al 1632, durante il quale il pittore abbandona progressivamente la sua prima maniera, caratterizzata da marcati contrasti chiaroscurali che tendevano in parte a dissolvere la linea del disegno, la cosiddetta pittura «a macchia», per orientarsi verso un linguaggio più misurato e classicheggiante, fondato su contorni più netti e su una più chiara definizione formale, in linea con modelli quali Domenichino.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Regno Unito Categoria:Dipinti su Marte