Il Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri (anche detto "Museo della Studi Patri") ha sede a Gallarate, presso l'ex convento di San Francesco. Gestito dall'omonima società fondata nel 1896, conserva e valorizza una raccolta di documenti e reperti di carattere storico, archeologico e artistico legati al territorio gallaratese.

Storia La società nacque con lo scopo di tutelare il patrimonio locale, esordendo con il restauro della chiesa di San Pietro. I reperti archeologici e monumentali recuperati in quell'occasione costituirono il nucleo delle prime "Civiche Raccolte", inizialmente ospitate presso il Palazzo Broletto.

Riconosciuta come ente morale nel 1914, la Società acquisì nel 1925 la sede attuale del museo: un ex convento francescano risalente al 1234, noto come "il Chiostrino". Tra gli anni sessanta e settanta del XX secolo, l'associazione sostenne attivamente l'archeologia locale e dei dintorni varesini, partecipando alle campagne di scavo presso le necropoli di Angera, Prospiano di Gorla Minore, Cardano al Campo e Arsago Seprio, alle indagini nell'area della Malpensa, di Castelseprio e Monsorino, alle ricerche di archeologia subacquea nel lago di Monate. Il conseguente ampliamento delle collezioni rese necessario un intervento di restauro architettonico della sede, avviato nel 1965; in seguito ai lavori l'edificio fu rinnovato e il museo venne riaperto ufficialmente al pubblico nel dicembre 1973.

Caratteristiche architettoniche dell'edificio L'antico convento francescano che ospita il museo venne edificato nel 1234. Nel 1925 l'edificio fu donato alla Società Gallaratese per gli Studi Patri dalla Società Immobiliare “Case e Alloggi Macchi & C.”, a seguito di una serie di restauri avviati nel 1911 dal cavalier Enrico Macchi.

In origine la struttura dell'edificio era caratterizzata dalla presenza di due chiostri. Del complesso originario rimane oggi solo la metà del chiostro settentrionale, che conserva un porticato con copertura in legno e un piccolo campanile a vela.

L'edificio è disposto su due livelli. Al piano terra si accede tramite due ingressi situati in prossimità del portico: il primo immette nel settore archeologico, mentre il secondo conduce a un atrio da cui è possibile raggiungere il piano superiore, nonché la cosiddetta "Manica Viscontea".

Il piano terra è suddiviso in tre sale, tra le quali spicca la sala conferenze (Sala della Liberazione) progettata dall’architetto Pietro Zucchini: l'ambiente si sviluppa in altezza fino al livello superiore, dove un’ampia balconata perimetrale si affaccia sullo spazio centrale.

Anche il primo piano dispone di tre sale, decorate con soffitti lignei e affreschi risalenti al XVII secolo. La loggia, sovrastante il portico, è frutto di un intervento stilistico eseguito negli anni venti del XX secolo. L’attuale assetto architettonico del museo risale invece agli anni settanta, su progetto dell’allora direttore Silvio Zanella in collaborazione con l’architetto Ernesto Redaelli e sotto la supervisione di Mario Mirabella Roberti, in precedenza soprintendente ai Beni Archeologici della Lombardia.

Sezioni espositive Il museo è suddiviso in diverse aree tematiche.

Giardino del chiostro Il cortile del chiostro ospita un sarcofago romano in granito contenente un'epigrafe funeraria, due colonne trecentesche provenienti dalla demolita chiesa di San Francesco e una cuspide in granito del Settecento. Sotto il porticato si trovano invece tre statue del XVII secolo provenienti dal castello di Orago e altri materiali medievali, quali lapidi ed elementi architettonici in pietra e in cotto.

Settore archeologico Le raccolte archeologiche sono esposte nelle prime tre sale del museo a piano terra, secondo un criterio cronologico.

Sezione reperti preistorici e protostorici - Sala "Mario Agusta"

La prima sala è dedicata alle fasi più antiche del territorio varesino. Il percorso inizia con reperti del Paleolitico Medio, del Neolitico e dell'Eneolitico, costituiti da ceramiche, strumenti in pietra scheggiata (punte di freccia e manufatti litici), reperti lignei e vegetali, reperti in osso, reperti in rame e in bronzo rinvenuti negli insediamenti palafitticoli dei laghi varesini.

L'epoca protostorica è documentata da un'ampia collezione di materiali provenienti dai siti di Malpensa, Golasecca e Castelletto Ticino. La sezione dedicata alla cultura di Golasecca espone numerosi reperti costituiti da vasellame e ornamenti personali in bronzo. Di particolare rilievo è una piroga monoxile proveniente dal lago di Monate: l'imbarcazione, ricavata da un unico tronco d'albero scavato, potrebbe essere uno dei rari esemplari preistorici conservatisi integralmente fino a oggi.

Nel complesso, la collezione di questa sezione comprende oltre trecento reperti.

Sezione reperti romani e altomedievali - Sale "Pier Antonio Dragoni" e "Renzo e Aldo Dragoni"

La sezione dedicata all'età storica documenta la vitalità del territorio gallaratese e del Seprio dall’epoca preromana (I secolo a.C.) alla dominazione longobarda e oltre. La maggior parte dei reperti risale all'epoca romana.

La seconda e la terza sala espongono una ricca varietà di reperti gallo-romani, provenienti soprattutto da corredi tombali. Sono presenti vasellame comune ad uso domestico, lucerne in argilla, oggetti in vetro, strumenti da lavoro (coltelli, cesoie, falcetti) in ferro e bronzo, ornamenti personali e oggetti da toilette, monete sino all'epoca medievale. Particolarmente importanti sono i manufatti ritrovati nella tomba gallica di piazza Ponti a Gallarate, il più antico rinvenimento archeologico in centro città.

Lungo le pareti della seconda sala è allestita una collezione di iscrizioni, che include epigrafi e are votive del I-III secolo d.C. e numerose iscrizioni sepolcrali.

La terza sala, oltre ai già citati reperti, ospita la ricostruzione di una tomba "alla cappuccina", struttura d'età tardo imperiale composta da grandi embrici disposti a spiovente. Di particolare rilievo è un pluteo in marmo del VII secolo proveniente dalla Basilica di San Giovanni di Castelseprio: quest'ultimo, decorato ad incisione con quattro archi a tutto sesto e croci latine, separava la zona dell'altare e del coro dal resto della chiesa.

Manica Viscontea

Questo ambiente, una galleria collocata al piano terra, è contraddistinto da volte a crociera e colonne in granito con capitelli del XIV secolo. Ospita una selezione di opere a stampa e disegni dedicati alle vedute della città di Gallarate negli ultimi due secoli, nonché alcuni esempi di biciclette del XIX e XX secolo. Tra questi ultimi, figura una draisina risalente agli inizi del XIX secolo: si tratta di un precursore della moderna bicicletta, privo di pedali (si muoveva grazie alla spinta dei piedi sul terreno), ma già dotato di manubrio e sterzo. L'esemplare conservato al museo è considerato dagli esperti uno dei modelli più antichi e meglio conservati della Lombardia e dell'intero territorio nazionale, tanto da essere selezionato per un programma di restauri di Fondazione Intesa San Paolo, avvenuto nel corso del 2025.

Pinacoteca

Al piano superiore, il museo espone una collezione di arte figurativa che ripercorre l'evoluzione artistica del territorio dal Medioevo fino al XX secolo. La prima sala è interamente dedicata alle opere del pittore neoclassico Giuseppe De Albertis. Nelle sale successive, sono presenti vari dipinti di ispirazione prevalentemente religiosa eseguiti tra il Cinquecento e il Settecento, tra cui un bozzetto del Cerano e opere di Nicolò Pisano e Tanzio da Varallo. Spiccano inoltre due altorilievi in pietra, provenienti dall’antico monastero femminile benedettino di Santa Maria Assunta in Cairate. La sezione si chiude con tre sculture di Adolfo Wildt, Mater Purissima e i ritratti di Alessandro e C. Trotti Maino.

Galleria delle epigrafi Questa sezione, posta sulle pareti del corridoio al primo piano dell'edificio, è composta da una consistente raccolta di lapidi e stemmi provenienti da edifici sacri e antiche abitazioni del territorio, ormai in buona parte demoliti, nonché dai blasoni e e dalle insegne delle antiche famiglie gallaratesi.

Biblioteca e archivio storico

La biblioteca del museo ospita un vasto patrimonio composto da volumi a stampa, documenti d'archivio, fotografie e manoscritti. Un ruolo di primo piano nella conservazione della memoria cittadina è occupato dalle numerose pubblicazioni e raccolte di dati dello storico Giuseppe Macchi. La biblioteca conserva, inoltre, i libri appartenuti a Mario Mazzucchelli, storico e scrittore gallaratese, noto per i suoi studi specialistici sulla Rivoluzione francese e sui suoi protagonisti.

Nella sezione archivistica, si distinguono l’archivio di Ercole Ferrario, che documenta le condizioni degli agricoltori locali, e un piccolo gruppo di pergamene. Particolarmente interessante è la conservazione di una cartella contenente una lettera datata 9 agosto 1885, alla quale è allegato un frammento di tessuto bianco e rosso, una reliquia appartenuta a una delle camicie di Giuseppe Garibaldi. Si segnala altresì la presenza di importanti codici manoscritti che raccolgono la descrizione del feudo di Gallarate e di quelli limitrofi nei secoli XVII e XVIII, essenziali per la ricostruzione delle successioni feudali, come il Privilegio del Feudo di Gallarate e sua giurisdizione col titolo di Conte al 1 maggio 1676.

Pubblicazioni La Società ha curato diverse attività editoriali, a partire dalla Rivista Periodica Sociale (storica) (1909-1913); dal 1930 pubblica la Rassegna Gallaratese di Storia ed Arte.

Note

Voci correlate Gallarate Musei della Lombardia

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