L'Arcadia in Brenta è un dramma giocoso in tre atti del compositore Baldassare Galuppi, su libretto di Carlo Goldoni, prima collaborazione tra il musicista buranello e il letterato della Serenissima.

Storia dell'opera Attorno al 1748 Carlo Goldoni aveva appena concluso di comporre il celebre manifesto della propria riforma teatrale, la commedia La putta onorata. L'anno successivo, poco dopo la prima rappresentazione di quest'ultima, egli accettò la proposta fattagli da Vincenzo Ciampi, l'impresario gestente il Teatro Sant'Angelo, ovvero di scrivere il libretto per un dramma giocoso da far musicare a Baldassare Galuppi, il quale del Goldoni aveva già musicato Gustavo primo e Oronte. In quegli anni il musicista di Burano ricopriva la carica di vice-maestro della cappella musicale della Basilica di San Marco, anche se Venezia lo aveva già ospitato nel 1740 come maestro del coro dell'Ospitale dei Mendicanti. Le informazioni relative alla data della prima dell'Arcadia in Brenta, avvenuta il 14 maggio 1749, sono state ricavate dai Notatorj del patrizio veneziano Pietro Gradenigo, una raccolta di avvenimenti contemporanei notati in 38 tomi manoscritti oggi conservati al Museo Correr. Secondo Giuseppe Ortolani, autore della nota critica all'edizione del 1929 delle opere complete del Goldoni, il personaggio del protagonista Fabrizio potrebbe essere stato ispirato a figure nobili della Serenissima quali ad esempio Michele Grimani o addirittura il nonno stesso dell'autore Carlo Alessandro in quanto, secondo il critico letterario, "[...]somiglia a tanti, a Venezia e fuori di Venezia, che volevano godere a ogni costo nel secolo della spensieratezza, e pagavano cari i propri piaceri[...]". Numerosi infine, secondo sempre l'Ortolani, sono gli autoimprestiti di Goldoni in questo dramma giocoso; secondo il critico, infatti, "[...]L’autore si ricordava certamente del suo Momolo sulla Brenta (v. il Prodigo, nel vol. I)[...]".

Trama

Atto primo Prima di svegliare messer Fabrizio, Foresto riflette su come, d'ora in poi, lui e il suo collega tireranno avanti. Una volta fatto alzare l'arcade fabrianese, ancora però impastato di sonno, intreccia con lui un disinteressato dialogo (almeno per quanto riguarda il suo interlocutore) sulla loro corrente situazione economica. Alla fine, per provare a risolvere quest'ultima, l'accademico suggerirà al Fabroni di impegnare un qualche oggetto, partendo poco dopo, e lasciando quest'ultimo in balia dei proprî pensieri. Nel frattempo, Rosanna, Laura, Giacinto e Foresto, sono intenti a discorrere nel giardino della palazzina, quando sul loco giunge il padrone di casa. Volendosi sedere, questi fa alzare con l'inganno Foresto prendendone lestamente il posto, e suscitando, improvvisamente, lo sdegno di Laura la quale, altezzosamente, lascia la scena congedandosi con alterigia dal messere. Dopo tale avvenimento, per giustificare la scenata della compagna prendendosi nuovamente burla di Fabrizio, Rosanna e Giacinto fan credere al Fabroni che la pastorella di Foresto sia invaghita di lui e, per gelosia, abbia fatto tutto questo di fronte alla amica per ripicca, in quanto anch'essa (apparentemente) innamorata del fabrianese. Avuto un breve dialogo tra i due spasimanti, viene annunciata da un servo muto l'entrata della delicata madama Lindora, disturbata da qualsiasi elemento esterno e semi impossibilitata nel camminare, alla quale - a sua volta - uscita viene annunciato un altro ospite, il conte Bellezza, nobile generoso di parole e sì umile. Questi si imbatterà in madama Lindora, alla ricerca di Rosanna e Laura, e volendo baciare la fragile mano della donna, dovrà prendere una miriade di precauzioni, volendo essere sicuro di non nuocere al nobile arto. Durante l'ultima scena dell'atto, sopraggiungeranno sul palco Fabrizio e Foresto, i quali nomineranno il conte padrone di casa per il resto della giornata, offrendogli un serto di fiori. Questo risulterà fastidioso per Lindora, che chiederà del tabacco, ottenendolo però solo dal collega del Fabroni, che, oltre ad averlo offerto agli altri due, non rivelerà ai compagni arcadi la natura starnutente della sostanza.

Atto secondo Amareggiato poiché senza una compagna, Fabrizio si lamenta di questo dinanzi al conte, il quale invita le tre dame a darsi al padrone di casa, purché questi faccio loro un dono ciascuna. Le donne, falsamente, acconsentono, abbandonando però subito dopo il Fabroni per i proprî compagni originali, e regalando loro i cimelî del fabrianese. Fuori del palazzo, tutti fuorché il fabrianese si ritrovano a discorrere, e mentre Foresto si pente dell'azione precedente, le donne ridono dell'arcade. All'uscita del collega di Fabrizio, tutti convengono nel fare una passeggiata, formando due gruppi: un primo, composto da Rosanna e Giacinto, e un secondo, fatto dal conte, da Laura e da madama Lindora. Quest'ultimo insieme fa' andare in confusione Bellezza, costretto alla lentezza dalla fragile Lindora e al correre dalla pastorella di Foresto, inducendolo ad abbandonare la scena. A questo punto escono anche Lindora e Laura, stufe di avere due camminate così diverse. Rimangono insieme solo Giacinto e Rosanna, pazienti e comprensivi a vicenda e, probabilmente, legati da un reciproco amore. Nel frattempo, Foresto restituisce a Fabrizio i varî doni da lui distribuiti alle tre dame, suggerendogli di impegnarli, e promettendogli di tornare, presto o tardi, con un po' di denaro. A questo punto dell'opera entra in scena Lindora, stanca e desiderosa di sedersi. Nonostante l'impegno del Fabroni per trovarle un comodo giaciglio, questa non trova la sedia per lei adatta, abbandonando la scena piena di risentimento. Dopo l'uscita di quest'ultima, sopraggiunge Foresto, il quale annuncia al fabrianese l'ordine del principe dell'arcadia di recitare una commedia per la sera stessa, e riserbando a Fabrizio il ruolo buffo del servitore. Questi accetta a malincuore, lasciando il collega solo sulla scena prima dell'inizio della rappresentazione.

Atto terzo Mentre Fabrizio si dispera essendo stato finito per l'ultima volta possibile il denaro, entra nella sua camera Laura, chiedendogli di ordinare un'introvabile cioccolata. Di seguito a lei entra madama Lindora, volente un brodo di cappone con due fette di pane, seguita a sua volta dal conte il quale, essendo stato nuovamente confermato principe dell'arcadia, ordina che sia servita una fastosa colazione. Quando entra anche Foresto, per conto di Rosanna e Giacinto, i quali chiedono rosolio e caffè, il padrone di casa esce di scena col servo, fingendo di dirigersi a procurare i cibi. Il collega del Fabroni allora rivela agli altri nobili la mancanza di denaro, suscitando il disagio di Lindora - secondo Laura causatole dalla mancanza di un marito - chetato però subito dalla prontezza del conte. Prima del ritorno del Bellezza con uno speziale, Foresto rivela alla fragile madama l'evidenza del suo amore per il conte, cosa che fa vergognare la dama e partire l'arcade per non amplificare l'imbarazzo di fronte al soggetto della discussione. Finito l'incontro con il nobile, sopraggiunge sulla scena Giacinto, annunciando a Lindora il fallimento totale di Fabrizio e dell'invito di Rosanna nella propria arcadia. Una volta questa sola con l'amante, confermerà all'altro il proprio amore, e venendo fedelmente corrisposta. A questo punto, durante l'ultima scena, Fabrizio vuol fuggire per la vergogna, ma nonostante tutto ad ogni tentativo incontra un personaggio. Convinto inizialmente dal conte e poi da tutti gli altri compagni d'arcadia, il Fabroni accetta di seguire la brigata nella dimora di Rosanna, concludendo così il dramma.

Interpreti della prima assoluta RuoloRegistro vocalePrima rappresentazione (Venezia, 14 maggio 1749)RosannasopranoMargherita Parisinamadama Lindora soprano Costanza Russignoli LaurasopranoSerafina Penna messer Fabrizio Fabroni bassoFrancesco Baglioniil conte Bellezza tenoreAlessandro RendaForesto bassoFrancesco Carattoli Giacinto soprano Berenice Penna

Discografia

Note

Bibliografia

Voci correlate

Baldassare Galuppi Opere di Carlo Goldoni Carlo Goldoni Teatro Sant'Angelo Lorenzo Regazzo

Collegamenti esterni

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