Il '98 è una miniserie televisiva italiana, diretta da Sandro Bolchi, tratta da Il re "buono" di Ugoberto Alfassio Grimaldi, andata in onda in tre puntate sulla Rete 2 della Rai dal 14 marzo al 4 aprile 1979.

Trama Prima puntata Nel marzo 1896, Umberto I di Savoia, demoralizzato dopo la disfatta nella battaglia di Adua e la conseguente sconfitta nella guerra di Abissinia, pressato da Antonio di Rudinì, indice le elezioni anticipate, dove l'estrema sinistra storica, formata da radicali, socialisti e repubblicani ottiene 80 deputati e la sinistra costituzionale capeggiata da Giovanni Giolitti e Giuseppe Zanardelli raggiunge 146 deputati. Mentre la situazione politica sta peggiorando, il 22 aprile 1897 l'anarchico Pietro Acciarito tenta un attentato al re all'ippodromo delle Capannelle ma fallisce nell'intento e viene arrestato dalla polizia.

Margherita di Savoia, infuriata con Antonio di Rudinì poiché giudicato troppo debole nel reggere le sorti della legislatura, conversa con la sua dama di compagnia Vincenza di Santa Fiora, vedova Gusso ed ex amante del re, e cerca di imporre una monarchia forte sul modello tedesco; Umberto I, nella sua casa di caccia privata della Villa Reale di Monza, ascolta i consigli della sua nuova amante Eugenia Litta per cambiare il capo di governo, ma Rudinì rimane al suo posto.

Seconda puntata Il governo di Rudinì cerca di fermare i moti popolari del centro e del sud Italia, provocati dalla carestia e dalla fame; il 14 dicembre 1897 Giuseppe Zanardelli viene nominato ministro della giustizia e, nonostante proclami principi liberali, permette che vengano prese delle misure impopolari.

Il 4 marzo 1898, a Milano la Marcia Reale viene fischiata sonoramente in piazza del Duomo e i socialisti si riuniscono all'Arena Civica per i comizi; il 6 marzo il radicale Felice Cavallotti viene ucciso in duello a Roma. I suoi funerali sono l'occasione per una manifestazione antigovernativa da parte della sinistra estrema.

Il 5 maggio, a Milano, gli operai proclamano lo sciopero; il 6 maggio il generale Fiorenzo Bava Beccaris represse le rivolte a colpi di cannone in cinque giorni, fino al 10 maggio, provocando 83 morti e circa 450 feriti. Rudinì dichiarò lo stato d'assedio, i poteri passarono in mano militare e il giudizio fu affidato al tribunale di guerra, con due processi, quello dei giornalisti e quello dei politici.

Nel frattempo, Acciarito, durante il suo processo, venne sottoposto a duri interrogatori e a torture nella convinzione di poter così costringerlo a svelare un supposto complotto e i nomi delle altre persone in esso coinvolte. Parallelamente furono condotte indagini tra i conoscenti di Acciarito e fu arrestato un suo amico, Romeo Frezzi, semplicemente perché nella sua casa fu trovata una fotografia di Acciarito. Anche Frezzi fu torturato e morì al terzo giorno d'interrogatorio. Dapprima si pensò a un suicidio, quindi a un ictus, infine fu ipotizzato un suo lancio da una finestra alta sei metri.

Terza puntata Dopo i tumulti e la repressione, il generale Bava Beccaris riceve onorificenze e un telegramma di congratulazioni, che Eugenio Torelli, direttore del Corriere della Sera, si rifiuta di pubblicare. Il primo ministro Rudinì presenta alla camera dei deputati provvedimenti sempre più repressivi.

La regina Margherita viene accusata di aver tramato la condanna di Acciarito con una lettera fasulla, ma la verità viene presto a galla: i funzionari responsabili della custodia in carcere e degli interrogatori della vittima sono i responsabili della creazione della lettera, suppostamente scritta dalla fidanzata di Acciarito, Assunta, nella quale la ragazza lo informava di essere incinta. Acciarito fece i nomi di cinque persone – tra le quali Federico Gudini – immediatamente tratte in arresto; al termine del processo i cinque presunti cospiratori furono riconosciuti innocenti, i funzionari vennero trasferiti ad altro incarico e Acciarito condannato all'ergastolo.

Il 29 giugno 1898, Umberto I decide di non rinnovare l'incarico ad Antonio di Rudinì e, seguendo i consigli di Eugenia Litta, affida il ruolo di capo di governo a un militare, Luigi Pelloux. Mentre Margherita di Savoia tenta di recuperare la credibilità – pubblica e privata – dopo aver cercato di impedire la marcia del progresso, al Palazzo del Quirinale si organizza una festa; durante il brindisi, cade un bicchiere, in segno di presagio.

Produzione Girata esclusivamente in interni e senza colonna sonora sulla base dei documenti storici, la miniserie era stata progettata nel 1970.

Bolchi dichiarò: «Sarebbe stato difficile riuscire a fare serenamente un lavoro su quel decennio, così segnato dalla presenza degli anarchici e dalle manovre del regime, mentre in Italia infuriavano le polemiche e i colpi di scena seguiti all'attentato di piazza Fontana. Gli attentati contro il re compiuti dagli anarchici Acciarito e Bresci non potevano essere esaminati e studiati con distacco storico, così lo sceneggiato fu rimandato».

Una sorta di prologo alla miniserie fu Processo al generale Baratieri per la sconfitta di Adua, diretto nel 1974 da Piero Schivazappa. Il costo fu di di lire per puntata, per un totale di di lire.

Messa in onda La miniserie andò in onda al mercoledì, in prima serata, alle 20:40. La seconda puntata, inizialmente prevista per il 21 marzo 1979, andò in onda il 28 marzo per uno sciopero.

Note Date trasmissione

Riferimenti

Bibliografia

Voci correlate Moti popolari del 1898 Moti di Milano Processo al generale Baratieri per la sconfitta di Adua

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