La voce tratta della storia di Venezia dalle origini all'annessione al Regno d'Italia nel 1866, fino ai giorni attuali.

Le origini di Venezia La laguna veneta si è formata nell'VIII secolo a.C. da un precedente ambiente fluvio-palustre e si suppone che qui vi fossero insediamenti umani sin dall'epoca preistorica, vista la ricchezza di risorse che favoriva caccia e pesca. In età pre-romana, vale a dire nel periodo paleoveneto, la civiltà era ben radicata nella zona, con popolazioni dedite alla pesca, alla produzione del sale, ai trasporti marittimi e alle altre attività mercantili connesse. Nell'area, snodo di intensi traffici commerciali che collegavano l'Adriatico con il centro e il nord dell'Europa, in questo periodo vengono a svilupparsi alcuni insediamenti, tra i quali spicca, ormai con una fisionomia proto-urbana, il centro di Altino.

Secondo Tito Livio, Antenore e gli altri fuggiaschi dalla guerra di Troia giunsero, trovando rifugio sicuro, presso la costa veneta; Aquilo andò a fondare Aquileia, Antenore fondò Padova e Clodio fondò Chioggia.

La venuta dei Romani avviene in maniera pacifica, senza sottomissione. Il sistema dei porti viene potenziato (a questo periodo risale Chioggia), mentre l'entroterra viene bonificato e centuriato, cosa peraltro ancora visibile nell'attuale disposizione di strade e fossi. La laguna divenne forse luogo di villeggiatura per la nobiltà, come testimoniano alcuni ritrovamenti.

Secondo il Chronicon Altinate (XI secolo), il primo insediamento a Venezia sulla Riva Alta (Rialto) risalirebbe al 25 marzo del 421, con la consacrazione della chiesa di San Giacometo sulle rive dell'attuale Canal Grande: studi recenti hanno però dimostrato che San Giacomo di Rialto è assai più tarda, risalendo alla metà del XII secolo.

Gli abitanti della terraferma cercarono rifugio nelle lagune, a seguito delle varie ondate di invasioni barbariche che si succedettero dal V secolo, in particolare quella degli Unni (452) e dei Longobardi (568). Tuttavia Venezia si presentava allora come un insieme di piccoli insediamenti ancora molto eterogeneo, mentre maggiore importanza assumono alcuni centri limitrofi come Torcello, Ammiana, Metamauco.

Le invasioni

Nel 452 gli Unni di Attila conquistarono Aquileia, Concordia e Altino. In queste occasioni è probabile che le popolazioni dei territori saccheggiati si siano rifugiate temporaneamente nella zona lagunare. Nelle aree lagunari sorgevano all'epoca solo piccoli insediamenti, che si sostentavano con la pesca e lo sfruttamento delle saline.

Dopo sessant'anni di dominio goto, l'intera Venezia fu conquistata dal generale Narsete all'Impero bizantino nel 555. Poco dopo, come racconta Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, nel 568 i Longobardi guidati da Alboino si impadronirono di Forum Iulii (l'attuale Cividale del Friuli) e delle zone interne, lasciando ai Bizantini i centri verso la costa, a cui si aggiungevano Oderzo e la via del Po (Padova, Monselice, Mantova e Cremona): l'invasione fu forse frutto di un accordo, attraverso il quale la Venetia maritima, sottoposta all'esarcato di Ravenna, veniva ormai separata dalla Venetia dell'interno, la futura Austria longobarda.

Una delle conseguenze della nuova invasione fu il trasferimento delle autorità civili e religiose, che furono molto probabilmente seguite da parte notevole degli abitanti, dai centri dell'interno verso la costa, dove già nel secolo precedente si erano andati rafforzando e sviluppando gli scali di Chioggia, l'antica Malamocco (distrutta per una catastrofe naturale agli inizi del XII secolo e ricostruita quindi nella sede attuale), Equilio, Torcello e Caorle: il patriarca di Aquileia, Paolino, si trasferì a Grado, che ospitava già un castrum e due chiese. Il processo di separazione tra regioni costiere e interno fu forse accentuato da una serie di alluvioni (Paolo Diacono descrive come "diluvio" quella del 589) che mutarono l'assetto idrografico.

Nel VII secolo il dominio longobardo si espanse fino alla via Annia: nel 639 fu conquistata Oderzo (poi distrutta nel 667) e i Bizantini spostarono gli organi amministrativi sull'isola di Melidissa, chiamata in seguito Heraclia in onore dell'imperatore Eraclio. La divisione tra i domini bizantini e quelli longobardi venne sancita, agli inizi del secolo, anche da una nuova suddivisione ecclesiastica: il patriarca di Aquileia, ormai con sede a Grado, dove aveva trasferito le insegne del potere pastorale e le reliquie dei santi e dei martiri fondatori della prima comunità cristiana veneta, aveva giurisdizione sulle chiese del dominio bizantino, mentre per i domini longobardi venne nominato un nuovo patriarca filo-longobardo, che pose la sua sede presso Cividale (a Cormones), sede del nuovo potere politico longobardo. Nello stesso periodo vennero fondate nuove chiese basilicali, attestate dalle fonti o dai resti archeologici, a Cittanova, Caorle, Jesolo e Torcello.

Nell'VIII secolo il re longobardo Liutprando fissava stabilmente i confini con la Terminatio Liutprandina. Nel 740 l'esarca di Ravenna, Eutichio, fu costretto dall'attacco longobardo a rifugiarsi temporaneamente nei domini bizantini della laguna veneta. Poco dopo (742-743) la sede del dux bizantino che governava la Venetia maritima fu trasferita da Heraclia a Malamocco, testimoniando un sempre maggiore interesse per le attività e i commerci marittimi.

Nel 751 il re Astolfo conquistava definitivamente Ravenna, ponendo fine all'esarcato bizantino, ma ribadiva il decreto di Liutprando: la Venetia maritima, pur rimanendo formalmente dipendente dall'Impero bizantino (la dipendenza si protrarrà fino al IX secolo), acquistava una sempre maggiore autonomia di governo e di commercio.

A dimostrazione della vitalità demografica e militare di Venezia, è esplicativo l'episodio dell'810 in cui i Franchi, guidati da Pipino, entrano in laguna con una flotta proveniente dalla vicina Ravenna, ma vengono respinti nel corso di una coraggiosa e disperata battaglia che ebbe luogo poco lungi dalle isole realtine (questa la leggenda posteriore; in realtà, sembra attestata un'influenza franca durante il biennio 810-812).

La nascita della città di Venezia

I primi abitanti della città di Venezia non possono essere considerati dei fuggiaschi come i loro antenati, ma avevano già sviluppato diverse attività sul mare. Molti di loro vivevano ancora della pesca e del commercio del sale, altri erano calafatari e carpentieri, ma i più facoltosi spingevano già i loro traffici al di fuori della laguna.

Nelle isole lagunari vicino a Malamocco, il trasferimento della sede ducale dovette comportare un intensificarsi degli insediamenti. Nel 775-776 vi venne creata la sede vescovile di Olivolo. Durante il governo di Angelo Participazio (809-827) la sede ducale venne quindi trasferita da Malamocco alle meglio difese "Isole Realtine" (tra Rialto e San Marco). Furono costruiti il monastero di San Zaccaria, un primo palazzo ducale e la prima basilica di San Marco.

Nell'828 i Veneziani trasferirono il corpo dell'evangelista Marco nella cappella del Palazzo ducale, già sorto nelle isole realtine in prossimità di quella che sarà la futura Piazza San Marco. Secondo la leggenda, due mercanti, Tribuno e Rustico, capitarono in Alessandria d'Egitto nel momento in cui il Califfo faceva saccheggiare la chiesa cristiana dove era conservato il corpo di San Marco (martirizzato nel 68). Temendo che il sacro corpo venisse profanato, i due mercanti lo trafugarono, trasportandolo sulla loro nave, in un cassone di legno ricoperto di quarti di maiale. I veneziani gli diedero poi onorata sepoltura nella prima basilica di San Marco e lo elessero loro patrono. Questo evento accrebbe il prestigio di Venezia, non solo come capitale ducale ma anche come sede religiosa, e comportò in seguito il trasferimento della sede patriarcale.

Nell'897 il doge Pietro Tribuno eresse una difesa (civitatis murus) tra Olivolo e Rialto. I materiali da costruzione per queste edificazioni, secondo l'uso dell'epoca, furono tratti dalle rovine delle antiche città romane più vicine alla costa, in particolare da Altino

Lo sviluppo di Venezia

Venezia rivaleggiava con Genova e il suo predominio sull'Adriatico era tale che i veneziani lo indicavano con il nome di "Golfo di Venezia". Il Doge Pietro II Orseolo, in seguito a una vittoriosa spedizione diplomatica e militare lungo la costa dalmata che valse a Venezia la conquista di alcuni territori, nell'anno 1000 ricevette dall'Imperatore Romano d'Oriente il titolo di Dux Dalmatiae; le repubbliche marinare di Ancona e di Ragusa riuscirono a rimanere indipendenti e a continuare i loro traffici con l'Oriente solo grazie a una stretta alleanza reciproca, atta a scongiurare il dominio esclusivo dei navigatori veneziani. In questa chiave si deve leggere l'alleanza stretta nel 1174 tra Venezia e il Sacro Romano Impero con l'intento di assediare Ancona. L'assedio di Ancona fallì militarmente ma ebbe il pregio per i Veneziani, che avevano perso recentemente l'alleanza di Bisanzio, di ingraziarsi l'imperatore Federico Barbarossa e di fargli dimenticare la precedente adesione alla lega anti-imperiale di Verona che nel 1164 era stata promossa dal pontefice Alessandro III.

Il capo del governo era il Doge (corrispondente al latino dux), teoricamente eletto a vita, ma in pratica spesso costretto a rimettere il proprio mandato a seguito di risultati insoddisfacenti del proprio governo.

Nei secoli Venezia divenne la capitale della Repubblica Veneta, che fu per secoli una delle maggiori potenze europee.

Le Crociate

Venezia fu nei secoli uno dei porti di partenza dei crociati.

La prima crociata (1095-1099) fu la prima di una serie di spedizioni, chiamate crociate, che tentarono di conquistare la Terra santa, invocata da papa Urbano II nel corso di un'omelia tenuta durante il concilio di Clermont nel 1095. Essa iniziò come un vasto pellegrinaggio della cristianità occidentale e finì come una spedizione militare dell'Europa cattolica per riconquistare i luoghi santi del Vicino Oriente caduti sotto il controllo dei musulmani durante la precedente espansione islamica avvenuta tra il 632 e il 661. La crociata terminò nel 1099 con la presa di Gerusalemme.

Nel 1100 Venezia invio' una flotta di 200 navi a Giaffa in aiuto ai Crociati cercando inutilmente di espugnare Acri, seppur occupando Haifa. Successivamente i Veneziani cooperarono all'assedio ed alla conquista di Sidone nel 1100 e di Tiro nel 1124.CROCIATE in "Enciclopedia Italiana"

Venezia partecipò anche alla terza e quarta crociata su invito del Papa. Emblematico fu l'assedio e il sacco di Costantinopoli del 12 aprile 1204, dove i crociati e i veneziani, guidati dal doge Enrico Dandolo, infersero un durissimo colpo all'Impero Bizantino, segnandone il declino.

Le crociate diedero l'opportunità di consolidare la propria posizione in oriente potendo conquistare dei punti chiave per il commercio. Venezia era di fatto monopolista nei traffici delle merci che confluivano dall'Europa Occidentale e dall'Italia settentrionale.Venezia Bonechi ed. pag.6

Guerra con Genova

La storica rivalità con Genova aveva origine dalla concorrenza tra le Repubbliche Marinare per il controllo delle rotte commerciali con l'Oriente e nel Mediterraneo. Se con Pisa, la Repubblica di Venezia riuscì a trovare a più riprese diversi accordi di spartizione delle reciproche zone d'influenza, con Genova i rapporti erano sicuramente meno cordiali.

Nel XIII secolo le ostilità si limitarono alla guerra di corsa. Verso il 1218 le Repubbliche di Venezia e di Genova si accordavano per mettere fine al dannoso corsaleggio con la garanzia di tutelarsi reciprocamente, mentre ai Genovesi veniva garantita la libertà di traffico nelle terre dell'impero orientale.

Le due Repubbliche si scontrarono violentemente nella seconda metà del XIV secolo per il possesso del monastero di San Saba nella città siriana di San Giovanni d'Acri.