La chiesa di San Giacomo, o di San Giacomo Apostolo, è una chiesa cattolica situata a Colderù, nel comune di Borgo Valbelluna in provincia di Belluno; è suffraganea della parrocchiale di Santa Maria Assunta di Lentiai e fa parte della diocesi di Vittorio Veneto.
Storia
La data di fondazione di questa chiesa è antecedente al XV secolo, ma la prima citazione documentale è solo del 1515, quando le venne chiesto un contributo di 200 lire per i lavori di sistemazione della pieve di Lentiai; era una somma nettamente superiore a quella domandata alle altre chiese filiali, poiché questa era particolarmente ricca.
Nel corso dei secoli sono documentati vari lavori d'ampliamento (verso sud e verso est), innalzamento e restauro: tra gli altri, nel 1574 "Bortolo et Antonio Dezulian, Andrea de Bastian laudatori" commissionarono il portale laterale, mentre nel 1688 i "laudatori ser Iacomo Pitol et ser Iacomo [...] et ser Domenego Cechonet" fecero restaurare l'edificio; nel 1795 l'altare venne chiuso dietro a un cancello per evitare furti e profanazioni. Vari restauri si collocano anche nel Novecento: 1926, 1963 (gli affreschi) e 1992 (il sagrato).
Descrizione
Esterno La chiesa, regolarmente orientata a est e circondata da un prato, si trova verso la parte più alta di Colderù, accessibile scendendo alcuni gradini da est o salendo una lunga scalinata da ovest. Si presenta con facciata a capanna, aperta dal portale architravato e timpanato cinquecentesco, da un oculo con grata e da un piccolo foro rettangolare in alto; in basso a sinistra si notano i resti sbiaditi di un affresco ormai indecifrabile. Vi sono tre finestre su ogni fiancata (due rettangolari in corrispondenza della navata, e una monofora nel presbiterio) più una piccola rettangolare sulla parete di fondo; è inoltre presente un portale laterale al centro del lato destro.
Il campanile, appoggiato al fianco sinistro, è una torre a base quadrata, con cella campanaria aperta da monofore su ogni lato e un tettuccio a quattro spioventi quasi piatto, con banderuola e croce apicale.
Interno L'interno è a navata unica, con una volta a botte troncata; l'arco santo a tutto sesto introduce al presbiterio, rialzato di alcuni gradini; sulla parete di fondo, a destra, una porta conduce a uno spazio sul retro ad uso di sagrestia.
L'altare, composto da dossale e paliotto in legno intagliato e cromato, è d'inizio Seicento; la pala, opera di Egidio Dall'Oglio (1705-1784), raffigura la Madonna con Bambino in gloria tra i santi Filippo e Giacomo il Maggiore, e ne sostituisce una con lo stesso soggetto che era documentata nel 1641; gli stessi due santi sono intagliati anche sui lati del paliotto.
Affreschi Le pareti interne della chiesa sono quasi completamente ricoperte da affreschi: il più antico è lUltima Cena molto danneggiata sulla parete sinistra, databile alla metà del Quattrocento e attribuibile dallo stesso maestro anonimo che operò nelle vicine chiese di San Donato e San Bartolomeo.
Il resto dell'aula è occupato in gran parte da affreschi cinquecenteschi, cominciati dai fratelli Marco e Giovanni da Mel nel 1520-30 e terminati dall'agordino Lorenzo Paulitti nel 1560, suddivisi in tre registri: nel superiore corre una fascia sottotrave con grottesche e clipei con busti di santi, l'inferiore è riempito da un finto velario a fasce rosse e bianche e quello centrale ospita riquadri separati da pilastrini con motivi a candelabra, contenenti le scene principali. Ai da Mel vanno attribuiti lo spaccato architettonico della loggia con soffitto a cassettoni che sovrasta lUltima Cena (e che, prima che questa fosse riscoperta, doveva scendere fino a coprirla), l'immagine di sant'Antonio abate subito accanto e quattro scene (due su ogni lato) del Miracolo di san Giacomo come raccontate dalla Legenda Aurea: nella storia, il figlio di due pellegrini che andavano a Compostela, accusato con l'inganno di un furto, venne impiccato, restando in vita fino al ritorno dei genitori grazie all'intercessione del santo; un giudice venne avvisato del miracolo, ma rimase incredulo fino a che il pollo arrosto che aveva nel piatto non riprese vita. Del Paulitti sono invece gli episodi della vita di san Giacomo: la predicazione in Giudea e la conversione del mago Ermogene sulla parete destra (inframezzate dalla finestra e dai resti di unAnnunciazione), e quattro scene del martirio sulla sinistra (san Giacomo condotto davanti a Erode Agrippa, san Giacomo condotto in catene al martirio, la decapitazione dello scriba Iosia e la traslazione del corpo a Compostela).
Infine, sia in navata, sia in presbiterio, sono presenti nove riquadri tardo seicenteschi con vari santi e sante, talvolta accompagnati da data e nome del donatore; dello stesso periodo è anche lAnnunciazione sulla parete di fondo del presbiterio.
Note
Bibliografia
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Collegamenti esterni
Giacomo Giacomo Categoria:Chiese dedicate a san Giacomo maggiore