Il Grand Hotel Siva è un edificio alberghiero situato a Santo Stefano d'Aveto, nell’Appennino ligure. Progettato dall’ingegnere e architetto Piero Barbieri, fu costruito tra il 1938 e il 1940, nacque come struttura alberghiera moderna e le soluzioni distributive e tecniche furono illustrate sulla rivista Edilizia Moderna nel 1942.

Storia Negli anni precedenti alla costruzione del Grand Hotel Siva, l’area dell’alto bacino dell’Aveto aveva conosciuto uno sviluppo limitato delle strutture ricettive. Il progressivo interesse turistico per la zona portò alla realizzazione di un grande albergo moderno, destinato all’accoglienza di una clientela nazionale.

La committenza dell’opera fu della famiglia Bombrini, imprenditori liguri legati alla BDP (Bombrini Parodi Delfino), che promossero la costruzione dell’edificio nell'ambito di un più ampio progetto di valorizzazione turistica del territorio.

La costruzione dell'edificio fu completata nel 1940.

La progettazione architettonica e la direzione dei lavori furono affidate all'ingegner Piero Barbieri. Le caratteristiche costruttive e distributive dell’edificio furono illustrate dallo stesso progettista in un contributo tecnico pubblicato nel 1942 sulla rivista Edilizia Moderna.

L'hotel è stato raffigurato nei murales dipinti da Teresio Beroggio per la sede dell’Automobile Club di Genova, assieme ad altri edifici emblematici dell'architettura moderna ligure degli anni quaranta.

.Documentazione societaria (visure camerali).

Dal 1991 l’edificio è di proprietà della Famiglia Biggio ed è oggi una struttura alberghiera a tre stelle. Nel 2009 è stato dotato anche di un Residence.

Architettura L’edificio è inserito in un’area terrazzata ottenuta mediante lavori di scavo e di contenimento del terreno. La struttura si sviluppa su cinque piani, compreso il seminterrato, e presenta una pianta rettangolare allungata.

Il paramento esterno è caratterizzato da una fascia continua in legno che riveste i due piani intermedi, in contrasto cromatico con il bianco dell’intonaco del pianterreno e dell’ultimo piano. Una balconata continua all’ultimo piano e una terrazza coperta al primo piano contribuiscono a definire l’immagine architettonica dell’edificio.

L’edificio disponeva originariamente di 57 camere, quasi tutte dotate di bagno e servizi privati, per una capacità complessiva di circa 100 ospiti. Al pianterreno si trovavano i principali ambienti di soggiorno, tra cui sale comuni, ristorante e bar, mentre nel seminterrato erano collocati i locali di servizio e la centrale termica.

Dal punto di vista strutturale, la costruzione presenta soluzioni tecniche significative per il periodo. La platea di fondazione in cemento armato risulta armata con binari ferroviari riutilizzati, come indicato nella relazione tecnica del progettista. Particolare attenzione fu riservata all'isolamento acustico e al comfort, con l’impiego di materiali innovativi per l’epoca e pavimentazioni in linoleum. Il riscaldamento degli ambienti principali avveniva mediante un sistema di pavimento radiante.

Note

Bibliografia Gemignani, L’occhio sul paesaggio. Archivi fotografici locali e patrimonio rurale della montagna appenninica, FrancoAngeli, Milano, 2013.

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