Il Board of Peace (lett. “Consiglio per la Pace”) è un'organizzazione internazionale il cui obiettivo, secondo lo statuto, è quello di «promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate dai conflitti».

L'istituzione del Board of Peace è stata promossa dal presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump nel settembre 2025 ed è stata ufficialmente costituita il 22 gennaio 2026 mediante firma dello statuto a Davos in Svizzera.

Donald Trump è il presidente a vita dell'organizzazione, l'accesso alla quale avviene solo su invito del presidente; per ottenere un seggio permanente è necessario il pagamento di una somma pari a un miliardo di dollari.

Storia Nel mese di settembre 2025, Donald Trump ha dichiarato pubblicamente di voler creare un Board of Peace in quanto l'Organizzazione delle Nazioni Unite sarebbe “insufficiente” e “poco d'aiuto”.

La volontà d'istituire il Board of Peace s'inserisce anche nel quadro delle trattative per il raggiungimento del cessate il fuoco nella guerra di Gaza (2023-): infatti, la seconda fase del piano di pace prevede l'implementazione di un Consiglio avente il compito di governare la Striscia e coordinare la ricostruzione della stessa.

L'11 gennaio 2026 lo stesso Trump ha annunciato che avrebbe formalizzato la nascita del Consiglio nel giro di qualche settimana e ne avrebbe annunciato i membri entro sette giorni.

Una volta iniziata il 14 gennaio 2026 la seconda fase del piano per Gaza, Donald Trump ha ufficializzato l'istituzione dell'organizzazione e inviato i primi inviti ad alcuni paesi.

Il Board of Peace è stato formalmente istituito il 22 gennaio 2026 durante il Forum economico mondiale (World Economic Forum) di Davos, mediante la firma dello statuto da parte dei 24 primi paesi membri dell'organizzazione.

Reazioni internazionali America del Nord – Il primo ministro Mark Carney e il ministro delle Finanze François-Philippe Champagne hanno dichiarato di essere favorevoli in linea di principio all'adesione, ma di non voler procedere fin quando sarebbe persistita la "irricevibile tassa" di un miliardo di dollari al fine di entrare a far parte del Board.

America del Sud – Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha espresso la propria preoccupazione sulla struttura del Consiglio, sottolineando come mettesse "in secondo piano l'ONU" e concentrasse "troppi poteri nelle mani del presidente degli Stati Uniti".

Europa – Il presidente della Francia Emmanuel Macron ha rifiutato sin da subito l'invito ad entrare nel Consiglio in quanto “interferisce con il ruolo delle Nazioni Unite”; paventandosi l'ipotesi di un incontro tra Macron e Trump, il presidente statunitense ha espresso la propria contrarietà, in quanto "non avrebbe senso incontrare un presidente a fine mandato", minacciando invece l'imposizione di dazi del 200% sui vini francesi. – La presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni ha inizialmente dichiarato in un'intervista a Porta a Porta che l'Italia non avrebbe aderito all'organizzazione, in quanto avrebbe presentato margini di incompatibilità con l'articolo 11 della Costituzione della Repubblica, secondo cui il Paese avrebbe potuto aderire ad organizzazioni finalizzate alla pace e alla giustizia internazionale, limitando la propria sovranità, ma soltanto "in condizioni di parità con gli altri Stati". Il 14 febbraio 2026, prima dell'incontro dell'Unione Africana ad Addis Abeba, Meloni ha annunciato che l'Italia era stata invitata come Paese osservatore alla prima riunione del Board, sostenendo che fosse "una buona soluzione" rispetto ai problemi di costituzionalità dell'accordo; tuttavia, l'annuncio è stato criticato da diversi partiti di opposizione. – Il primo ministro Keir Starmer ha espresso la propria contrarietà in merito alla possibile presenza del presidente della Russia Vladimir Putin, definendola come "preoccupante". – Il primo ministro Robert Golob ha dichiarato di non poter aderire al Board of Peace, in quanto "interferisce pesantemente con l'ordine globale". – Il primo ministro Ulf Kristersson ha affermato di non poter firmare lo statuto "così com'è". – Diversi diplomatici e funzionari europei hanno espresso "seri dubbi" sulla struttura dell'organizzazione.

Struttura Secondo lo statuto dell'organizzazione, essa si compone di una struttura basata su più livelli: Il Presidente (Chairman) del Board of Peace dirige e coordina l'organizzazione. L'attuale presidente è Donald Trump, il quale mantiene la carica a vita. Il Consiglio Principale (Main Board) è costituito dai rappresentanti dei paesi membri. Al 22 gennaio 2026 i paesi membri sono 24, ma sono stati invitati oltre 60 paesi; alcuni paesi, tra i quali la Francia e la Germania non hanno accettato l'invito. L'Italia ha accettato in qualità di osservatore. Il Consiglio Esecutivo (Executive Board) si compone di personalità pubbliche del mondo della politica e della finanza, tra i quali l'ex Primo Ministro del Regno Unito Tony Blair e il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga. Il Consiglio Esecutivo per Gaza (Gaza Executive Board), con il compito di dirigere il Comitato Nazionale per l'amministrazione di Gaza (National Committee for the Administration of Gaza, NGAC) previsto dalla seconda fase del piano di pace.

Presidente Il presidente dell'organizzazione, carica ricoperta a vita da Donald Trump, è il vertice monocratico e plenipotenziario del Board of Peace.

Le prerogative del presidente sono infatti particolarmente estese: Dirigere e coordinare il Board of Peace Invitare nuovi paesi membri Istituire, modificare o dissolvere i livelli dell'organizzazione Firmare o porre il veto sulle revisioni dei termini dello statuto Designare il proprio eventuale successore

Membri del Consiglio Esecutivo Marco Rubio Steve Witkoff Jared Kushner Tony Blair Nikolaj Mladenov Marc Rowan Ajay Banga Robert Gabriel Jr.

Membri del Consiglio Esecutivo per Gaza Steve Witkoff Jared Kushner Hakan Fidan Ali al-Thawadi Hassan Rashad Tony Blair Marc Rowan Reem Al-Hashimy Nickolay Mladenov Yakir Gabay Sigrid Kaag

Paesi membri

Gli Stati attualmente membri sono 28, di cui 20 fondatori:

Paesi osservatori Partecipano con status di osservatori 10 Stati sovrani, cui si aggiunge la Commissione europea in rappresentanza dell'Unione europea:

Paesi invitati Sono stati altresì invitati i seguenti Paesi, i quali però tuttora non hanno aderito, né partecipato come osservatori, né rifiutato l'invito.

(invito ritirato)

Paesi che non hanno accettato l'invito

Note

Voci correlate Seconda presidenza di Donald Trump Organizzazione delle Nazioni Unite

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