Le Composizioni sono una serie di dieci olii su tela realizzati dal pittore russo Vasilij Vasil'evič Kandinskij tra il 1910 e il 1939.
Molto diverse tra loro per stile, datazione e significato, esse nelle intenzioni dell'artista sono indicate come le opere realizzate solo dopo importanti studi e ricollegabili nelle loro forme alla musica.
Definizione dell'artista Nell'opera Lo spirituale nell'arte, pubblicata nel dicembre del 1911, Kandinskij classificò la sua produzione pittorica in tre distinti "generi": le Impressioni, definite come «impressioni dirette della "natura esteriore"»; le Improvvisazioni, descritte come «principalmente inconsce [...] e, pertanto, impressioni della "natura interiore"»; e le Composizioni, intese quali «espressioni che si formano sempre lentamente..., che riprendo a lungo e in modo quasi pedante dopo i primi abbozzi». L'artista precisa inoltre che, nell'ambito delle Composizioni, la componente cosciente, l'intenzionalità e l'efficacia giocano un ruolo predominante, sebbene sia in ultima istanza «il sentimento a prevalere sempre».
Storia Secondo Kandinskij poi, «la musica è il maestro supremo»: seguendo questo dettame intraprese la realizzazione delle prime sette delle sue dieci Composizioni. Le prime tre sopravvivono soltanto attraverso fotografie in bianco e nero scattate dalla collega artista e amica Gabriele Münter. Sebbene esistano studi, schizzi e improvvisazioni (in particolare della Composizione II), le opere vennero confiscate dal Bauhaus negli anni Trenta da parte delle autorità della Germania nazista in quanto considerate "Arte degenerata". Tutte e tre furono distrutte durante la Seconda guerra mondiale. La Composizione I del 1910 fu distrutta da un attacco aereo compiuto dalla Royal Air Force sulla città di Braunschweig, in Bassa Sassonia, la notte del 14 ottobre 1944.
La Composizione IV e i dipinti successivi si preoccupano principalmente di evocare una risonanza spirituale nello spettatore e nell'artista. Come nel suo dipinto dell'apocalisse tramite l'acqua (Composizione VI), Kandinskij pone lo spettatore nella condizione di vivere questi miti epici traducendoli in termini contemporanei (con un senso di disperazione, agitazione, urgenza e confusione). Questa comunione spirituale tra spettatore, dipinto e artista/profeta può essere descritta entro i limiti delle parole e delle immagini.
Mentre stava lavorando alla Composizione VI, dopo quasi sei mesi di studio e preparazione, Kandisnkij volle realizzare un'opera che dovesse evocare simultaneamente un diluvio, un battesimo, la distruzione e la rinascita. Dopo aver abbozzato l'opera su un pannello di legno di dimensioni murali, subì un blocco e non riuscì a proseguire. Münter gli consigliò di concentrarsi nel ricercare il vero soggetto del quadro: gli suggerì quindi di ripetere semplicemente la parola uberflut ("diluvio" o "inondazione") e di concentrarsi sul suo suono piuttosto che sul suo significato. Ripetendo questa parola come un mantra, Kandinsky dipinse e completò la Composizione VII, opera di dimensioni monumentali, nell'arco di tre giorni.
Musica Durante l'esposizione presso il Museo d'arte di Odessa del 1914, la critica paragonò per la prima volta un quadro di Kandinskij, la Composizione VII, ad una composizione musicale, «con il suo potenziale inesauribile». In quell'anno è già noto dagli scritti dello stesso Kandinskij il suo interesse per la musica, specialmente per quella di Richard Wagner e per la sua opera Lohengrin. Egli stesso asserisce nel suo libro Lo spirituale nell'arte del 1910 l'importanza della stessa nel suo processo creativo. Compositori tra cui il già citato Wagner, Arnold Schönberg, Aleksandr Nikolaevič Skrjabin e Claude Debussy avrebbero attuato nella musica una vera e propria «liberazione dal bello naturale», dove le esperienze non sono acustiche ma puramente psichiche. Ciò era in linea con il suo desiderio di liberare la pittura dal suo "contenuto", riprendendo tentativi già attuati similarmente ma in diverse forme da personaggi delle varie arti come Eugène Delacroix o Charles Baudelaire prima, o da contemporanei di Kandinskij come Maurice Maeterlinck. Per paragonare la Composizione VII alla musica l'autore usò spesso il concetto di "vibrazione", riprendendo la teosofia, ovvero una consonanza dell'anima con il suono del cosmo, infinito e che «risuona caotico nel fragore degli elementi»..
Come indicano i saggi dell'almanacco Der Blaue Reiter e le teorizzazioni con il compositore Arnold Schönberg, Kandinskij espresse la comunione tra artista e spettatore come accessibile sia ai sensi che alla mente (sinestesia). Udendo toni e accordi mentre dipingeva, Kandinskij teorizzò che, ad esempio, il giallo è il colore del Do centrale di una tromba squillante; il nero è il colore della chiusura e della fine delle cose; e che le combinazioni di colori producono frequenze vibrazionali, simili agli accordi suonati su un pianoforte.
Le opere Di seguito è presentata la lista completa delle dieci tele facenti parte del ciclo delle Composizioni:
FotoTitoloAutoreCollocazioneAnnoNote Composizione I Vasilij Vasil'evič Kandinskij - 1910 Andato distrutto durante la Seconda guerra mondiale - Composizione II Vasilij Vasil'evič Kandinskij - 1910 Andato distrutto durante la Seconda guerra mondiale - Composizione III Vasilij Vasil'evič Kandinskij - 1910 Andato distrutto durante la Seconda guerra mondiale Composizione IV Vasilij Vasil'evič Kandinskij Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf 1911 Composizione V Vasilij Vasil'evič Kandinskij Collezione privata 1911 Composizione VI Vasilij Vasil'evič Kandinskij Ermitage, San Pietroburgo 1913 Composizione VII Vasilij Vasil'evič Kandinskij Galleria Tret'jakov, Mosca 1913 Composizione VIII Vasilij Vasil'evič Kandinskij Solomon R. Guggenheim Museum, New York 1923 Composizione IX Vasilij Vasil'evič Kandinskij Centro Georges Pompidou, Parigi 1936 Composizione X Vasilij Vasil'evič Kandinskij Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf 1939
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Dipinti di Vasilij Kandinskij