È una delle principali sostenitrici ed esperte dei diritti delle donne in Iran. Il suo lavoro è incentrato sulla promozione dei diritti delle donne e della pace in Medio Oriente, Nordafrica e Asia.

Biografia Tahmasebi è nata a Teheran da padre iraniano e madre statunitense. La famiglia emigrò negli Stati Uniti nel 1978, alla vigilia della rivoluzione iraniana.

Tahmasebi tornò in Iran nel 1999, rimanendovi per oltre dieci anni, periodo durante il quale si impegnò attivamente nella società civile e nel movimento femminista iraniano.

Vive negli Stati Uniti.

Carriera È co-fondatrice e direttrice esecutiva di Femena, un'organizzazione che supporta le donne impegnate nella difesa dei diritti umani e i movimenti femministi in Medio Oriente, Nordafrica e Asia.

Considerata una delle massime esperte della condizione femminile nella regione, durante la sua permanenza in Iran ha co-fondato l'Iran CSO Training and Research Center per sostenere lo sviluppo della società civile emergente.

Dal 2011 al 2017 ha ricoperto negli Stati Uniti il ruolo di direttrice della regione MENA presso l'International Civil Society Action Network (ICAN), organizzazione di cui è stata co-fondatrice. In precedenza si era occupata di salute riproduttiva e salute materna e infantile.

Tahmasebi è inoltre membro non residente presso Democracy for the Arab World Now (DAWN), siede nel consiglio di amministrazione del Doria Feminist Fund e fa parte del comitato consultivo MENA di Human Rights Watch.

Campagna Un milione di firme Tahmasebi è tra le fondatrici della campagna Un milione di firme, un'iniziativa delle donne iraniane avviata nell'agosto 2006 con l'obbiettivo di raccogliere un milione di firme per chiedere la fine della discriminazione legale basate sul genere in Iran.

A causa del suo attivismo le è stato ripetutamente vietato di viaggiare ed è stata sottoposta a diversi interrogatori e arresti. Il 4 marzo 2007, per aver partecipato al processo a cinque donne detenute per le proteste del 2006, è stata arrestata insieme ad altre attiviste e successivamente condannata a due anni di carcere (di cui 18 mesi sospesi con la condizionale) per "associazione a delinquere e collusione con l'intento di danneggiare la sicurezza nazionale, disturbo dell'ordine pubblico e disobbedienza agli ordini della polizia".

Premi e riconoscimenti Sussan Tahmasebi ha ricevuto il premio Alison Des Forges di Human Rights Watch per l'attivismo straordinario nel 2010 e nel 2011. Newsweek nel 2011 l'ha riconosciuta come una delle "150 donne che scuotono il mondo".

Il suo lavoro a sostegno dei diritti delle donne è presente come parte della mostra permanente sul movimento globale per i diritti umani A Spark Of Conviction presso il National Center for Civil and Human Rights, ad Atlanta.

Nel 2016 il National Center for Civil and Human Rights le ha attribuito il premio "Power to Inspire"

Nello stesso anno per la sua attività a sostegno dei diritti delle donne e della pace nella regione MENA e in Asia ha ricevuto il riconoscimento dell'Associazione per i diritti delle donne nello sviluppo (AWID) che l'ha inserita tra i "12 attivisti che danno speranza per un futuro femminista senza fondamentalismo".

Note