Lassedio di Mosca del 1382 fu una battaglia combattuta tra la Moscovia e Toktamish, khan dell'Orda d'Oro.
Nell'agosto di quell'anno, Toktamish guidò un grande esercito verso Mosca. In quel momento, il principe Dmitrij Donskoj non si trovava in città, in cerca di aiuto da altri territori russi. Di conseguenza, la difesa di Mosca fu affidata al popolo e a una piccola guarnigione. Toktamish ricorse all'inganno per violare le difese di Mosca, fingendo di volere intavolare delle trattative di pace e promettendo che se i moscoviti si fossero arresi, sarebbero stati risparmiati. Tuttavia, una volta aperte le porte della città, le forze mongolo-tartare irruppero e perpetrarono un brutale massacro.
Sparpagliatesi per la città, le forze mongole distrussero edifici, saccheggiarono oggetti di valore e uccisero migliaia di abitanti. La città fu inoltre rasa al suolo e molti sopravvissuti furono fatti prigionieri e deportati come schiavi nell'Orda d'Oro. Sulla via del ritorno, uno dei distaccamenti dell'Orda fu attaccato dai russi e sconfitto, sebbene l'esercito principale di Tokhtamish avesse evitato di ingaggiare battaglia..
Un simile gesto di brutalità dimostrò che l'Orda d'Oro aveva ancora il potere di reprimere e controllare i territori russi, nonostante la sconfitta riportata poco prima nella battaglia di Kulikovo.
L'attacco riaffermò il dominio dell'Orda d'Oro sulla Russia, poiché dopo la distruzione di Mosca, Dmitrij Donskoj fu costretto a sottomettersi nuovamente all'Orda d'Oro e a riprendere a pagare tributi per evitare ulteriori attacchi.
Contesto storico Il khan Totkamish pensò di assediare Mosca nel 1382 perché infastidito dalla volontà di Moscovia di rinnegare il proprio rapporto di sottomissione con l'Orda d'Oro, a cui era formalmente sottoposta; le liti erano culminate nella battaglia di Kulikovo del 1380, vinta dai russi. Va precisato che fu un rivale di Toktamish, il signore della guerra Mamai, ad essere stato sconfitto a Kulikovo; sempre Toktamish aveva battuto personalmente proprio Mamai l'anno successivo nella battaglia del fiume Kalka del 1381, imponendosi in maniera salda come khan dell'Orda d'Oro. Nonostante ciò, vi era il desiderio di compiere una rappresaglia ai danni di Mosca per dimostrare a e eventuali principati rivoltosi cosa sarebbe accaduto se la supremazia mongola fosse stata sfidata.. Toktamish si alleò (in parte costringendoli) con i principi di Tver', Rjazan' e Nižnij Novgorod contro la Moscovia, divenendo in condizioni di scagliare un attacco a sorpresa contro la città nel 1382. Il principe Dmitrij Donskoj, il quale aveva condotto il suo esercito in gran parte moscovita a una vittoria di Pirro a Kulikovo due anni prima,. abbandonò la sua capitale e fuggì a nord, lasciando i cittadini di Mosca sgomenti e costringendoli a domandare aiuto a un nobile lituano di nome Ostei (o Ostej), nipote di Algirdas, affinché potesse guidare la difesa.
Il Racconto dell'invasione di Tokhtamyš contiene un resoconto dell'assedio di Mosca del 1382. Mentre le forze del khan si avvicinavano, si narra:
L'assedio Si racconta che i difensori moscoviti ricorressero a tecniche di difesa tradizionali come il ricorso a frecce e ad acqua bollente, ma alcune fonti sostengono impiegassero già le prime armi da fuoco con polvere da sparo.
I principi di Nižnij Novgorod, cognati di Dmitrij Donskoj, convinsero con l'inganno i cittadini moscoviti ad arrendersi. Questo accadde quando aprì le porte ai mongoli e ai loro alleati Rus' il 26 agosto 1382, dopodiché saccheggiarono immediatamente la città. Secondo Crummey, gli assedianti attirarono Ostei fuori dalla fortezza con il pretesto di ricercare un'intesa, lo uccisero e poi irruppero nella cittadella moscovita, passarono a fil di spada molti dei suoi difensori e distrussero gran parte della città di Mosca. Toktamish ordinò alle sue truppe di saccheggiare anche molti insediamenti minori dislocati nella regione circostante, tra cui Serpuchov, Pereyaslavl e Kolomna. Mentre il suo esercito tornava a casa verso meridione, lungo il cammino saccheggiò anche il principato di Rjazan'.
Conseguenze Dmitrij Donskoj fu costretto a riaffermare la sua fedeltà all'Orda d'Oro e riprese a pagare il tributo (che probabilmente fu aumentato come punizione). Sebbene Toktamish non privò Donskoj del titolo di gran principe di Vladimir, egli prese in ostaggio suo figlio Basilio per diversi anni (finché non riuscì a fuggire al secondo tentativo e impose un pesante tributo a tutta Vladimir-Suzdal').
Kirpichnikov affermò: «Non c'è dubbio che l'invasione di Mosca da parte di Toktamish rallentò l'unificazione del paese e rianimò il separatismo di alcuni sovrani locali che rivaleggiavano con il granduca».
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