Vive e cresce a Padova, dove lo scultore apprende i primi rudimenti di ordine artistico che costituiscono il patrimonio dal quale trarranno origine le sue successive esperienze come figlio d’arte del padre Amleto Sartori. Completati gli studi, insegna scultura e storia dell’arte nelle scuole e Istituti statali d’arte di Padova, continuando le sue sperimentazioni sul cuoio consolidate dalla tecnica tramandata dal padre.

Realizza le maschere per il Vita di Galileo di Bertolt Brecht e Arlecchino servitore di due padroni interpretato da Ferruccio Soleri, per Il Figlio di Pulcinella di Eduardo De Filippo, per il Teatro di Enriquez, per la Scuola di Jacques Lecoq e per la Comédie-Française a Parigi.

Biografia Origini familiari e infanzia Donato Sartori nasce a Ferrara nel 1939, figlio dello scultore e poeta Amleto Sartori (Padova, 1915 - 1962). L'infanzia è segnata dalle difficoltà della Seconda guerra mondiale. Cresce nella campagna padovana attorno a Mestrino, a stretto contatto con la natura e il mondo contadino, essendo ricercato insieme alla famiglia dai nazifascisti per questioni razziali. Dopo il conflitto frequenta le scuole nella provincia padovana, avvicinandosi precocemente all'attività di bottega. Nelle testimonianze e nelle ricostruzioni biografiche, l’esperienza dell’educazione del dopoguerra viene indicata come uno degli elementi che contribuirono alla formazione di un atteggiamento critico verso ogni forma di dogmatismo e di condizionamento ideologicoChiara Vozza, tesi di laurea in museografia, Introduzione al nascente museo europeo della maschera “Amleto e Donato Sartori”, Università degli studi di padova, 1999, p.32-33.

L’attività artistica della famiglia Sartori si sviluppa nel secondo dopoguerra, con la ricerca sulla maschera della Commedia dell’Arte, i suoi personaggi e le tecniche costruttive, ormai in gran parte perdute dalla metà del Settecento. Le maschere di Amleto vennero impiegate, tra gli altri, da Giorgio Strehler, Gianfranco De Bosio e Jacques Lecoq. Dopo la morte del padre, Donato raccoglie questo patrimonio di conoscenze tecniche e culturali, proseguendolo e reinterpretandolo in chiave contemporanea.

Anni Sessanta e Settanta A otto anni Donato frequenta l’atelier del padre Amleto e a 22 anni si trova a dover portare a termine numerosi impegni già avviati: tra questi, la realizzazione di una nuova maschera per Il figlio di Pulcinella, richiesta da Eduardo De Filippo, le maschere per un’opera di Carlo Gozzi diretta da Giovanni Poli, rappresentata a Venezia e poi a New York, oltre al completamento di sculture, dipinti murali e graffiti e altri lavori rimasti incompiuti.

Tra i primi incarichi di rilievo ci sono le maschere per Vita di Galileo di Bertolt Brecht, con la regia di Giorgio Strehler, realizzate nel 1963 e utilizzate all’interno del Piccolo Teatro, dove Sartori ha modo di collaudare con le nuove espressioni artistiche. L’anno seguente lavora anche a Il Gioco dei potenti dello stesso autore, ancora con Strehler.

Il suo percorso di autonomia professionale si consolida nel contesto dell'Arlecchino per Arlecchino servitore di due padroni, in quella fase si definisce progressivamente anche il contributo di Sartori allo sviluppo delle maschere della produzione, poiché all’inizio Arlecchino era solo dipinto in volto. Parallelamente si moltiplicano le richieste di mostre in Italia e all’estero sull’arte della maschera nella Commedia dell’arte attraverso l’opera dei Sartori.

Negli stessi anni Sartori riprende anche gli studi universitari in architettura a Venezia, già iniziati e in precedenza interrotti a causa della malattia del padre. Il clima culturale e politico della fine degli anni Sessanta, e in particolare l’incontro con figure come Bruno Zevi, hanno un ruolo nella sua maturazione artistica. Da una iniziale vicinanza allo stile paterno si sviluppa progressivamente una ricerca personale, che non abbandona la maschera ma la affianca a nuove esperienze scultoree.

Nel 1968 Sartori viene coinvolto nel clima dei movimenti studenteschi e partecipa a iniziative artistiche legate ai moti del maggio francese. Le trasformazioni culturali e politiche di quel periodo influenzarono profondamente il suo orientamento, portandolo a distaccarsi dal figurativismo paterno e a sviluppare un linguaggio autonomo attraverso una scultura sperimentale in metallo, ferro e acciaio, con l’uso di saldature ossiacetileniche, laser e nuove tecniche di fusione in bronzo..

Negli anni Settanta espone in numerose gallerie e spazi dedicati alla scultura contemporanea, tra cui la galleria I Volsci di Roma, la Triade di Torino, la Diarcon di Milano e il Traghetto di Venezia, partecipando inoltre a concorsi ed esposizioni internazionali. Nel 1974 contribuì alla formazione del gruppo “Azionecritica”, attivo tra Padova e Venezia e composto da artisti e intellettuali.

Nella seconda metà del decennio soggiorna a Parigi, dove entra in contatto con il critico d’arte Pierre Restany e segue le lezioni di César all'Ecole des Beaux-Arts de Paris. In quello stesso ambiente entra in rapporto anche con le ricerche di Jean Tinguely e Christo. Le sue opere vengono presentate al Salon de la Jeune Sculpture di Parigi e vennero poi acquisite da istituzioni museali come la Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia, dalla Casa Museo Remo Brindisi di Lido di Spina, dal Museum of Contemporary Crafts di New York e altre di Tokyo e di Città del Messico.

Nel 1979 fonda il Centro Maschere e Strutture Gestuali insieme all’architetto Paola Piizzi e allo scenografo Paolo Trombetta, organismo dedicato alla maschera etno-antropologica, la maschera di teatro dall’antichità fino ai nostri giorni e delle più recenti ricerche pluridisciplinari sul Mascheramento Urbano e le Strutture Gestuali.

Anni Ottanta e Novanta Nel 1980 Donato Sartori viene invitato dal direttore Maurizio Scaparro a partecipare alla Biennale Teatro di Venezia dove realizza la grande installazione-performance di mascheramento urbano a Piazza San Marco chiamata “Ambientazione” con la partecipazione di quasi centomila persone. Questi mascheramenti urbani furono portati in altre città in Italia e all’estero, ognuna con uno specifico progetto unito a verifiche delle istanze sociali, culturali e architettoniche.

Gli anni successivi registrano un numero crescente di interventi in Europa, America, Africa e nel medio ed estremo Oriente: esposizioni itineranti, attività pedagogiche, installazioni e mascheramenti urbani nati grazie alla promozione del Ministero degli Affari Esteri Italiano. Dal 1996 al 2002 viene chiamato in Svezia a dirigere un laboratorio permanente (Maskenverkstaden) e lì tiene seminari sulla maschera teatrale, ma conduce anche ricerche storiche sulle maschere medievali nordiche in collaborazione con docenti universitari, studiosi ed esperti. Tra queste, ci fu la ricerca per la produzione delle Orestiadi di Eschilo, con la regia Peter Oskarsson, per la quale mise a punto 140 maschere realizzate con nuove tipologie e tecniche costruttive, nate dalla sperimentazione approfondita dell’acustica prevista per i cori greci.

La morte Muore il 23 aprile 2016 e da allora la compagna e direttrice del Museo della Maschera Paola Piizzi e la figlia Sarah Sartori, nominata direttrice del Centro Maschere e Strutture Gestuali, portano avanti il patrimonio Sartori. Successivamente si è aggiunto Walter Valeri come direttore dei progetti speciali.

Istituzioni e progetti

Centro Maschere e Strutture Gestuali

Il Centro Maschere e Strutture Gestuali, costituito tra il 1978 e il 1979, si sviluppò a partire dall’incontro tra scultura contemporanea, teatro e studio della gestualità. Fondato da Donato Sartori con Paola Piizzi e Paolo Trombetta, il centro avviò una ricerca autonoma che, partendo dalla tradizione della maschera teatrale, si estese ai temi della maschera totale, delle strutture gestuali e del mascheramento urbano, portando le sue attività in numerose città europee, americane e asiatiche.

Il progetto del centro era impostato come lavoro di ricerca pluridisciplinare: l’elemento maschera e l'origine della Commedia dell’Arte, diventano punto di partenza per indagini che coinvolgono artigianato, arti visive, teatro, pedagogia e intervento urbano. Nelle formulazioni programmatiche del gruppo ricorrono temi quali il recupero della manualità, la continuità con le tradizioni artigianali, l’uso di tecnologie contemporanee e il rifiuto di schemi espressivi rigidi. In questo quadro, la maschera veniva considerata non solo un oggetto teatrale, ma uno strumento di ricerca sulla comunicazione, sul corpo e sul rapporto tra arte e spazio pubblico.

Arlesega Nel 1983 prende forma ad Arlesega il Museo Vivente della Maschera, fondato da Donato Sartori, Paola Piizzi e dal Centro Maschere e Strutture Gestuali. Il progetto rappresenta uno dei primi tentativi di integrare in modo stabile teatro, cinema, performance, laboratori, seminari e mostre all’interno di un unico percorso culturale. L’iniziativa risente anche dell’influenza delle maison de la culture francesi, conosciute da Sartori durante i soggiorni a Parigi e successivamente rielaborate nel contesto italiano.

Seminario internazionale "Arte della maschera nella Commedia dell’Arte"ARTE DELLA MASCHERA NELLA COMMEDIA DELL'ARTE XXXII seminario laboratorio internazionale diretto da Paola E Sarah Sartori, CENTRO MASCHERE E STRUTTURE GESTUALI → http://www.sartorimaskmuseum.it/wp-content/uploads/2017/01/SemIt2017.pdf Nel 1985 nasce il Seminario internazionale Arte della maschera nella Commedia dell’Arte, diretto da Donato Sartori fino al 2015 e successivamente da Paola Piizzi e Sarah Sartori. Il seminario si configura come corso professionale teorico-pratico dedicato alla storia, alla morfologia e alla tecnica della maschera teatrale in cuoio, seguendo le metodologie sviluppate dai Sartori dal 1947 in avanti.

Nel corso degli anni il seminario ha coinvolto artisti, attori, registi e studiosi provenienti da diversi paesi, mantenendo anche un rapporto con le scuole d’arte di Padova attraverso l’assegnazione di borse di studio.

Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori

Nel dicembre 2004 inaugura il Museo Internazionale della Maschera “Amleto e Donato Sartori” di Abano Terme, tenuto a battesimo da una prima mondiale realizzata da Dario Fo e Franca Rame intitolata Maschere pupazzi e uomini dipinte con la regia di Felice Cappa.

Il museo contiene circa 2.000 opere dei Sartori ed i percorsi artistici: maschere realizzate in diversi materiali (legno, cuoio, metalli e altro), sculture, costumi teatrali, accessori, calchi in gesso e terracotta, fusioni in bronzo, microfusioni, progetti, disegni preparatori, materiale espositivo e didattico inerente alle tecniche di elaborazione delle maschere documentano l’opera grafica e pittorica dei due scultori.

Produzione artistica Le maschere La ricerca di Donato Sartori sulla maschera si sviluppò in continuità con quella paterna, ma con un progressivo ampliamento delle sue funzioni artistiche e teatrali. Nell’ambito del Centro Maschere e Strutture Gestuali, la maschera viene concepita come linguaggio da restituire al presente in una forma diversa dal passato, non soltanto come eredità della Commedia dell’Arte, ma come strumento per nuove esperienze artistiche e culturali.

Accanto all'approfondimento delle tecniche tradizionali, espande la portata delle tecniche fisiognomiche legate alla maschera, approfondendo aspetti legati al volto, all'espressività e alla forma teatrale. Questa linea di studio venne estesa da Donato a nuove forme espressive, tra cui le strutture gestuali (maschere totali) e il mascheramento urbano, discipline che collegavano la maschera alle performance collettive, all’arte visiva e all’intervento nello spazio pubblico.

Maschera Neutra