Per Area archeologica del Palazzaccio si intende l'area, sita sul dosso destro del canale Rogio nel territorio del Comune di Capannori, che è stata oggetto di varie campagne di scavo a partire dal 1995, sulla quale insiste un edificio rustico, residuo di una villa rinascimentale, detto il Palazzaccio.
Localizzazione
L'area è sita su un pianoro relativamente più alto del piano di campagna circostante (mt.10 slm. contro gli 8 mt. adiacenti)solo qualche metro (10 ) mentre il piano di campagna è a 8 m. s.l.m., che insiste sulla ripa destra del Rogio, il quale ripercorre in buona parte il tragitto di un ramo dell'antico Auser sud orientale, diretto a Bientina. Il fiume proveniva dalla Garfagnana e in epoca romana si divideva all'altezza di Ponte a Moriano in due rami, uno occidentale, che dal VI-VII secolo verrà chiamato Auserculus,Fu grazie all'intervento dell'epoca di San Frediano che venne ridotto il flusso del ramo occidentale, salvando Lucca dalle continue alluvioni. piccolo Auser, che aggirava a occidente la città di Lucca lasciandola alla propria sinistra, e uno orientale diretto all'Arno, che aveva alla propria destra la città di Lucca. Quest'ultimo originava un ramo meridionale diretto verso Bientina e un ramo occidentale, in direzione di Ripafratta, volto a raggiungere il ramo denominato Auserculus.
Ciampoltrini e cool. hanno individuato sulle mappe satellitari un altro paleo-alveo, ramo dell'Auser diretto a Bientina: sarebbe confluito da sud-ovest nella sponda destra dell'Auser verosimilmente dalla collina di San Ginese/Colognora di Compito, cosìcchè risulterebbe che il sito fosse collocato alla confluenza di due fiumi.
Caratteri distintivi del sito L'area risulta frequentata dagli umani fino a oggi ininterrottamente fin dall'età del Bronzo Medio. Su di essa si svolgevano importanti traffici commerciali attraverso punti di approdo e rientranze. Si svlgevano quindi scambi commerciali tra gli abitanti dell'Alveo di Bientina, che nell'epoca etrusco-romana brulicava di fattorie, ovvero di domus rurali, e i territori posti a valle, Val d'Arno e mar Tirreno, o a monte, ovvero con il capoluogo lucchese. E' stato accertato il suo servizio di supporto alla navigazione come approdo o per l'attraversamento dell'Auser. Durante il periodo di esistenza del lago di Sesto veniva sommerso a lungo, secondo l'andamento stagionale delle piogge.
L'edificio del Palazzaccio Il rudere, in 43°48'44"N 10°35'41"E, che denomina all'area, è detto "Palazzaccio",Da non confondersi con la Villa "Il Palazzaccio" già Guinigi, a Capannori, via Matraia, 24, della prima metà secolo XVI - prima metà secolo XVI così come lo ha soprannominato la gente della piana, che lo frequentava nel dopo guerra, per l'aria sinistra che l'edificio, decadente anche all'epoca, assumeva. La costruzione è a due piani fuori terra, caratterizzata nella facciata esposta a sud da una elegante triplice finestratura a sesto acuto al primo piano, che si ripete al piano terra con archi a tutto sesto. Nella facciata nord, attualmente rivestita da una siepe rigogliosa, le aperture sono simili, ma a tutto sesto.
Giulio Ciampoltrini, nel convegno del 1999 intitolato "Le Cento Fattorie Romane della Piana di Lucca" e le prospettive per un parco archeo-naturalistico, si esprimeva come segue sul Palazzaccio. "...segnalo fra tutti lo straordinario monumento del Palazzaccio, uno dei più belli esempi dell’architettura rurale settecentesca, già rilevato sulla cartografia settecentesca del territorio."
Suoi proprietari erano i Bernardini, come gran parte dei terreni che lo circondano: infatti il toponimo "Bernardini" si rinviene in vari punti della carta tecnica regionale, che ritrae la piana intorno al Rogio. Fino ai primi anni dell'ultimo dopoguerra il palazzo ospitava i contadini nelle serate estive della Piana lucchese, che vi si riunivano per ballare e suonare; era stata una villa rinascimentale di proprietà di nobili di Lucca, gli ultimi furono i Bernardini, prima di loro era proprietà degli Altogradi, che possedevano, oltre a numerose case, anche a villa di Colognora di Compito, anch'essa sul Rogio, ora Adorni-Braccesi.
Attualmente l'area non è visitabile, perché non agibile e l'edificio presumibilmente pericolante; su di essa vige un vincolo paesaggistico-archeologico ai sensi della legge 1985 n.431 art. 1 lettera m.
Gli scavi È noto che l'alveo del lago di Sesto, una volta prosciugato, non cessò di fornire alla storia una infinità di scoperte di insediamenti dalla preistoria sino a oggi. Narra un erudito (Farnocchia1806) che •[...] certi antichissimi vestigi di grandi edifizi [... quando le acque del lago sono più basse, si scorgono benissimo, e i pescatori anche d'oggi, cioè del 1700 circa, sanno alla mente, e per pratica, di essere ora in Piazza alla chiesa e ora in tal luogo».
Grazie agli scavi effettuati nell'arco del decennio 1994-2004 per la realizzazione di alcuni collegamenti per la fornitura di metano da parte di SNAM, il triangolo di territorio compreso tra Paganico, Porcari e giù fino al "padule" dei Bernardini, posto ai margini orientali di San Ginese di Compito, è stato oggetto di sondaggi e studi da parte della Sovrintendenza per i beni archeologici della Toscana e quindi è stata esplorata l'area del Palazzaccio.
Età del Bronzo Medio Giulio Ciampoltrini della Sovrintendenza, così si esprime sui primi ritrovamenti "...nell’autunno del 1995, la trincea che stava raggiungendo il terminale del Metanodotto Montopoli in Val d’Arno-San Ginese di Compito, dopo aver incontrato, in poco meno di due km, una decina di siti d’età etrusca e romana, portò in luce dapprima una stratificazione con frammenti ceramici dell’Età del Bronzo Medio (1600-1350 a.C.), e poi un focolare" Dieci anni prima erano stati portati avanti gli scavi presso la non lontana, Fossa Nera in Porcari dall'archeologo Augusto Andreotti, analogamente situata sul dosso del medesimo canale.
L'area del ritrovamento viene così precisata: "tra l'edificio del Palazzaccio e la strada vicinale del Porto al Fontarano, a una quota di circa 3 metri dall’attuale piano di campagna."
Presenza etrusca Seguendo lo scavo del Metanodotto in direzione sud, nell'inverno del 1995 furono eseguiti otto sondaggi lungo bordo destro del Rogio, a sud del Palazzaccio. Di questi solo i seguenti scavi confermarono tracce degli insediamenti etruschi del VI e V secolo, localizzati sul dosso destro dellAuser, progenitore del Serchio attuale:
saggio " 0": pozzo e focolare saggio "M": resti di probabile focolare saggio "L"; pozzo o silo saggio " C": vero e proprio focolare
Epoca Romana A partire dal 2005 l’attività di ricerca è stata portata avanti da una collaborazione della Università di New York e Syracuse di Firenze, con l'Università del North Carolina di Asheville. Gli scavi, appena sotto la zona arata di 45–55 cm., iniziarono appena a sud ovest del rustico del Palazzaccio. Venne alla luce una delle fattorie romane del Progetto delle 100 fattorie romane, preservata dalle catastrofiche inondazioni dell'Auser, sorta tra il 160 e il 150 a.C.
Nella sintesi della Sovrintendenza, rappresentata negli scavi da G. Ciampoltrini, si individuano tre fasi di sviluppo del complesso rurale romano: la prima, a cui si riferisce un muro di recinzione a nord e una vasca per la spremitura delle uve; la seconda, riferibile ai ritrovamenti nella parte meridionale del complesso, in corrispondenza della prima età augustea, quando a Lucca si ha l’edificazione del teatro in piazza S. Agostino e di edifici pubblici sotto la Banca del Lavoro. Alla III fase risalgono " le strutture murarie affiorate verso sud, i cui reperti fittili sono riferibili al III-IV sec. d.C."
Secondo quanto riportato dagli studiosi anglofoni del "Project 100 Roman Farms", la storia romana del sito si delinea in maniera dettagliata: venne occupato stabilmente dopo la fondazione della colonia di Lucca nel 180 a.C., quando, lungo uno dei numerosi rami dell’Auser, attirati dalla presenza di una fonte d'acqua costituita dal fiume Auser, i coloni romani edificarono una fattoria ripartita in una parte produttiva, dotata di strutture e impianti per la spremitura dell’uva (pars rustica) e di una parte residenziale per la famiglia del proprietario (pars urbana), di cui sono rimasti numerosi resti delle fondamenta e dei manufatti per la produzione del vino. Doveva essere solo una della coppia di fattorie, probabilmente interdipendenti, che sorgevano nella zona, similmente alle fattorie gemelle di Fossa Nera A e B, le quali erano una finalizzata alla lavorazione dell'uva e l'altra alla frangitura delle olive. Caratteristica è la durata della occupazione del sito, di gran lunga superiore a quella delle altre fattorie della zona: dal II secolo a.C. al III secolo d.C. e ineguagliabile è il livello di lusso riscontrato nella struttura, nonché l'ampiezza del complesso di oltre 900 metri quadrati, mentre nelle altre fattorie non si superano i 400 m²., tanto che gli archeologi si sono domandati quale fosse il ruolo speciale di questa Farm nel sistema agrario romano della regione.
In corrispondenza della seconda colonizzazione di età augustea, in cui la piana venne ri-centuriata con modifiche dell'inclinazione del reticolo, la fattoria del Palazzaccio, come le fattorie della Fossa Nera, subì una profonda ristrutturazione, con la costruzione di una vasca smaltata per la macinatura dell'uva e l'aggiunta di mosaico in cubi di ceramica, purtroppo sgretolato. Si evidenzia della stessa epoca un magazzino a sud con il cortile, in cui si sarebbero svolte gran parte delle attività. Sono stati rinvenuti oltre a pesi per la pesca, a manufatti locali e di origine africana del II secolo, alcuni beni di lusso, che non si ritrovano nella stessa abbondanza nella Fossa Nera A e B: vetro decorativo, perline d'oro prismatiche, un perone di bronzo della Gallia e vari oggetti decorativi in bronzo.
Tardo antico e medioevo
Dopo la fine dell'impero romano vennero meno le opere di manutenzione del sistema idrico e, anche a causa di un aumento delle precipitazioni, la regione, fino allora sfruttata per la produzione agricola, subì la lenta ma incessante invasione delle acque dell'Auser e quindi la trasformazione in un bacino paludoso e acquitrinoso, il Lago di Bientina (per i pisani) o di Sesto (per i lucchesi), soggetto a periodiche esondazioni in relazione alle condizioni meteorologiche a monte.Juan Antonio Quirós Castillo, El incastellamento en el territorio de la ciudad de Lucca (Toscana), BAR international series, 811. John and Erica Hedges; Archaeopress, Oxford. ISBN 1841711160, nota 11.
Il sito del Palazzaccio sembra legato al tardo-antico, in cui Juan Antonio Quirós Castillo suppone l'esistenza di una tipica villa dell'epoca, che rappresentava il seguito dell'insediamento tardo repubblicano e imperiale. Il rinvenimento di una fibbietta in bronzo di tipo longobardo, usata per la cintura o sax, del VII sec. effettuato dal Gruppo Archeologico Capannorese data l'edificio del Palazzaccio nella relativa epoca.Marco Frilli, Capannori itinerari archeologici II, collaboratori G.A.C., 1998, p. 72.
Rinascimento