Il Patto di Parigi (in portoghese: Pacto de Paris) è il nome dato al presunto accordo stipulato il 17 aprile 1922 tra l'ex re Manuele II del Portogallo e la contessa Adelgonda di Braganza, rappresentante del nipote Duarte Nuno, del ramo miguelista della dinastia, dopo l'"abdicazione" del padre, il principe Michele Gennaro, nel 1920. Il patto, stipulato a Parigi, era sostanzialmente una continuazione del Patto di Dover di dieci anni prima, circa sui diritti dinastici e le pretese sul trono portoghese dei due rami dei Braganza.

Il testo dell'accordo Il testo venne firmato dal conte Lourenço de Jesus Maria José Vaz de Almada e Avranches per rappresentare Adelgonda, reggente per Duarte Nuno di Braganza ancora minorenne, e dal tenente colonnello Aires de Ornelas e Vasconcelos per conto di Manuele II. Questo accordo era una continuazione e uno sviluppo dei principi precedentemente stabiliti dall'accordo noto come Patto di Dover del 1912:

Conseguenze Il Patto di Dover stabiliva l'obiettivo primario di ambo i rami del casato di ripristinare la monarchia in Portogallo col mutuo riconoscimento delle proprie pretese, sia nel caso in cui Manuele II avesse avuto un erede diretto, sia che non lo avesse avuto. Invece, il Patto di Parigi ebbe una formulazione meno precisa.

Se il primo accordo fu contestato dai costituzionalisti sostenitori del re in esilio, il secondo non fu ben accolto dal ramo miguelista, tra cui l'Integralismo Lusitano, movimento tradizionalista e ultramonarchico che presto si staccherà dall'obbedienza all'ultimo re del Portogallo e riconoscerà il solo pretendente al trono in Duarte Nuno col titolo di "Duarte II" (e nei suoi discendenti) dal 1933 in poi. Tuttavia, la mancata restaurazione della monarchia nel paese lasciò privi di contenuto pratico i patti e le pretese dei due rami dinastici.

Note

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