Lomicidio di Gloria Rosboch è un caso di cronaca nera avvenuto il 13 gennaio 2016 a Castellamonte, nella città metropolitana di Torino. La vittima era un'insegnante di 49 anni. Per l'omicidio sono stati condannati Gabriele Defilippi, 22 anni, ex allievo della donna, e Roberto Obert, 53 anni, suo complice.

La vittima Gloria Rosboch nacque nel 1967 e crebbe a Castellamonte, un piccolo comune del Canavese, in Piemonte, da Ettore Rosboch e Marisa Mores. Visse in un contesto familiare molto protettivo in quanto figlia unica e perché considerata molto timida e sensibile. Dopo la laurea in lingue all'Università di Torino, continuò a vivere a casa dei genitori, coi quali aveva un rapporto quasi simbiotico. Col padre condivideva la passione per la Juventus. Negli ultimi tempi lavorava come insegnante di francese nella scuola media "Giacomo Cresto" di Castellamonte. La donna non aveva molti rapporti sociali, se non qualche amica con cui si confidava. Chi la conosceva la descrisse come una persona disponibile e di indole buona, dedita al suo lavoro, apprezzando in particolare quello di insegnante di sostegno.

Rosboch conobbe Gabriele Defilippi, nato nel 1994, residente a Gassino Torinese, quando lui era suo studente alla scuola media di Castellamonte, nel 2005. I due tornarono in contatto nel 2012, quando iniziò un rapporto di fiducia nel quale il ventenne Defilippi - dalla personalità fortemente istrionica - assunse un ruolo sempre più manipolatorio e seduttivo. La donna nutrì presto un profondo affetto per il ragazzo, provando molto probabilmente un innamoramento mai vissuto prima e l'illusione di poter cambiare vita. Secondo le ricostruzioni investigative e le testimonianze raccolte, nel 2014 Defilippi riuscì a convincere Rosboch a consegnargli quasi 187 mila euro, tutti i suoi risparmi, presentando l’operazione presso una società immobiliare come un investimento remunerativo per avviare un'attività. Una sera a cena il ragazzo le prospettò un futuro insieme ad Antibes, in Costa Azzurra, dove si sarebbero dovuti trasferire. Presto però l’investimento si rivelò inesistente e, quando Rosboch comprese di essere stata raggirata, il 28 settembre 2015 lo denunciò per truffa ai Carabinieri. Nonostante la denuncia, Defilippi continuò successivamente a cercare Rosboch e a mantenere con lei un rapporto ambiguo, alternando rassicurazioni, pressioni e tentativi di recuperare la sua fiducia. Il giovane esercitava sulla vittima una forte capacità di persuasione, sfruttandone la fragilità emotiva e la fiducia riposta in lui, al punto che la donna credette che forse lo studente non l'avesse ingannata. La professoressa arrivò anche a proporre a Defilippi una restituzione graduale dell'importo, in tre anni, ipotizzando persino di lasciare 50.000 euro al ragazzo e al suo "capo". Secondo alcune testimonianze, il ragazzo avrebbe truffato altre donne prima di lei, obbligate a pagarlo per non pubblicare le foto scattate durante i loro rapporti sessuali.

Il delitto e le indagini Mercoledì 13 gennaio 2016, poco dopo l’ora di pranzo, alle 14:45, Gloria Rosboch uscì dalla casa di Castellamonte dove viveva con i genitori, dicendo che avrebbe partecipato a una riunione scolastica e che sarebbe rientrata in breve tempo. Si trattò dell’ultimo momento in cui fu vista viva. La donna aveva in realtà un appuntamento con Defilippi, che l'aveva convinta ad incontrarlo con la promessa di restituirle i soldi. Rosboch salì sulla sua auto alla rotonda a circa un chilometro dalla sua abitazione, dove era presente un altro complice, Roberto Obert, un cinquantenne che aveva una relazione con un amico della madre di Defilippi, Caterina Abbattista, operatrice socio-sanitaria all'ospedale di Ivrea, circostanza che lo aveva portato a frequentare l’ambiente familiare del giovane e a instaurare con lui un rapporto di complicità. Quel giorno Gloria Rosboch, convinta a spegnere il cellulare, venne strangolata con una corda nel veicolo e il corpo fu occultato in un pozzo per il percolato di una discarica tra Rivara e Pertusio. Non rientrando a casa, sua cugina ne denunciò la scomparsa ai carabinieri di Rivarolo Canavese.

Dopo la scomparsa della professoressa, il procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando definì il caso "un vero enigma". Nei primi giorni si ipotizzarono prima una tragica fatalità e poi il suicidio. Le ricerche iniziarono immediatamente, coinvolgendo vigili del fuoco, unità cinofile e carabinieri. Le operazioni si concentrarono nella zona di Sant’Anna Boschi, una frazione di Castellamonte, dove furono effettuate battute e controlli sul territorio. Defilippi fu ascoltato come persona informata sui fatti a causa della denuncia fatta dalla donna. Mentre le ricerche proseguivano, Defilippi commise un errore decisivo che portò gli inquirenti a collegarlo direttamente alla scomparsa. Ci furono incongruenze nelle sue dichiarazioni e di elementi emersi durante gli interrogatori che resero evidente il suo coinvolgimento. Negò che Obert fosse coinvolto e che fosse passato nelle vicinanze della casa di Rosboch. Invece, il cellulare di Roberto Obert risultava aver effettuato una telefonata nei pressi della casa di Rosboch proprio il giorno della scomparsa. Convocato in caserma, Obert confessò e indicò il luogo dell’occultamento del cadavere. Il 19 febbraio 2016, dopo più di un mese, il corpo di Rosboch fu ritrovato nella discarica dove era stato gettato.

I colpevoli e le condanne Il 14 febbraio 2017 iniziò il processo contro gli imputati. L'avvocato di Gabriele Defilippi chiese il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica, per dimostrare che l'assassino di Rosboch avesse un parziale vizio di mente, oltre che una personalità "disturbata". Venne invece riconosciuto capace di intendere e di volere nel momento dell'omicidio e definito "un manipolatore avido e narcisista", oltre come l'ideatore della truffa e dell'esecuzione materiale dell'omicidio, con la collaborazione di Roberto Obert, complice fino alla fine e testimone oculare. In primo grado, nel 2017, venne condannato a 30 anni per l'omicidio volontario e occultamento di cadavere, pena confermata in appello il 14 dicembre 2018 e dalla Cassazione il 18 dicembre 2019. La Corte escluse l’aggravante della premeditazione, pur riconoscendo la piena responsabilità del giovane.

Roberto Obert venne condannato in primo grado a 19 anni di carcere per la collaborazione nell'omicidio, in appello la pena fu ridotta a 18 anni e 9 mesi, che fu poi confermata dalla Cassazione.

La madre di Defilippi, Caterina Abbattista, venne inizialmente indagata per concorso nell’omicidio di Gloria Rosboch e per concorso nella truffa ai danni dell’insegnante. Durante il dibattimento, tuttavia, non emerse alcuna prova concreta che la collegasse alla pianificazione o all’esecuzione del delitto. Le testimonianze raccolte e l’analisi dei tabulati telefonici non evidenziarono comportamenti riconducibili a un coinvolgimento diretto o indiretto nei fatti contestati. La stessa posizione di Obert, che collaborò con gli inquirenti, non fornì elementi utili a sostenere l’ipotesi accusatoria nei confronti della donna, che venne assolta in tutti i gradi di giudizio per l’omicidio della donna ma ritenuta colpevole di concorso in truffa.

Riferimenti nella cultura di massa Della scomparsa e del delitto tra il 2016 e il 2017 si è occupata la trasmissione TV Chi l'ha visto?

L'attrice Valeria Golino ha intepretato il personaggio ispirato a Gloria Rosboch nel film del 2025, liberamente tratto dalla vicenda, La gioia, regia di Nicolangelo Gelormini. Il film è a sua volta tratto dall'opera teatrale Se non sporca il mio pavimento scritta da Gioia Salvatori e Giuliano Scarpinato, ispirato alla vera storia dell'insegnante.

Note

Rosboch Gloria