Le elezioni parlamentari in Bangladesh del 2026 si sono tenute il 12 febbraio per il rinnovo dello Jatiya Sangsad, il parlamento del paese. Si sono tenute contestualmente ad un referendum avente ad oggetto l’approvazione di alcune linee programmatiche di modifica della Costituzione note come “Carta di Luglio” e concordate a seguito di varie consultazioni con i partiti politici.
Esse sono state indette in anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura, prevista per la fine del 2029, in occasione della fine di un processo di stabilizzazione del paese della durata di poco meno di due anni che, guidato dal Primo ministro ad interim Muhammad Yunus (nominato per l’occasione), si era reso necessario a seguito delle violente e partecipate proteste anti-governative con cui, nel 2024, grossi segmenti della popolazione (e segnatamente gli studenti della Generazione Z) portarono al crollo del regime autoritario previgente ed alle contestuali dimissioni repentine della Prima ministra in carica Sheikh Hasina, la quale fuggì in India poco dopo.
Le elezioni, da cui è stata contestualmente impedita la partecipazione della Lega Popolare Bengalese (AL) dell’ex-Prima ministra Sheikh Hasina (nel mentre condannata a morte in contumacia per crimini contro l'umanità), hanno visto, secondo quanto previsto anche dai sondaggi (che tuttavia ravvisavano comunque un certo margine di imprevedibilità tra le due principali fazioni), la vittoria di larghissima misura del Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), guidato da Tarique Rahman, e del suo blocco politico di centro-destra che, avendo ottenuto ben 248 seggi su 350 (di cui 36 nominati), ha così conquistato complessivamente una super-maggioranza di oltre i due terzi dei seggi in assemblea, garantendosi così un ampio margine per l'attuazione del proprio indirizzo politico. Evento altresì rilevante della tornata, tuttavia, anche per via del suo esito spiccatamente bipartitico, è stata la forte crescita dell’Associazione Islamica Bengalese (JEI), guidato da Shafiqur Rahman, e del suo blocco politico islamista che, pur non avendo ottenuto i risultati sperati, si è comunque classificato in seconda posizione con un totale complessivo di 91 seggi (di cui 14 nominati).
Sistema elettorale Per le elezioni parlamentari, la legge elettorale bengalese, attuata per l’elezione diretta di solo 300 seggi su 350 (in quanto i restanti 50 sono sono distribuiti proporzionalmente in base al piazzamento dei vari partiti contendenti, a questa elezione in rapporto 1:6, per garantire una rappresentanza equa per le donne), prevede l’applicazione di un sistema maggioritario secco in altrettanti collegi uninominali, dove, per essere dichiarati eletti, è quindi necessario almeno l’ottenimento del maggior numero dei voti (Plurality).
Novità di questa elezione, tuttavia, è stata la reintroduzione, con decreto del governo di transizione, di alcune rilevanti riforme, tra cui il conteggio come preferenza valida dell’opzione Nessuno dei precedenti, nonché l’introduzione del voto per corrispondenza per i cittadini all’estero.
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