La legge di Meyer è un fenomeno prosodico che prende il nome dal filologo tedesco Wilhelm Meyer, che la enunciò nel 1891, e riguarda la prosa greca dell'età tardoantica e bizantina.

Descrizione Wilhelm Meyer formulò la sua legge come risposta alla tesi di Edmond Bouvy (1886), secondo la quale i prosatori greci a partire dal IV e soprattutto dal VI secolo d.C. avrebbero cercato di terminare il periodo con una parola proparossitona (ovvero accentata sulla terzultima sillaba), ossia con un dattilo.; Meyer, non avendo trovato autori che seguissero precisamente questo principio, propose di modificare la formulazione di Bouvy nel seguente modo:

La legge di Meyer prescrive quindi, nella sua formulazione originale, la presenza di almeno due sillabe non accentate prima dell'ultimo accento di una frase; il dattilo non si trova dunque alla fine del periodo, ma in penultima posizione...

La definizione della legge di Meyer in quanto "legge" fu subito messa in discussione da Karl Krumbacher (1897), secondo il quale la legge di Meyer non era una legge consciamente seguita dagli autori ma piuttosto una tendenza da loro seguita per eufonia,.. e da Constantin Litzica (1898), il quale criticò la definizione di "legge" dimostrando, attraverso l'analisi di numerosi testi giunse alla conclusione che alcuni scrittori seguivano questo principio come una legge, ma altri la seguivano con molte libertà e altri ancora la ignoravano...

La formulazione della legge fu poi precisata da Paul Maas (1902) in uno studio sulla prosa di Costantino Manasse: le sillabe non accentate prima dell'ultimo accento di una frase devono essere due o un suo multiplo (cioè non possono essere in numero dispari)...

H. B. Dewing (1910) propose un'ulteriore modifica della formulazione di Maas, distinguendo 7 possibili forme di clausole in base al numero di sillabe comprese tra il penultimo e l'ultimo accento della frase: + Tabella dei tipi di clausole.!Forma di clausolaDefinizioneEsempioRegolareForma 0nessuna sillaba tra il penultimo e l'ultimo accentoπρεσβευτὴν ἔβλεπονnoForma 1una sillaba tra il penultimo e l'ultimo accentoνικήσει δοῦλονnoForma 2due sillabe tra il penultimo e l'ultimo accentoπροτείνεται λόγουςsìForma 3tre sillabe tra il penultimo e l'ultimo accentoεἰς ἔδαφος καθεῖλενnoForma 4quattro sillabe tra il penultimo e l'ultimo accentoὅτι τάχιστα ἀπαλλάσσεσθαιsìForma 5cinque sillabe tra il penultimo e l'ultimo accentoπολέμια γεγυμνασμένωνnoForma 6sei sillabe tra il penultimo e l'ultimo accentoἐπελευσόμενοι τοῖς ὑποζυγίοιςno Dewing, sulla base di ulteriori analisi statistiche, classifica come regolari le sole forme 2 e 4 (la 2 era l'unica ammessa da Meyer, mentre Maas ammetteva anche la 6)..

Stanisław Skimina in un'ampia opera sulla prosa ritmica greca (pubblicata in due volumi nel 1930 e 1937) sistematizzò gli studi precedenti, compiendo ulteriori analisi statistiche, e propose come spiegazione dell'affermarsi delle clausole accentuative a partire dal IV secolo d.C. la normativizzazione delle clausole ritmiche prevalentemente adottate nella prosa greca classica; ribadì inoltre che la legge di Meyer non andava interpretata come una "legge" seguita consciamente. Queste conclusioni sono state successivamente confermate da Wolfram Hörandner (1981)..

Note

Bibliografia

Voci correlate Cursus (letteratura)

Meyer, Legge