Appartenne alle organizzazioni letterarie «Hart» e VAPLITE ("Vil'na Akademija Proletars'koji Literatury", in italiano «Libera Accademia di Letteratura Proletaria»), di cui fu primo presidente, ed è considerato uno dei rappresentanti del cosiddetto «Rinascimento fucilato». Collaboratore e vicino a Mykola Chvyl'ovyj, fu vittima delle repressioni staliniane: arrestato nel 1933, venne fucilato nel 1937 a Sandarmoch, nella RSSA di Carelia.

Biografia

Formazione e primi anni (1895–1917)

Mychajlo Jalovyj nacque nel 1895 nel villaggio di Dar-Nadežda, nel distretto di Konstantynohrad, allora parte del governatorato di Poltava (oggi distretto di Berestyn, nella regione di Charkiv), in una famiglia di funzionari dell’amministrazione locale.

La famiglia comprendeva altri due figli, Kostjantyn e Hryhorij. Dopo aver completato gli studi secondari al ginnasio di Myrhorod, conseguendo il diploma nel 1916, nel 1918 si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di San Vladimiro a Kiev (oggi Università Nazionale Taras Ševčenko).

Durante gli anni universitari si avvicinò all’attività rivoluzionaria, aderendo al movimento dei socialisti rivoluzionari.

Attività politica e rivoluzionaria (1917–1921)

Allo scoppio della rivoluzione di febbraio fece ritorno a Konstantynohrad, dove assunse la guida del comitato rivoluzionario locale, entrando successivamente nel comitato esecutivo del Soviet dei deputati operai e soldati della città.

Nel 1918, in seguito alla scissione dell’ala sinistra dei socialisti rivoluzionari ucraini e alla nascita del partito dei «Borot'bycy» («Combattenti»), divenne una delle figure di riferimento del nuovo movimento. In quegli anni collaborò alla pubblicazione dei giornali «Borot'ba» («Lotta») e «Seljans'ka Bjudnota» («Povertà contadina»), di cui fu caporedattore, oltre a lavorare per «Seljanin i robitnyk» («Il contadino e l’operaio»), organo del movimento di agitazione e di propaganda del Comitato esecutivo centrale dell'Ucraina, diretto da Hryhorij Petrovs'kyj.

Parallelamente svolse attività clandestine a Odessa e nella regione di Cherson, organizzando la resistenza contro le truppe di occupazione tedesche e contro gli etmani. Nel 1919 prese parte, come membro di una delegazione dei «Borot'bysty», a una missione in Galizia.

Nel 1920 entrò nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica dell'Ucraina e soggiornò per un periodo a Mosca come rappresentante del governo ucraino. L’anno successivo, insieme a Mychajlo Semenko e Vasyl' Oleško, diede vita al «Gruppo d’assalto dei poeti futuristi».

Attività letteraria e VAPLITE (anni venti)

Durante gli anni venti visse e operò a Charkiv, allora capitale della RSS Ucraina, risiedendo nell'edificio «Slovo» (letteralmente «Parola»), che ospitava numerosi scrittori ucraini dell’epoca, tra cui Mykola Chvyl'ovyj, Majk Johansen e Ostap Vyšnja.

Nel 1925 aderì, con Oleksa Slisarenko e Mykola Bažan, all’organizzazione letteraria «Hart». Alla fine dello stesso anno fu tra i fondatori della VAPLITE (Vil'na Akademija Proletars'koji Literatury, «Libera Accademia di Letteratura Proletaria»), costituita insieme a Oles' Dosvitnij, Mykola Chvyl'ovyj, Majk Johansen, Mykola Kuliš, Arkadij Ljubčenko e altri esponenti della cultura ucraina.

Successivamente Jalovyj, Dosvitnij e Chvyl'ovyj furono espulsi dalla VAPLITE nel tentativo di preservarne l’esistenza; tuttavia l’organizzazione fu infine costretta a sciogliersi.

Arresto, detenzione e morte (1933–1937)

Il 31 maggio 1933 Jalovyj venne espulso dal Partito Comunista dell'Ucraina con l'accusa di attività controrivoluzionaria. Il 22 giugno dello stesso anno fu arrestato nel quadro del cosiddetto «caso UVO», un procedimento politico orchestrato dalle autorità sovietiche.

Accusato di spionaggio, di sciovinismo e di aver ordito un attentato contro Pavlo Postyšev, comparve davanti a un collegio giudiziario della GPU, che il 23 settembre 1933 lo condannò a dieci anni di reclusione.

Dopo una prima detenzione in un campo di lavoro in Siberia, venne trasferito alle isole Soloveckie. La sua posizione fu successivamente riesaminata da una troika speciale dell'NKVD attiva nella regione di Leningrado; con decisione del 9 ottobre 1937 la condanna venne trasformata in pena capitale.

Jalovyj fu fucilato il 3 novembre 1937 nel sito di Sandarmoch, nei pressi della baia Poveneckaja del lago Onega, a oltre quindici chilometri dall’insediamento operaio di Medvež'ja Gora (oggi Medvež'egorsk, nella Repubblica di Carelia, in Russia).

La sentenza fu revocata il 19 giugno 1957 dal Tribunale militare del distretto militare di Leningrado per mancanza di elementi costitutivi del reato; la riabilitazione ufficiale giunse il 25 febbraio 2003 per decisione della Procura della regione di Charkiv.

Attività letteraria L’attività letteraria di Mychajlo Jalovyj ebbe inizio nel 1918. Già l’anno successivo alcune sue poesie d’agitazione apparvero sul giornale «Seljanin i robitnyk» («Il contadino e l’operaio») con lo pseudonimo di Mychajlo Krasnyj, mentre nel 1920 «Seljans'ka Bjudnota» («Povertà contadina») pubblicò la fiaba per adulti «Treba rozžuvaty» («Si deve masticare»). Dall’esperienza maturata nei due anni di collaborazione con i futuristi nacque la raccolta poetica «Verchy» («Le vette», 1923), accolta dalla critica con giudizi contrastanti.

Tra il 1923 e il 1926 Jalovyj si dedicò soprattutto alla pubblicistica, intervenendo nel dibattito letterario dell’epoca con articoli dedicati, tra gli altri, a Mychajlo Semenko, Hnat Mychajlyčenko, Vasyl' Čumak e Andrij Zalyvyj.

Nel 1925 la rivista «Vsesvit» diede alle stampe il racconto «Try zrady» («Tre tradimenti»). Quattro anni più tardi apparve quella che sarebbe divenuta l’opera più nota di Jalovyj, il romanzo «Zoloti lysenjata» («I cuccioli di volpe dorati»), contraddistinto da elementi romantici e simbolici. L'opera fu notata dalla critica dell’epoca per la sua forma metaforica e sperimentale, suscitando dibattito nel panorama letterario ucraino degli anni venti. Il libro conobbe un notevole successo di pubblico e fu ristampato già nello stesso 1929 (3.000 copie) e poi nel 1930, con una tiratura di 5.000 copie.

Jalovyj si dedicò anche alla drammaturgia, scrivendo la commedia «Katjyna ljubov', abo budivel'na propaganda» («L’amore di Katjyna, o propaganda edilizia», 1928). Negli stessi anni si dedicò al cinema, firmando la sceneggiatura del film ucraino «Vasylina», tratto dal racconto «Burljačka» («La vagabonda») di Ivan Nečuj-Levyc'kyj (1928), e collaborando alla realizzazione di «Puch i prach» («Lanugine e polvere», 1929). Tradusse in ucraino le poesie di Johannes Becher («Berlin») e di Alfred Lichtenstein («Doščova nič» – «Notte di pioggia»).

Opere

«Treba rozžuvaty» («Bisogna masticare»), 1920. «Verchy» («Le Vette»). — Kyjiv–Moskva–Berlin: Hol'fshtrem, 1923. — 48 p. «Katjyna ljubov, abo budivel'na propaganda» («L’amore di Katjyna, o propaganda edilizia»). — Charkiv, 1928. — 108 p. «Zoloti lysenjata» («I cuccioli di volpe dorati»). — Charkiv: Knyhospilka, 1929. — 268 p. (2ª ed.: Charkiv: Knyhospilka, 1930. — 234 p.) Opere selezionate / a cura di, prefazione, note e commenti di Oleksandr Uškalov. — Kyjiv: Smoloskyp, 2007. — 531 p. ISBN 966-8499-46-8

Note

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni «Zoloti lysenjata» nella Biblioteca elettronica della letteratura ucraina — Testo online «Rozstriljane vidrodžennja...», Suspil'ne Kul'tura — Testo online

Categoria:Detenuti nei gulag Categoria:Rinascimento fucilato