Amnon scaccia la sorella Tamar è un dipinto a olio su tela (122 × 161 cm), realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino intorno al 1627-1628 e conservato presso la Galleria Estense di Modena.

Storia Il dipinto, oggi catalogato dalla Galleria Estense con il titolo Amnon scaccia la sorella Tamar, in passato è stato identificato da alcuni studiosi con il soggetto Giuseppe e la moglie di Putifarre. Luigi Salerno lo collegò al dipinto ricordato da Carlo Cesare Malvasia sotto l'anno 1631 nella Felsina pittrice («Fece un Gioseffo sforzato dalla moglie di Putifarre al Sig. Gioseffo Fallia Piacentino, & questo si trova nella Galleria del Serenissimo di Modena»).

Nel Libro dei conti del Guercino,Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649 (anno della sua morte), e proseguito dai familiari fino al 1666. alla data del 25 agosto 1631, è riportato un pagamento da parte del duca di Modena, Francesco I d'Este: «Dal Ser.mo Sig.r Duca di Modena si è ricevuto per il Quadro di Giuseppe et la moglie di Putifarre, due mezze figure, Schudi 130».

Massimo Pirondini, nel volume Ducale palazzo di Sassuolo, basandosi su un inventario del 1692–1694, cita un dipinto identificato come Amnon e Tamar e lo colloca nella Camera dei Sogni; con la stessa denominazione l’opera compare anche in un inventario del 1722 redatto da Niccolò Panelli. L'arciprete, letterato e poeta Girolamo Baruffaldi ricorda invece il quadro come «un Gioseffo tentato dalla moglie di Putifar, in atto di chiedere soccorso a chi la rimira».

David M. Stone non concorda con l'identificazione proposta da Salerno e riconosce nel dipinto Amnon e Tamar. Nel catalogo della Galleria Estense l’opera è registrata come Amnon scaccia la sorella Tamar. Stone osserva inoltre che la composizione richiama elementi iconografici di una rappresentazione più tarda del Guercino sul medesimo tema, conservata alla National Gallery of Art di Washington.

Gaetano Atti segnala nella Galleria Estense un dipinto del Guercino raffigurante Amnon e la sorella Tamar. Altrove ricorda che nella Galleria Estense si trovava anche un dipinto con Giuseppe e la moglie di Putifarre, del 1631, precisando tuttavia che, al momento in cui scrive, non vi era più.

Stone segnala inoltre che nel 1969, presso l'antiquario Frascione di Firenze, comparve sul mercato un dipinto con Giuseppe e la moglie di Putifarre (121 × 161 cm), che lo studioso giudicò una copia di bottega e che ritenne plausibilmente dipendente dall'originale perduto eseguito per il duca di Modena; Stone considerò inoltre possibile che il dipinto del 1631 fosse stato concepito come pendant dell'Amnon e Tamar oggi alla Galleria Estense.

Nel 2013 un dipinto recentemente riemerso e attribuito al Guercino, identificato dai curatori Nicholas Turner e Federica Gasparrini con Giuseppe e la moglie di Putifarre, è stato esposto a Modena presso la Sala del Trono del Palazzo Ducale; secondo tale proposta, l'opera coinciderebbe con la tela di analogo soggetto documentata nel Libro dei conti (pagamento di 130 scudi del 25 agosto 1631). La presentazione della tela ha riaperto la controversia sull'identificazione dell'opera documentata nel 1631 e, più in generale, sull'assetto delle versioni e delle copie; in tale contesto fu annunciato un dibattito pubblico tra Nicholas Turner (favorevole all’attribuzione) e Daniele Benati (contrario).

Il dipinto fu requisito dalle truppe napoleoniche nel 1796 e restituito nel 1815.

Soggetto La scena è tratta dal Secondo libro di Samuele (13, 1–22). Amnon, figlio del re Davide, si invaghisce di Tamar, sua sorellastra. Su consiglio del cugino Ionadab, finge di essere malato e chiede che Tamar lo assista; rimasto solo con lei, tenta di costringerla e, nonostante il suo rifiuto, la violenta. Subito dopo la respinge e ordina che venga cacciata dalla stanza; Tamar lo supplica invano di riparare al torto. La vicenda innesca la vendetta di Assalonne e apre una grave frattura all'interno della famiglia di Davide. Secondo Alessandro Uccelli, soggetti biblici incentrati su tentazione e violenza sessuale potevano assumere una funzione esemplare in contesti di rappresentanza e di committenza aristocratica; in questa prospettiva Uccelli richiama la presenza dell'opera (come Amnon e Tamar) nella Camera dei Sogni del Palazzo Ducale di Sassuolo in base alle fonti inventariali. Secondo Alessandro Uccelli, soggetti biblici come Giuseppe e la moglie di Putifarre e Amnon scaccia Tamar, incentrati su comportamenti sessuali moralmente riprovevoli, potevano essere «tema appropriato agli arredi di una camera nuziale, come exempla destinati a una coppia di sposi […] soprattutto nell'Italia cattolica del Seicento». Infatti Francesco I d'Este e Bianca Caterina Farnese si sposarono l'11 gennaio 1631.

Descrizione Alessandro Uccelli ha osservato che la scena non corrisponde al soggetto Giuseppe e la moglie di Putifarre, poiché i gesti e la relazione spaziale tra i personaggi rimandano piuttosto all'episodio di Amnon e Tamar: Amnon, con atteggiamento altero, indica l'uscita alla giovane donna e le volge le spalle, mentre il gomito proteso occupa la zona centrale della composizione; Tamar appare sul punto di uscire, ma l'espressione e la gestualità delle mani suggeriscono un dissenso trattenuto, lontano dall'iconografia della tentazione della moglie di Putifarre. Stile Federico Fischetti ha interpretato l'atteggiamento dei personaggi come deliberatamente controllato, rilevando un'impostazione “in posa” e un tono emotivo attenuato; lo studioso ha inoltre collegato la resa dei costumi e la rifinitura delle figure a un gusto affine a quello della Morte di Didone della Galleria Spada (1630–1631). Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti nella Galleria Estense Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a soggetto biblico