La sparatoria della scuola nº 263 è un fatto di cronaca avvenuto il 3 febbraio 2014 nel quartiere di Otradnoe, a Mosca, quando lo studente quindicenne Sergej Gordeev, armato di fucile, uccise il suo insegnante di geografia e prese in ostaggio i suoi compagni di classe, prima di aprire il fuoco sui soccorritori giunti sul posto, uccidendo un agente di sicurezza fuori servizio e ferendo gravemente un agente di pattuglia. Nelle trattative che seguirono, guidate dal padre di Gordeev, l'adolescente rilasciò gli ostaggi e venne infine arrestato.

Nel settembre 2014, quando il processo per la sparatoria ebbe inizio presso il tribunale distrettuale Butyrskij di Mosca, la difesa di Gordeev affermò che il ragazzo fosse infermo di mente e la procura concordò; di conseguenza, il 3 marzo 2015, il tribunale sottopose Gordeev a trattamento psichiatrico obbligatorio. Nonostante l'opposizione della difesa delle vittime, nell'agosto dello stesso anno il Tribunale della città di Mosca dichiarò la legittimità di tale decisione ma, nel novembre successivo, il Presidium del tribunale cittadino rinviò la questione al tribunale militare distrettuale di Mosca per una nuova valutazione; tuttavia, anche il quel caso Gordeev fu dichiarato incapace di intendere e di volere con sentenza dell'8 febbraio 2016.

L'incidente, che è stato il terzo episodio di questo tipo nella storia della Russia post-sovietica, ebbe ampia risonanza nella società russa, scatenando un dibattito sui sistemi di sicurezza negli istituti scolastici nonché sull'impatto negativo di film, programmi televisivi e videogiochi contenenti scene di violenza.

Il colpevole Il colpevole della sparatoria della scuola nº 263 fu identificato in Sergej Viktorovič Gordeev, uno studente quindicenne di quella scuola. Descritto come uno studente di successo della classe 10A, tanto da puntare a diplomarsi con la medaglia d’oro ed essere in fase di preparazione per l'iscrizione all'Istituto di ingegneria fisica di Mosca, Gordeev è nato il 4 ottobre 1998, da Viktor, un dipendente dell'Istituto di ricerca dell'ente statale federale di bilancio, sottoposto alla supervisione delle forze dell'ordine e poi dimessosi in seguito alla sparatoria, e Irina, che lavorava come contabile. Apparentemente un adolescente come gli altri, amante dell'attività fisica e praticante di sambo, ma anche appassionato di videogiochi, tra cui Grand Theft Auto V, grazie ai quali, come da lui stesso dichiarato, poteva distrarsi dal mondo e distogliersi dalle sue rimostranze, e di armi, alle quali era stato introdotto dal padre che lo aveva portato con sé ai poligoni di tiro, arrivando ad avere, secondo la testimonianza di uno degli istruttori del club di tiro "Vystrel", un livello di tiro nella media rispetto ai professionisti ma molto migliore di quello di una persona comune, e assolutamente sconosciuto alle autorità di pubblica sicurezza, Gordeev fu in seguito descritto anche come un ragazzo solitario, tanto che, in un'intervista a Metro International, uno dei suoi compagni di classe dichiarò che il ragazzo non aveva praticamente amici, arrivando a definirlo diverso da tutti gli altri e affermando che gli avesse inviato video sulle armi su VKontakte.

In precedenza era stato riferito che il padre e il nonno di Gordeev avessero lavorato nei servizi di sicurezza statali, ma l'FSB smentì tale informazione.

Stato mentale e motivazioni Secondo la difesa di Gordeev, al momento di commettere il reato il ragazzo sarebbe stato infermo di mente, come dimostrato dal fatto che durante gli interrogatori aveva confessato di essere stato spinto a compiere il crimine per dimostrare ai compagni di classe la teoria del solipsismo e poi suicidarsi, e dal fatto che, come emerso nel corso dei colloqui coi periti psichiatrici, già all'età di dieci anni Gordeev aveva iniziato a pensare che la vita non avesse senso e che il mondo fosse un sogno e un'illusione.

Vladimir Levin, avvocato di Gordeev, dichiarò ai giornalisti che il suo assistito pensava di aver inventato tutti gli altri esseri umani, e di essere in grado, chiudendo gli occhi, di far scomparire tutti quelli che non fossero di suo interesse. Inoltre, Levin affermò che Gordeev aveva aperto il fuoco contro la polizia perché temeva che gli avrebbero impedito di dimostrare la sua teoria. Dal canto suo, la difesa della parte lesa affermò che Gordeev potrebbe in effetti aver sofferto di un disturbo mentale, ma di un tipo che non lo privava totalmente o parzialmente della consapevolezza della natura effettiva e delle ripercussioni sociali delle proprie azioni.

Per quanto riguarda le motivazioni del crimine, la difesa di Gordeev sostenne che egli fosse stato spinto a commettere il reato, pianificato in anticipo, a causa di conflitti con i genitori, gli insegnanti e i compagni di classe, tuttavia l'allora ministro dell'Istruzione Dmitrij Livanov affermò che il ragazzo non aveva conflitti con studenti e insegnanti, e in effetti lo stesso Gordeev dichiarò nella propria testimonianza che, sebbene in classe vi fossero stati alcuni screzi, questi si erano verificati raramente e che in generale i suoi rapporti coi compagni erano amichevoli. In una conversazione con il proprio avvocato, Gordeev gli riferì di una discussione avvenuta il giorno precedente all'episodio tra lui, l'insegnante di lingua russa Tat'jana Babkina e il preside, durante la quale il dirigente scolastico fu costretto a chiamare lo psicologo della scuola per calmare Gordeev, che aveva già iniziato a urlare minacce. In seguito fu messo oline anche un video, presumibilmente registrato alcuni mesi prima della sparatoria, che vedeva il coinvolgimento di Gordeev e del suo compagno di classe Aleksandr Petrov in una rissa.

Tat'jana Babkina, che insegnava lingua e letteratura russe alla classe 10A, descrisse Gordeev come un adolescente gentile, empatico e non conflittuale, e, in un'intervista a LifeNews, in cui riferì anche di essere stata presente durante l'interrogatorio di Gordeev su sua richiesta, Babkina affermò di aver discusso spesso del tema del bene e del male col ragazzo, il quale si dichiarava convinto che la misericordia non esistesse e che fossero più gli esseri umani malvagi che quelli buoni. Poco dopo la sparatoria, Gordeev dichiarò in effetti di aver voluto dimostrare alla propria insegnante quanto si sbagliasse. Secondo notizie di stampa apparse quasi immediatamente dopo l'evento, Gordeev avrebbe avuto un conflitto con l'insegnante ucciso, Andrej Kirillov, a causa dei voti.

L'8 febbraio 2014, mentre si trovava in custodia cautelare, Gordeev ricevette la visita di un membro della Commissione pubblica di monitoraggio di Mosca e dell'attrice Ol'ga Dibceva. Secondo quanto riferito da quest'ultima, Gordeev dichiarò di non aver voluto uccidere nessuno e che, anzi, quando era entrato nell'aula con un'arma, l'insegnante e gli studenti non credevano che sarebbe stato capace di sparare.

La sparatoria Secondo quanto emerso da confessioni e ricostruzioni, Sergej Gordeev decise domenica 2 febbraio 2014 che il giorno dopo avrebbe condotto la propria incursione a scuola. Il ragazzo aveva pianificato di recarsi a scuola con un'arma, parlare ai compagni di classe delle proprie convinzioni sulla teoria del solipsismo e poi di suicidarsi. Quella sera scoprì dove il padre nascondeva le chiavi della cassaforte delle armi e inviò ad alcuni compagni di classe messaggi SMS con le parole: "domani sarete sorpresi da ciò che farò".

La mattina del 3 febbraio Gordeev mentì ai genitori dicendo che le prime tre lezioni della giornata non si sarebbero svolte, in modo che questi lasciassero l'abitazione e potesse così accedere liberamente alle armi, avendo peraltro chiesto a un proprio compagno di classe di inviargli un SMS che ribadisse quanto affermato così da rendere più credibile la bugia. Dopo che i genitori se ne erano andati, Gordeev aprì la cassaforte e ne prelevò un fucile Browning SA-22, un fucile 7,62 × 51 mm NATO Tikka T3 a otturatore scorrevole dotato di mirino ottico, munizioni e un pugnale che trovò in casa. Prima di riporre le armi nelle custodie, il ragazzo utilizzò uno dei fucili per sparare un colpo di prova attraverso una finestra aperta e, per occultare le armi, indossò una lunga pelliccia nera appartenente alla madre.

Gordeev lasciò la propria abitazione in Berezovaja Alleja e, intorno alle 11:40, circa 10 minuti dopo l'inizio della quarta ora di lezione, si avvicinò all'ingresso centrale della scuola nº 263, dove estrasse le armi dalle custodie. Superò il tornello all'entrata minacciando la guardia di sicurezza, quindi salì al primo piano dell'edificio e si avvicinò all'aula n. 2, dove la classe 10A stava svolgendo una lezione di geografia. Attraverso la porta aperta, Gordeev sparò con il SA-22 alla testa dell'insegnante Andrej Kirillov, e poi puntò l'arma contro i circa 20 studenti, iniziando, in piedi davanti alla classe, ad esporre i propri pensieri sulla teoria del solipsismo, sostenendo che solo lui esistesse nel mondo e che la vita fosse un sogno illusorio. A un certo punto notò che Kirillov, solamente ferito, aveva ripreso a dare segni di vita, quindi gli sparò una seconda volta alla testa, questa volta uccidendolo.

L'intervento delle forze dell'ordine La guardia di sicurezza minacciata da Gordeev chiamò la polizia premendo il pulsante di emergenza della scuola alle 11:46 e, circa quattro minuti dopo, una squadra della Sicurezza non dipartimentale della Guardia nazionale russa arrivò presso all'istituto. Lì, i guardiamarina Sergej Bušuev e Oleg Nurgaliev si diressero verso l'aula n. 2 con l'intendo di fermare l'aggressione ma, quando Bušuev tentò di entrare nell'aula, Gordeev aprì il fuoco ferendolo e causandone la morte prima dell'arrivo dei soccorsi.

Successivamente giunsero sul posto unità del Servizio di pattuglia del Ministero degli affari interni e Gordeev aprì il fuoco contro gli agenti dalla finestra. Una volta che la polizia entrò nell'edificio, il sergente maggiore Vladimir Krogin vide il corpo del guardiamarina Bušuev privo di vita e si fermò a dieci metri lungo il corridoio, in diagonale rispetto all'aula; in quel momento Gordeev gli sparò attraverso una fessura della porta socchiusa ferendolo ma un collega di Krogin, il sottotenente Vjačeslav Nečaev, riuscì, a rischiò della propria vita, a trasportare il compagno fuori dal campo visivo di Gordeev trascinandolo dietro l'angolo del corridoio.

Alle 12:12 giunsero presso la scuola diverse ambulanze e due squadre dei vigili del fuoco; un elicottero sanitario del Ministero russo per le situazioni di emergenza atterrò nell'area adiacente all'istituto e successivamente evacuò l'agente ferito Vladimir Krogin su una barella intorno alle 12:15. L'area della scuola fu transennata dalla polizia e venne attivato il piano Uragan-2, che consentiva alle forze di sicurezza di ricorrere alla forza letale qualora la vita degli ostaggi fosse stata messa in pericolo durante la loro liberazione. Inoltre giunsero sul posto il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin, il ministro degli Affari Interni Vladimir Kolokol'cev, il ministro dell'Istruzione Dmitrij Livanov e il capo del Comitato Investigativo della Federazione Russa Aleksandr Bastrykin.

Secondo testimoni oculari, Gordeev parlò con gli ostaggi della morte, della propria vita e dei problemi familiari, rispondendo nel frattempo più volte alle telefonate dei genitori e, dopo l'atterraggio dell'elicottero, sparò circa sei colpi verso la finestra. Secondo il Ministero degli affari interni russo, durante la permanenza in aula Gordeev sparò almeno 11 colpi, mentre, secondo le sue stesse confessioni rese successivamente durante una perizia psichiatrica, ne avrebbe esplosi 18.