Biografia Nacque da una famiglia di intellettuali: era fratello del librettista Giovanni Targioni Tozzetti (1863‑1934) e figlio dello studioso Ottaviano Targioni Tozzetti (1833-1899). Visse a lungo nella sua città natale, dove lavorò come bibliotecario presso la Biblioteca Labronica. Targioni Tozzetti dedicò la sua produzione quasi esclusivamente al dialetto livornese, componendo decine di sonetti in vernacolo. La critica moderna sottolinea la sua importanza nel panorama vernacolare locale.

Poco apprezzato in vita, ha goduto di una posizione privilegiata nell’ambito vernacolare grazie alle raccolte di sonetti come Cor pepe e cor sale e ’Na firza di sonetti. I suoi versi – spesso satirici e vivaci – affrontavano temi sociali e politici della Livorno di fine Ottocento (ad esempio, un sonetto divenuto famoso tratta ironicamente le nuove leggi sulla moralità pubblica). Nei suoi scritti Dino Targioni Tozzetti usa la parlata popolare livornese, in sintonia con la tradizione dei poeti vernacolari labronici.

Morì a Livorno nel maggio 1918 all’età di cinquanta anni.

Opere e critica

’Na firza di sonetti (Livorno, R. Giusti 1887; ristampa Livorno, Nuova Fortezza 1985). La tragedia der Casino de’ Lavatoi – Sonetti in vernacolo Livornese (Lugano, a spese degli amici dell’Autore, 1900). Sonetti in vernacolo livornese, raccolta curata da Nedo Rossi e con note di cronaca di Giorgio Fontanelli (Livorno, Belforte 1969; ristampa 1970). Cor pepe e cor sale: Dugento sonetti in vernaolo livolnese (Livorno, La Fortezza 1980; riedizioni 1983, 1985).

Lo studio critico su Targioni Tozzetti si è sviluppato soprattutto nel tardo Novecento. Come osserva Fulvio Venturi, dopo la sua morte il poeta ha assunto una “posizione privilegiata nell’ambito vernacolare” grazie alle sue raccolte di sonetti. Nel 1994 è uscita un’antologia storica della letteratura popolare labronica intitolata Letteratura popolare livornese da Cangillo ai giorni nostri (Collana “Quaderni della Labronica”, Debatte Editore 1994), che omaggia i vernacolieri da Targioni Tozzetti in poi. Inoltre i suoi testi sono citati in saggi sul dialetto livornese e inseriti in studi critici dedicati alla vita culturale cittadina. Per esempio, il libro I sonetti in vernacolo livornese di Nedo Rossi (1969) include una prefazione critica e note storico-linguistiche al Cangillo. In generale, gli studiosi concordano nel considerarne i versi utili per ricostruire la lingua e la mentalità labronica di fine Ottocento.

Note

Bibliografia

Giorgio Fontanelli, Letteratura popolare livornese da Cangillo ai giorni nostri: saggio storico critico con un'antologia di testi (e di basi musicali), Livorno, Debatte, 1994. Ugolino della Gherardesca, Il territorio di Livorno e l'attuale suo comprensorio provinciale dalle più lontane origini alla fine dell'anno 2005, Livorno, Catalogo pubblicazioni su Livorno e la sua Provincia, 2005. Giorgio Fontanelli, I sogni degli altri. Teatro e cultura a Livorno dal dopoguerra agli anni Ottanta (a cura di Andrea Mancini), San Miniato (Pi), Titivillus, 2010. Fulvio Venturi, Il contesto livornese negli anni della formazione mascagnana, Livorno, Fondazione Teatro Goldoni, 2012 (PDF).

Voci correlate

Giovanni Targioni-Tozzetti (librettista) Ottaviano Targioni Tozzetti (scrittore)

Collegamenti esterni

https://www.livornomagazine.it/Articoli-Rivista/livornesita_Silvestri_sonetti-cangillo.htm https://www2.museogalileo.it/istituto/biblioteca-digitale-tematica/targionitozzetti/biografia/targionitozzettiduesecoliscienzaecultura.html https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-targioni-tozzetti_res-6ec68897-3611-11ea-9087-00271042e8d9_(Dizionario-Biografico)/