Biografia L'attività letteraria di Arvatov è attestata a partire dal 1912, quando egli era ancora studente a Varsavia. Durante la guerra civile russa fu Commissario politico sul fronte polacco, dove riportò una grave contusione al cervello che in seguito sarebbe degenerata in una malattia mentale, la quale lo avrebbe poi costretto a ritirarsi dalla scena letteraria verso la fine degli anni venti.

Dopo aver studiato matematica e fisica all'Università di Pietrogrado, Arvatov esordì come critico nel Proletkul't, poi passò al Fronte di Sinistra delle Arti (LEF), dove si distinse come uno dei più ferventi sostenitori di un'arte elaborata che seguisse alcune precise categorie marxiste, ispirandosi al produttivismo. Negli articoli che scrisse per la rivista d'arte del LEF si evince il concetto di "ingegnere-costruttore" come unico istigatore del lavoro creativo nella nuova società sovietica. Arvatov credeva che l'arte dovesse essere il prodotto di un'abile maestria artigianale, piuttosto che un'espressione della psiche dell'artista: come altre forme di tecnologia, anche l'arte faceva parte della cultura materiale della società.

Nel 1921 Arvatov si unì all'Istituto di cultura artistica di Mosca (Inchuk) e all'Accademia russa delle scienze artistiche. Grazie alla sua influenza e all'attività dei suoi collaboratori, come Osip Maksimovič Brik, Ljubov' Sergeevna Popova, Boris Anisimovič Kušner e Nikolaj Michajlovič Tarabukin, l'Inchuk si identificò con il movimento dell'arte della produzione.

Dal 1923 fino alla morte Arvatov visse in un ospedale psichiatrico. In questi anni continuò tuttavia a scrivere per le riviste del LEF, occupandosi di analisi socio-politica e formalista, e sostenendo i principi apparentemente contraddittori dell'estetica non oggettiva e dell'arte utilitaristica.

Il pensiero Arvatov cercò di sintetizzare l'arte d'avanguardia russa con le esigenze della rivoluzione culturale proletaria. Egli notò una profonda crisi nella cultura borghese che, a suo dire, aveva prodotto solo le cosiddette "opere d'arte da cavalletto", espressione con la quale si intendevano non solo dipinti, ma anche brani musicali e testi letterari che svolgevano una funzione puramente estetica, che l'autore sminuiva qualificandole come mere merci per ricchi intenditori, avendo perso ogni legame con la vita. Arvatov dunque riteneva che la nuova arte proletaria non dovesse rappresentare la vita, ma piuttosto plasmarla e organizzarla.

L'ideale di opera perfetta per Arvatov è "un oggetto di alta qualità, sapientemente costruito, la cui forma è determinata dalla sua funzione". Dunque ingegnere e artista si uniscono in un'unica professione, e arte e produzione si fondono in un'unità organica. Questo ideale smantella anche il concetto guida borghese di bellezza e lo sostituisce con il criterio dell'opportunità sociale e tecnica. Arvatov riteneva che l'arte astratta d'avanguardia fosse un ponte che la classe operaia doveva attraversare per raggiungere la propria autonomia creativa. Anticipò anche alcune intuizioni chiave di Pierre Bourdieu, secondo cui le classi sociali si distinguono in base alle loro preferenze di gusto.

Opere Iskusstvo i klassy ("Arte e classi", 1923) Iskusstvo i proizvodstvo ("Arte e produzione", 1926) O forml'nosociologičeskom metode ("Sul metodo formale-sociologico", 1927) Sociologičeskaja poėtika ("Poesia sociologica", 1928) Ob Agit i Proz-iskusstva ("Arte produttivistica e di agitazione", 1930)

Edizioni italiane Arte, produzione e rivoluzione proletaria, a cura di Virginia Pili e Guido Carpi, traduzione di Marija V. Olsuf'eva, Roma, Editoriale Jouvence, 2023; ISBN 88-7801-932-1

Note

Bibliografia

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