Viene ricordato come il principale poeta osseto. Contribuì a fondare la letteratura osseta, a creare una coscienza linguistica e nazionale per il suo popolo e a costituire l'intelligencija in Ossezia e più in generale nel Caucaso settentrionale. Le sue poesie vantano svariate traduzioni in diverse lingue. Anna Achmatova figura tra le traduttrici di spicco delle sue opere.

Biografia Kosta Levanovič Chetagurov nacque a Nar, un villaggio nei pressi del fiume Ardon, nella vallata di Alagir, da Levan Elizbarovič Chetagurov (1810-1891), già sottotenente dell'Esercito imperiale russo, e da Marija Gavrilovna Gubaeva (1837-1859). Rimase orfano di madre in tenera età e non godette di attenzioni da parte di suo padre, che era anziano e professionalmente impegnato.

Nel 1871 si iscrisse al Ginnasio maschile di Stavropol', poi si iscrisse all'Accademia delle belle Arti di San Pietroburgo, ma nel 1885 dovette lasciare gli studi per ragioni economiche. Rientrò quindi a casa e fino al 1890 compose le sue migliori poesie in lingua osseta. Venne allontanato dal circondario di Vladikavkaz per essersi opposto alla chiusura dell'unico istituto scolastico femminile della città, quindi dovette riparare a Stavropol'. Scrisse ampiamente in merito ai disordini che avvenivano nel Caucaso settentrionale sui giornali Severnyj Kavkaz e Sankt-Peterburgskie Vedomosti, e ciò gli costò l'inimicizia delle autorità zariste. Perseguitato continuamente, visse per un breve periodo a Pjatigorsk e infine dovette riparare a Cherson. Solo nel 1901 poté ritornare nella sua terra natale.

Morì di tubercolosi ossea nel 1906, all'età di 47 anni. La malattia fu aggravata da uno stato di salute già precario, da una vita di stenti e sacrifici, nonché dalle delusioni di un amore non corrisposto per Anna Aleksandrovna Calikova. Chetagurov è sepolto nel giardino di fronte alla chiesa osseta di Vladikavkaz.

Lo stile Chetagurov scrisse quasi sempre in lingua russa. Nelle poesie da lui scritte in questa lingua si evincono le influenze del Classicismo e del Romanticismo. Egli si ispirò ai poeti classici russi, come Puškin, Lermontov, Nekrasov e Černyševskij, ma anche alla tradizione orale ed epica del popolo osseto. In alcuni casi le sue rielaborazioni di leggende e tradizioni popolari divennero un modello di riferimento e un nuovo punto di partenza per la cultura osseta.

La sua opera più importante è Iron fændyr (in russo Osetinskaja lira, "Il liuto osseto"), una raccolta di componimenti poetici di vario genere, come pensieri del cuore, canti, poemi e favole. Si tratta dell'unica opera in lingua osseta dell'autore, a cui lavorò a partire dal 1885 sino alla morte.

Un'altra sua opera è Osoba, scritta in russo, dedicata alla descrizione e analisi di usi e costumi dei montanari osseti nei primi decenni del XIX secolo. Chetagurov ebbe a disposizione un abbondante materiale documentale, grazie al quale riuscì a descrivere in maniera dettagliata credenze, leggende, riti funerari e nuziali. L'opera descrive anche diversi generi del folclore osseto e fornisce utili informazioni sugli strumenti musicali tradizionali di questo popolo.

Il giudizio sull'autore Chetagurov è stato spesso accostato a figure di spicco della cultura russa o europea, come Nikolaj Alekseevič Nekrasov e Taras Hryhorovyč Ševčenko. Come loro, anche Chetagurov si distinse come paladino degli oppressi e come strenuo oppositore del potere zarista. Per tal motivo venne celebrato dalla retorica staliniana, che ne lodava il ruolo progressista e ispiratore della cultura russa e lo considerava un figlio del popolo e in qualche modo un antesignano della rivoluzione russa.

Le sue poesie in osseto divennero estremamente popolari in tutta l'Ossezia prima ancora che venissero date alla stampa. Molte di essere vennero musicate ed entrarono a pieno titolo nella tradizione popolare.

Edizioni stampate Sobranie socinenij, 5 voll. Mosca, Accademia delle scienze dell'URSS Ossoba: essai ethnographique, 1894: l'Ossétie traditionnelle vue par un ossète, traduzione dal russo e commento di L. Arys-Djanaïéva e I. Lebedynsky, Parigi, Errance, 2005

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