Le elezioni parlamentari in Nepal del 2026 si sono tenute il 5 marzo per il rinnovo della Pratinidhi Sabha, la camera bassa del Parlamento del paese.
Esse sono state indette in anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura, prevista per il 2027, in occasione della fine di un processo di stabilizzazione del paese avviato dalla Prima ministra ad interim Sushila Karki (nominata per l’occasione) a seguito delle violente e partecipate proteste anti-governative con cui, nel 2025, grossi segmenti della popolazione (e segnatamente la Generazione Z) portarono alle dimissioni del precedente capo del governo in carica, Khadga Prasad Sharma Oli.
Le elezioni hanno visto, come anche anticipato dalle proiezioni, la schiacciante vittoria del Partito Rastriya Swatantra (RSP) di centro che, guidato da Rabi Lamichhane, è riuscito a raggiungere la prima posizione con una sorprendente maggioranza qualificata di ben 182 seggi. Tale successo, imponente per la sua portata ed inedito nella storia politica del paese, è stato ottenuto grazie sia ad un generale desiderio di cambiamento nella politica nazionale (già presente nel tessuto sociale ed esacerbato proprio dai suddetti moti anti-governativi), che grazie alla grande popolarità del sindaco di Katmandu Balen Shah, il quale, militando tra le file del partito politico come candidato ufficiale e venendo già da tempo considerato un papabile capo del governo, ha così potuto convogliare enormi quantità di consensi a discapito delle alquanto affannate formazioni tradizionali, portando così il Partito del Congresso Nepalese (NC) a giungere secondo con soli 38 seggi, il Partito Comunista del Nepal (marxista-leninista unificato) (CPN (UML)) a giungere terzo con solamente 25 seggi (complice anche l’impopolarità del suo leader di partito, l’ex-Primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli) ed il Partito Comunista Nepalese (CPN), erede del disciolto Partito Comunista del Nepal (centro maoista) (CPN(MC)) e di altre formazioni minori, a giungere quarto con appena 17 seggi, nonché di altri soggetti politici, come il minoritario Partito Democratico Nazionale (RPP) di destra, giunto sesto con soli 5 seggi, e dei candidati indipendenti, ridottisi ad appena un seggio. Evento altresì rilevante della tornata elettorale, infine, è stato l’ingresso in assemblea del nuovo Partito Shram Sanskriti (SSP) che, con ben 7 seggi, è così riuscito a posizionarsi quinto estromettendo alcune precedenti formazioni minori, tra cui il Partito Popolare Socialista (PSP) ed il Partito Janamat (JP).
Sistema elettorale Per le elezioni della Pratinidhi Sabha (la camera bassa del Parlamento e l'unica ad essere direttamente eletta dai cittadini), la legge elettorale nepalese prevede, in attuazione dei princìpi costituzionali (Art. 84, § 1), l’applicazione di un sistema elettorale misto, basato su due metodi di voto paralleli. Nello specifico:
165 seggi sono eletti secondo il sistema maggioritario secco in altrettanti collegi uninominali; I restanti 110 seggi, invece, sono eletti secondo il sistema proporzionale in un collegio unico nazionale. In questo caso, è dunque prevista una soglia di sbarramento del 3%, calcolata sui voti validi, ed una successiva traduzione delle preferenze secondo il metodo Sainte-Laguë.
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2026 Nepal