Assumendo il reclamo al trono del genitore Jurij di Zvenigorod, Dmitrij lottò strenuamente col cugino Basilio II di Russia per il predominio sul Granducato di Mosca, detenendo il controllo della capitale per brevi periodi di tempo. Infine sconfitto, si rifugiò nella Repubblica di Novgorod e per alcuni anni continuò ad infastidire Basilio con scorrerie ai confini. Šemjaka fu presto sconfitto e morì avvelenato, ma il sostegno che Novgorod gli aveva dato fu una delle principali cause dello scoppio delle guerre tra Mosca e Novgorod, che sarebbero sfociate nell'espansione del Granducato di Mosca e quindi nell'inizio dell'unificazione della Russia.

Biografia Origini e inizio della guerra

Nato all'incirca nel 1420, era un figlio minore del principe Jurij di Zvenigorod, a sua volta figlio del granduca Demetrio di Mosca. Fu menzionato (pur solo indirettamente tra i vari figli minori senza nome di Jurij) per la prima volta nel 1428 nel trattato tra il padre e il cugino Basilio II di Russia. Lui e la sua famiglia, una branca minore della dinastia dei Rjurikidi, ereditarono un reclamo al trono moscovita, che tentarono di far valere dopo la morte del principe Basilio I di Russia nel 1425. Risale a questo periodo la rivalità tra Basilio II e la famiglia dello zio Jurij: nel febbraio 1433, durante il matrimonio di Basilio e Maria di Borovsk, Dmitrij e i fratelli minori insultarono il nuovo granduca e poi fuggirono nei propri feudi, saccheggiando durante la fuga anche i dintorni della città di Jaroslavl'.

Durante la guerra civile moscovita fu quindi a fianco del padre per combattere contro il pretendente della linea principale, Basilio II; il principe Dmitrij era tuttavia di carattere molto difficile, e nel 1433 arrivò a scontrarsi con lo stesso padre dopo aver ucciso il suo consigliere Morozov. Jurij di Zvenigorod riuscì brevemente a impossessarsi del potere nel 1434 sconfiggendo Basilio nella battaglia del fiume Mogza, ma morì poco dopo, lasciando a Dmitrij il principato di Ruza. A succedergli nella pretesa al trono fu il fratello maggiore Vasilij Jur'evič Kosoj, con cui presto Dmitrij entrò in disaccordo, tradendo la sua fazione e schierandosi col cugino Basilio II, che lo ricompensò facendolo principe di Galič dopo che assieme sconfissero Vasilij Kosoj, che venne poi accecato e rinchiuso in monastero.

La guerra per mosca Presa del potere

L'alleanza tu tuttavia di breve durata. Basilio II, sospettando della fedeltà di Šemjaka, pochi mesi dopo lo fece arrestare ed esiliare a Kolomna. Il cugino lo liberò alcuni mesi più tardi e in apparenza si riappacificò con lui; segretamente tuttavia Dmitrij cominciò a covare un profondo astio per Basilio, portandolo ad inasprire il conflitto tra loro. In apparenza riappacificati, quando poco dopo il Granducato di Mosca fu invaso dal khan di Kazan' Uluğ Muhammad Basilio affidò a Dmitrij un'armata per respingerlo, ma quest'ultimo si preoccupò maggiormente di saccheggiare il contado moscovita, permettendo ai mongoli di razziare impunemente il contado russo e fiaccando così la capacità di risposta di Basilio. Nel 1441 vi fu una nuova crisi tra i cugini, e Basilio attacco Galič costringendo quindi Dmitrij a fuggire una prima volta a Novgorod. Nel 1442 Dmitrij poté rientrare nei suoi feudi e raggiunse un nuovo accordo col cugino, impegnandosi a fornirgli assistenza militare nelle prossime guerre contro l'Orda d'Oro.

Negli anni successivi, a seguito dei ripetuti attacchi mongoli, Šemjaka rifiutò di aiutare il cugino, ritirandosi nei propri feudi e lasciando che fosse Basilio ad affrontare da solo i mongoli alla battaglia di Suzdal' del 1445, dalla quale uscì sconfitto venendo anche catturato. Nel frattempo, con la morte di numerosi congiunti durante i turbolenti eventi di quegli anni, Dmitrij Šemjaka aveva ereditato una quantità ingente di denaro, beni e feudi, accrescendo enormemente il proprio potere e potendo quindi ambire a ben più che non il ruolo di semplice boiardo.

Sfruttando il momento di debolezza moscovita Dmitrij si ribellò, stavolta facendo proprio il reclamo al trono che già era stato del padre e del fratello. Dopo che Basilio era caduto prigioniero dei mongoli, occupò una Mosca ormai semi-distrutta e preda dell'anarchia, ricostruendone le fortificazioni tra cui il Cremlino e pacificando la popolazione. Il khan presto liberò Basilio in cambio di un ingente riscatto e Dmitrij, che non si sentiva ancora del tutto padrone della situazione, giudicò prudente ritirarsi nei suoi feudi in attesa di ulteriori rivolgimenti favorevoli, che non tardarono a giungere. Basilio, costretto dall'accordo coi mongoli, aumentò presto le tasse e permise a guarnigioni dell'Orda d'Oro di taglieggiare i territori russi, causando un'ondata di malcontento che Dmitrij non esitò a sfruttare a proprio vantaggio, aizzando la popolazione contro il granduca e incitandola a ribellarsi.

Il 13 febbraio 1446 Šemjaka agì: durante un viaggio intrapreso da Basilio II e dalla sua famiglia, con un'imboscata riuscì a catturarlo e poi a conquistare Mosca, proclamandosene ufficialmente principe. La famiglia di Basilio tuttavia riuscì a fuggire, e la successiva resistenza fu guidata dal figlio Ivan Vasil'evič, che stabilì la sua nuova capitale a Murom. Durante la sua breve parentesi al potere, Šemjaka cercò di assicurarsi il controllo del granducato facendo accecare Basilio ed esiliandolo nel suo feudo di Uglič; l'accecamento, oltre che una crudele tortura nei confronti dell'odiato cugino, ricalcava anche l'uso degli imperatori bizantini di menomare i potenziali pretendenti al trono, poiché per legge i mutilati non potevano detenere la carica imperiale.

Governo di Mosca Durante il suo breve dominio sul Granducato di Mosca continuò la politica di accentramento del potere già intrapresa dai predecessori. Nella fattispecie, cercò di ridurre l'indipendenza delle principali città, riportando all'obbedienza Suzdal' ed espellendo i reggimenti mongoli che erano stati fatti entrare da Basilio II, rifiutando anche di pagare il riscatto promesso al khan quando il cugino era suo prigioniero. In ottica di espandere l'influenza moscovita sugli Stati russi confinanti, concluse anche trattati vantaggiosi con la Repubblica di Novgorod e il Principato di Tver'.

Molti boiardi tuttavia non riconoscevano la sua autorità e continuavano a sostenere Basilio, creando un partito oppositore in esilio nel Granducato di Lituania (il cui granduca Casimiro IV non era in buoni rapporti con Šemjaka) e minacciando di invadere la Moscovia per ripristinare il legittimo principe sul trono. Anche il metropolita Giona di Mosca criticava frequentemente Dmitrij, ricordandogli l'illegittimità della sua ascesa al trono e minacciando l'opposizione della chiesa ortodossa russa al suo dominio. Forzato quindi dalle circostanze, Dmitrij fu costretto a scendere a compromessi, e nel settembre 1446 accettò un incontro con Basilio e i suoi sostenitori mediato dal patriarca Giona. I due si riappacificarono ufficialmente, ma sia Šemjaka che Basilio intendevano solo guadagnare tempo; già nel novembre successivo avevano entrambi raccolto un esercito per attaccarsi, Dmitrij nei suoi feudi e Basilio alleandosi col Principato di Tver'. Šemjaka prese la città di Volokolamsk e bloccò quindi la strada per Mosca, ma fu sconfitto da un piccolo esercito fedele al cugino e fu quindi costretto a ritirarsi verso nord, perdendo definitivamente il titolo granducale in favore di Basilio. Nel giro di pochi mesi caddero anche le principali città rimastegli fedeli, Uglič e Ržev, attaccate dall'esercito di Tver' con a capo Basilio.

Sconfitta, esilio e morte Šemjaka passò quindi definitivamente in svantaggio e fu progressivamente scacciato dal granducato di Mosca. Nello stesso 1447 concluse un nuovo accordo di pace con Basilio, ma le sue continue violazioni della tregua portarono alla sua scomunica da parte del metropolita Giona di Mosca nel 1449. Nel 1449 assediò senza successo Kostroma, e fu l'ultima offensiva che riuscì a condurre. Nel 1450 le sue roccaforti di Vologda e Galič furono attaccate da Basilio, e dopo essere stato sconfitto alla battaglia di Galič del 27 gennaio fu costretto a rifugiarsi nella Repubblica di Novgorod.

A Velikij Novgorod Dmitrij fu ben accolto dalle autorità cittadine, segnatamente dal vescovo Eutimio II di Novgorod, il quale non aveva riconosciuto la scomunica lanciatagli da Giona di Mosca. I novgorodiani desideravano mettere un freno all'espansionismo moscovita, e cercavano quindi di sostenere un candidato principe a loro favorevole. Negli anni successivi Šemjaka riorganizzò un piccolo esercito e più volte attaccò i territori moscoviti, non riuscendo tuttavia a condurre niente più che semplici razzie, avendo perso buona parte dei sostenitori all'interno del granducato. Nel 1451 comunque, risalendo la Dvina Settentrionale con alcune navi, riuscì ad occupare la città di Velikij Ustjug, dalla quale per i mesi successivi lanciò i propri attacchi contro la Moscovia. Per un certo periodo riuscì a creare scompiglio nel granducato, coalizzandosi con la città alleata di Vjatka per devastare i dintorni di Mosca e catturando anche il vescovo di Perm' Pitirim, che tenne come ostaggio cercando anche di obbligarlo a revocargli la scomunica. Dopo aver respinto una nuova invasione mongola, Basilio II organizzò un grande esercito per scacciare il cugino, ma Šemjaka evitò lo scontro e abbandonò Ustjug.

Nel 1452 ritentò una nuova invasione attaccando Kašin, tenuta dal principe Boris di Tver', ma fu respinto. Subì poi una pesante sconfitta militare e si rifugiò definitivamente a Novgorod, per non lasciarla più. Chiaramente sconfitto nella guerra civile, Dmitrij Šemkaja cominciò a divenire una presenza ingombrante per la repubblica, tanto che fu preso anche a male parole dal popolare stolto di Cristo Michele di Klopsk; il 17 luglio 1453 quindi, durante un banchetto e nell'atto di mangiare un pollo, il principe ebbe un improvviso malore e morì poco dopo avvelenato. Non è tuttavia chiaro chi possa averlo ucciso: la morte di Šemjaka certamente avvantaggiò sia Basilio II, che non ebbe più rivali al trono e che dimostrò molta felicità per la dipartita del cugino nobilitando il messaggero che gli recò la notizia, sia i novgorodiani, per i quali il principe era ormai diventato inutile e fonte d'imbarazzo. Non è infine da escludersi una collaborazione tra gli agenti moscoviti e novgorodiani, la cui comunione d'intenti sarebbe quindi risultata nell'eliminazione di Šemjaka tramite la mediazione di Stepan il Barbuto, rappresentante di Basilio II a Novgorod in quel tempo, il quale secondo alcuni cronisti avrebbe corrotto il cuoco del principe affinché lo avvelenasse; probabilmente non era estraneo al complotto nemmeno il posadnik di Novgorod Isaak Boreckij, senza il cui benestare difficilmente si sarebbe potuto procedere ad un assassinio così eclatante.

Presagendo che nemmeno Novgorod era più un posto sicuro, il figlio Ivan fuggì nel Granducato di Lituania, dove re Casimiro IV di Polonia gli affidò dei feudi. Nonostante la sua dipartita fosse comoda per Novgorod, le autorità cittadine tributarono grandi e sontuosi funerali al principe moscovita, causando le ire di Basilio che decise di vendicarsi della repubblica, cominciando di lì a qualche anno le guerre tra Mosca e Novgorod che avrebbero condotto alla conquista della città mercantile nel 1478. Il prezioso sudario in cui venne avvolto il corpo di Dmitrij Šemjaka è considerato uno dei migliori esempi di ricamo russo medievale.

Le vicende del corpo