Il trattato delle Indie occidentali danesi (Danese: Vestindiens traktat), ufficialmente noto come convenzione tra gli Stati Uniti e la Danimarca per la cessione delle Indie occidentali danesi (Danese: Konventionen mellem USA og Danmark) è un trattato del 1916 stipulato per cedere la sovranità delle Indie occidentali danesi dalla Danimarca agli Stati Uniti, in cambio di una somma di di USD in oro (740 milioni di $ nel 2025) e un accordo per cedere la quota statunitense in Groenlandia. Questa è una delle più recenti espansioni permanenti degli Stati UnitiLa più recente espansione de Secondo lo storico Povl Engelstoft non ci sono dubbi riguardo la vendita segreta, operata dal presidente del consiglio Johan Henrik Deuntzerl territorio statunitense fu quella delle Isole Marianne Settentrionali, passa e sotto la sov anità degli USA nel novembre 1986..

Storia

Contesto Le isole delle Indie occidentali Saint Thomas e Saint John furono in possesso danese dal XVII secolo a differenza di Saint Croix, battente il Dannebrog dal 1733. I giorni gloriosi della colonia trascorsero dal 1750 al 1850, basandosi sul commercio di rum e zucchero reso prosperoso del lavoro degli schiavi africani. Dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, però, la produzione di quest'ultimo venne ostacolata dall'impiego della Beta vulgaris var. saccharifera, e se già gli schiavi erano emancipati dal 1848 ma in condizioni disastrose ed il controllo dei campi sempre più incentrato nelle mani degli uomini bianchi, dai primi anni 1850 tutto l'arcipelago divenne alquanto infruttuoso e dispendioso per la Danimarca.

Questa, alle negoziazioni per il trattato di Vienna dopo la sconfitta subita al termine della seconda guerra dello Schleswig nel 1864, offrì come pegno di guerra le isole in cambio dello Schleswig, ricevendo però un pronto rifiuto dal governo prussiano.

Alla vigilia della guerra civile americana, gli Stati Uniti si mostrarono interessati alle Indie occidentali per porvi eventualmente delle basi navali caraibiche. Dopo la fine del conflitto, avvenuta il 24 ottobre 1867, il Rigsdag emise un trattato sancente la vendita delle isole di Saint Thomas e Saint John, per una somma di . Tuttavia, il Senato degli Stati Uniti non ratificò il documento a causa delle preoccupazioni per una serie di disastri naturali che avevano colpito le isole, insieme alla faida politica con il presidente Andrew Johnson che alla fine portò al suo impeachment.

Le negoziazioni furono riesumate nel 1899 dalle azioni diplomatiche di Walter Christmas, tanto che tre anni dopo, il 24 gennaio 1902, Washington firmò una convenzione sancente il trasferimento di possedimento delle isole per una somma di . Il documento però non fu approvato dal Landstinget - una camera legislativa danese - entro il tempo assegnato a causa dell'ostruzione dell'opposizione, tanto che nel giugno dello stesso anno fu steso un nuovo trattato stavolta però con un limite ratificativo di un anno. Sotto il Folketinget, un'ulteriore camera del parlamento danese, la proposta passò, anche se in un altro organo, sempre il Landstinget, il trattato non fu approvata nuovamente, fallendo 32 contro 31 (uno si astenne). In particolare, il partito conservatore Højre si oppose all'iniziativa, affermando che il documento non garantiva alla popolazione locale un voto sulla questione, comportando dunque il garantimento dubbio della cittadinanza statunitense e varie incredulità riguardo l'improbabile esenzione dai dazî imposti all'esportazione di zucchero negli USA. Secondo lo storico Povl Engelstoft, il presidente del consiglio Johan Henrik Deuntzer era privatamente contrario alle trattative, mentre il suo partito, il Venstre, era invece favorevole; questa cosa causò probabilmente confusione alle camere, e quando il Landstinget non riuscì ad approvare la proposta, dichiarò che non vedeva una ragione per cui il governo si dimettesse, rifiutandosi di sciogliere l'organo o di assumersi la responsabilità di ulteriori lavori relativi alla vendita. Il tutto portò il processo ad un arresto.

Un altro breve tentativo di acquisto dell'arcipelago fu nuovamente proposto dagli Stati Uniti tra il 1911 ed 1912, anche se anche quest'ultima procedura si concluse con un ulteriore esito fallimentare.

Apertura dei negoziati del 1915-1916 David Hamilton Jackson, capo sindacale ed attivista sociale proveniente dalle Indie occidentali, visitò la Danimarca nel maggio 1915, tenendo un discorso rivolto ai governanti riguardante la dilagante disperazione tra gli abitanti delle isole ed il desiderio da parte loro di entrare nei territorî doganali statunitense per la loro sopravvivenza economica; e fu così, che dopo quest'avvenimento, la maggioranza del Folketinget si convinse che la supremazia danese sull'arcipelago doveva avere fine. La grande guerra creò inoltre un'ulteriore situazione: le relazioni tra l'Impero tedesco e gli USA cominciarono a diventare pessime, a causa di una guerra sottomarina indiscriminata portata avanti dal kaiser Guglielmo II, e gli statunitensi incominciarono a concernere il progressivo interesse da parte dell'avversario verso i Caraibi (dopo ovviamente un'ipotetica invasione della Danimarca). Secondo la dottrina Monroe, dunque, questo fatto era ormai inaccettabile.

Il governo danese era convinto che le isole dovessero essere vendute per il bene dei residenti e la della sicurezza nazionale, anche se un trasferimento di sovranità dovesse essere realizzato prima dell'entrata in guerra degli Stati Uniti, in modo che il passaggio non costituisse una violazione della neutralità del paese cedente. Nel maggio del 1915, Erik Scavenius, il ministro degli esteri danese, contattò il governo degli statunitense ritenendo che le isole dovessero essere vendute agli Stati Uniti e, sebbene non avrebbe fatto una proposta ufficiale, "nel caso gli Stati Uniti avessero dato un qualche incoraggiamento alla considerazione della possibilità di una tale vendita, ciò sarebbe stato possibile".

Dopo l'affondamento del Lusitania nello stesso anno, la sicurezza navale statunitense divenne una priorità, facendo diventare l'acquisizione delle isole ormai un argomento serio. Per la trattativa si adoperarono il segretario di stato uscente William Jennings Bryan, il presidente Woodrow Wilson ed il segretario ad interim Robert Lansing. Nell'agosto 1915, il capo del dipartimento statale a Copenaghen riportò che i danesi volevano vendere l'arcipelago agli USA se questi non avessero "proposto condizioni pecuniarie che avrebbero portato alla contrattazione", cosa che nei precedenti negoziati del 1902 portò i processi al fallimento.

Il 29 ottobre dello stesso anno, Robert Lansing, ora segretario di stato con pieni poteri, riuscì a riaprire le capitolazioni, sebbene i danesi si dichiarassero riluttanti sulla base del fatto che i loro interessi commerciali nella regione erano stati resi più preziosi dalla recente costruzione del Canale di Panama. I varî incontri, che durarono fino all'agosto del 1916, furono tenuti assolutamente segreti per mantenere la neutralità danese. Sebbene le voci sulla futura vendita trapelassero alla stampa, furono categoricamente smentite sia da Scavenius che da Edvard Brandes, il ministro delle finanze I materiali d'archivio mostrano che, durante questi colloqui, Lansing lasciò intendere che se non si fosse raggiunto un accordo sulla vendita delle isole, l'esercito statunitense avrebbe potuto occuparle per impedirne la conquista da parte della Germania.

Negoziati per la Groenlandia ed il prezzo di vendita Nel novembre del 1915, il ministro danese a Washington, Constantin Brun, propose che gli Stati Uniti riconoscessero simultaneamente la sovranità danese sulla Groenlandia nell'ambito dei negoziati. Lo storico Bo Lidegaard mette in dubbio l'utilità di una tale dichiarazione, poiché gli USA non avevano mai contestato tale condizione. Dal punto di vista statunitense, sebbene avessero una rivendicazione sulla Groenlandia settentrionale basata sulle esplorazioni di Charles Francis Hall e Robert Peary, decisero che l'acquisto delle Isole Vergini fosse più importante, soprattutto a causa del vicino Canale di Panama. Per quanto riguarda la sicurezza, invece, il fatto che l'America settentrionale britannica si trovasse tra la Groenlandia e il territorio americano sembrava sufficiente a considerare una potenziale occupazione tedesca dell'isola settentrionale meno preoccupante rispetto alle isole meridionali. Inoltre, se si fosse dovuta fare la concessione della Groenlandia, sarebbe stato più facile incorporarla in un unico trattato piuttosto che tentare di far passare due di questi attraverso il Senato degli Stati Uniti.

Lansing disse al ministro danese "che le Antille danesi e la Groenlandia dovrebbero essere unite in un unico negoziato; che la Danimarca aveva qualcosa che noi desideravamo, e che evidentemente noi avevamo qualcosa che la Danimarca desiderava; che mi sembrava che sarebbe stato forse il modo più consigliabile quello di incorporare i due argomenti in un unico trattato piuttosto che avere un trattato di cessione delle Antille danesi e un protocollo relativo alla Groenlandia. Il Ministro disse che non aveva obiezioni ad adottare questa linea".

Durante il 1916, dunque, ambedue le parti trattanti convennero che il prezzo di vendita sarebbe stato fissato a , e gli Stati Uniti accettarono la domanda della Danimarca di dichiarare che loro volevano "non obbiettare che il governo danese estendesse i suoi interessi politici ed economici sino al territorio Groenlandese. Nella dichiarazione, Lansing notò che egli stesso fu "il sottoscritto Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America, debitamente autorizzato dal suo governo". Così investito dell'autorità di rilasciare una dichiarazione unilaterale vincolante, la Dichiarazione di Lansing del 1916, seguita presto dalla ratifica del Senato degli Stati Uniti, del Presidente degli Stati Uniti e della Danimarca e da una proclamazione del Presidente Woodrow Wilson, è stata considerata un contratto vincolante e parte del Trattato delle Indie occidentali danesi, la cui violazione sostanziale si sostiene abbia indebolito il fondamento giuridico della sovranità statunitense nelle Isole Vergini.

Nelle sue memorie, Lansing riconobbe che, pur ritenendo che gli Stati Uniti avrebbero potuto negoziare un prezzo inferiore per le isole, "vista l'incerta situazione degli affari internazionali, il prolungamento dei negoziati sarebbe stato pericoloso, così come la riduzione del prezzo di acquisto al di sotto di una cifra sufficientemente elevata da soddisfare il popolo danese. L'opportunità imponeva che, nelle circostanze, gli Stati Uniti fossero generosi". Inoltre, scrisse, "rispetto al vantaggio di superare l'opposizione danese alla cessione dei possedimenti delle Indie Occidentali della Danimarca, rifiutarsi di riconoscere la sovranità danese sulla Groenlandia sarebbe stata una follia. L'intero negoziato avrebbe potuto fallire se avessimo ceduto a questa richiesta del governo danese".

Al momento dell'acquisto, la colonia non comprendeva Water Island, che era stata venduta dallo stato danese alla Det Østasiatiske Kompagni, una compagnia di navigazione privata, nel 1905. La società alla fine vendette l'isola agli Stati Uniti nel 1944, durante l'occupazione tedesca della Danimarca.

Ratificazione