Quarta eraIl testo dell'opera è in «Teatro Nuovo», n.2, Roma, 1961, pp.21-40. è un dramma in tre atti di Gian Domenico Giagni e di Giancarlo Sbragia, basato sul romanzo Plus clair que mille soleils di Robert Jungk, che debuttò il 7 marzo 1961 al Teatro Parioli di Roma, riscuotendo bassissimo successo.

Trama L'opera è ambientata nel settembre del 1942, a Los Alamos, sede del Laboratorio Nazionale per la progettazione e la costruzione della prima bomba atomica della storia. Il contrasto tra America e Giappone (Guerra del Pacifico) così come il contrasto tra America e Germania, è presente solo sullo sfondo. Non a caso Quarta Era non approfondisce le vicende politiche dell’epoca e non si propone di riportare in maniera veritiera i fatti accaduti, ma si sofferma su una serie di questioni etico-morali: in che misura le responsabilità dello scoppio della bomba sono da attribuirsi ai fisici? In che misura ai politici?

Atto I La vicenda ebbe inizio il 17 settembre 1942 a Los Alamos. La prima scena è ambientata nell'ufficio del Capo di Stato Maggiore americano dove avviene l'incontro tra quest'ultimo e il Generale Leslie Richard Groves. Dalla loro conversazione emerge che durante l'estate, Roosevelt e Churchill avevano stabilito che i più importanti fisici atomici inglesi e americani si sarebbero dovuti riunire in tutto segreto al fine di realizzare la prima bomba atomica della storia, in soli due anni: parliamo del cosiddetto «Progetto Manhattan». Da qui la convocazione di Groves, a cui spetta uno dei compiti più ardui: la costruzione e la successiva amministrazione delle tre città atomiche segrete. A supportarlo, il Colonnello John Lansdale. In un fascicolo, sono contenuti i nomi di tutti i vari scienziati di lì a poco adunati. Non si poteva essere sicuri di nessuno di loro, e la possibilità della presenza di eventuali spie, doveva essere eliminata; dunque, i fisici sarebbero stati tenuti strettamente sotto controllo mediante l'utilizzo di microfoni, pedinamenti e metodi simili. Capo del gruppo degli scienziati fu Robert Oppenheimer, il quale entra in scena per la prima volta su un treno, il «Secolo ventesimo a responsabilità limitata».

La seconda scena del primo atto ha luogo in uno scompartimento del treno. Oppenheimer è in compagnia della moglie Katharina. Irrompono, in seguito ad un rapido scambio di battute tra i due coniugi, il Generale Groves, il Colonnello Nichols, il Colonnello Marshall, il Tenente Haggerty e altri due militari. Katharina, negli istanti successivi, viene allontanata dalla scena ed accompagnata al bar dal Tenente Haggerty. Groves comunica ad Oppenheimer che a breve sarebbe stato costruito un super laboratorio, da cui sarebbe dovuta uscire la prima bomba atomica della storia. Durante l'incontro con i militari, Oppenheimer appare piuttosto preoccupato, soprattutto per le modalità di utilizzo della bomba: avrebbe voluto avere delle garanzie, sapere chi avrebbe deciso di usarla e in quale eventualità. Ad ogni modo, il fisico accetta la missione. Nell'intermezzo conclusivo della seconda scena, si viene a conoscenza della nascita di Los Alamos.

La terza scena del primo atto si apre nella casa dei coniugi Oppenheimer. In occasione del Natale, giunge a far visita al fisico, l'amico Chevalier, che gli suggerisce che i politici che si stessero servendo degli scienziati e delle loro scoperte per fini pratici. Nel mentre arriva a Los Alamos anche il professore Klaus Fuchs, assegnato al laboratorio del professor Teller, per controllare le sue idee sulla fusione nucleare, principio inverso a quello della fissione nucleare.

Atto II

La prima delle quattro scene complessive del secondo atto si tiene nell'ufficio di Lansdale dove quest'ultimo in compagnia di Groves, ascolta e controlla, grazie ad un registratore, ciò che Oppenheimer e la sua ex-fidanzata Jean si dicono durante un incontro a ristorante. Jean Tatlock nello specifico aveva di recente tentato di togliersi la vita; suo fratello inoltre era stato catturato e ucciso dai tedeschi, mentre suo padre, comunista attivo, aveva perso il suo incarico a Washington. È possibile origliare i due ex amanti fin quando un cameriere per sbaglio stacca il filo del microfono. Fortunatamente la registrazione riprende subito dopo. Dal ristorante i giovani si spostano a casa della ragazza; inevitabilmente la registrazione si interrompe. I militari si chiedono cosa fosse successo in quelle ore nell'appartamento della signorina Tatlock. I sospetti di infedeltà accrescono su Oppenheimer, che viene in seguito sottoposto ad interrogatorio. Nel mentre subentrano gli scienziati Bohr e Fuchs. Un grave incidente era avvenuto in laboratorio, e il professor Slotin sarebbe divenuta la prima vittima della missione segreta.

Protagonisti della seconda scena del secondo atto, sono Oppenheimer e l'amico Chevalier, che si trovano nell'office della casa di quest'ultimo. Chevalier, qualche giorno prima, aveva incontrato un tale George Eltenton, il quale si occupava di propaganda tra gli alleati. Il progetto Manhattan aveva impedito lo scambio di informazioni tra gli scienziati di Los Alamos e quelli dei paesi alleati. Le alleanze infatti sono di norma temporanee: Chevalier pensava che alla fine della Seconda Guerra Mondiale si sarebbero creati due grandi blocchi di popoli inglobati in due sistemi economici opposti, ovvero l'Oriente e l'Occidente, come di fatto accadde. Con lo scoppio della Guerra Fredda, USA e URSS, che avevano combattuto come alleati, emersero come i due Paesi più potenti, mentre gli altri vincitori, quindi Regno Unito e Francia, per varie ragioni, persero la centralità nelle dinamiche geopolitiche che avevano avuto fino ad allora. Negli Stati Uniti vigevano il liberismo economico e la democrazia politica; nell'Unione Sovietica il comunismo e lo statalismo. Oppenheimer trova occasione per mostrare il grandissimo controsenso presente sin da allora: gli americani stavano infatti lottando contro il sistema totalitario nazista ma erano affiancati dallo stato totalitario sovietico. Ad ogni modo Chevalier propone ad Oppenheimer, già sospettato di spionaggio, di trasmettere in via privata, notizie agli scienziati sovietici e inglesi. Categoricamente il fisico si rifiuta, convinto che armare gli attuali alleati, avrebbe comportato l'avvento di nuove guerre in futuro.

È ambientata nel laboratorio di Los Alamos la terza scena del secondo atto. Qui Oppenheimer viene a sapere da Fuchs che Lomanitz, suo allievo prediletto, sarebbe stato espulso dal progetto Manhattan insieme ad altri due scienziati di Los Alamos proprio perché accusati di spionaggio.

Nella quarta scena del secondo atto, Oppenheimer, desideroso di capire di più sulla vicenda, dopo aver avuto l'autorizzazione di Lansdale, riesce ad incontrare il suo allievo.

Atto III

Il terzo atto, che si compone di tre scene, inizia nella sala d'attesa dell'ospedale di Los Alamos, dove tutti sono in attesa di notizie su Slotin. La morte di Slotin ha un valore simbolico fondamentale in quanto avrebbe portato con sé diverse perplessità e preoccupazioni da parte dei fisici. Groves e Lansdale diventano pronti a punire chiunque si fosse rifiutato di tornare al lavoro.

Nella seconda scena del terzo atto emerge che il 14 luglio, sarebbe dovuta esplodere la bomba. Alla vigilia dell'esperimento, Oppenheimer, Szilard, Bohr e Fuchs espongono ai militari tutte le loro preoccupazioni. I fisici avevano bisogno di garanzie; loro non sapevano nulla a proposito dell'impiego della bomba, e soprattutto i tedeschi, così come i giapponesi, erano già sul punto di crollare. Nessuno al di fuori degli americani possedeva una tale arma, motivo per il quale in tanti erano restii ad utilizzarla, ma Groves confessa che ormai l'esplosione della bomba fosse stata già decisa.

La terza e ultima scena del terzo atto è ambientata in una baracca ai margini del deserto del New Mexico. Il giorno dell'esperimento è ormai giunto. Con grande soddisfazione di tutti, la bomba atomica riesce ad esplodere. In lontananza si ode un canto da parte degli Indios. Come avrebbe spiegato in seguito uno di loro, questi, a seguito del grande bagliore scaturito dall'esplosione, stavano festeggiando quello che secondo loro fosse l'avvento della Quarta Era. Nel loro libro sacro, si faceva infatti riferimento a quattro diverse ere. La quarta, doveva essere la migliore tra tutte. Gli Indios non sapevano ovviamente che quel bagliore fosse dovuto allo scoppio della prima bomba atomica, ma in effetti una nuova era incominciò davvero quel giorno: l'era del nucleare. Dopo l'atomica usata dagli Usa contro le città di Hiroshima e Nagasaki nulla fu infatti più come prima, e come molti scienziati avevano previsto, la bomba segnò solo l'inizio di una corsa sempre più folle al riarmo, come possiamo notare ancora ai nostri giorni.

Note

Bibliografia Gian Domenico Giagni, Quarta Era, in «Teatro Nuovo», n.2, Roma, 1961, pp. 21–40.

Categoria:Opere teatrali del 1961 Categoria:Opere teatrali basate su eventi reali Categoria:Opere teatrali in italiano