Il teatro romano di Volterra venne riportato in luce negli anni cinquanta da scavi archeologici condotti nella località di Vallebuona da Enrico Fiumi, storico volterrano: furono utilizzati come operai alcuni ricoverati dell'Ospedale psichiatrico di Volterra., come ricordato da una targa posta all'ingresso dell'edificio.

Il complesso sorge nella vallecola di Vallebuona, sul versante settentrionale del colle, immediatamente all'esterno della cinta muraria etrusca e nell'area suburbana che le fonti medievali chiamano Foro.

L'identificazione dell'edificio L'identificazione del monumento è stata a lungo incerta e la tradizione erudita oscillava fra teatro e anfiteatro: nel 1841, quando i lavori di ampliamento dell'ippodromo misero in luce un muro semicircolare con voltoni, si annotò che per tradizione si credeva esistesse in quel luogo "o un pubblico teatro o un anfiteatro".. All'ipotesi dell'anfiteatro erano state ricondotte anche le condutture rinvenute nei pressi, immaginate al servizio di spettacoli di naumachia..

Dopo gli sterri fortuiti compiuti nell'estate del 1941 dalla società sportiva locale, che portarono in luce la parte più notevole della fabbrica, Enrico Fiumi poté ricostruire il tracciato semicircolare della cavea, appoggiata alla collina e delimitata alle estremità laterali dalla roccia vergine, e ritenne che gli elementi disponibili facessero seriamente propendere per il teatro, pur rimettendo la determinazione definitiva al proseguimento degli scavi; accettata quella soluzione, riferì le condutture piuttosto alle terme che sorgevano di fronte al teatro, in località Ortino. Le menzioni erudite di un anfiteatro a Volterra si riferiscono in realtà a questo edificio: il vero anfiteatro sarebbe stato individuato solo nel 2015..

Genesi e costruzione

La costruzione venne finanziata dalla ricca famiglia volterrana dei Caecina, in particolare da due consolari, come ricordato dall'epigrafe dedicatoria conservata nel Museo etrusco Guarnacci..

La datazione dell'edificio non è univoca negli studi. Alessandro Furiesi lo colloca alla fine del I secolo a.C.; la Realencyclopädie lo data al 35-25 a.C.;. Valentina Limina indica l'1 a.C.,. mentre Paolo Liverani parla di tarda età augustea.. La divergenza dipende anche dalla cronologia dei consolati dei due Cecina, a sua volta discussa.Sulla questione si veda D. Gorostidi Pi, in «Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik», 189, 2014, pp. 265-275.

Il teatro era parzialmente scavato nel pendio naturale di un'elevazione, in analogia ai teatri greci. Questa parte della città non era occupata da costruzioni in epoca etrusca poiché vi si trovavano solamente opere di contenimento del pendio, fortemente scosceso, tanto che dei terrazzamenti furono già eseguiti intorno al II secolo a.C.: questo lo faceva un luogo adatto per la costruzione di un teatro.. La cavea si appoggia al pendio, con le estremità laterali sulla roccia vergine; la summa cavea corrispondeva all'incirca al tracciato del muro medievale e l'accesso avveniva dalla parte superiore dell'edificio..

Durante gli scavi sono stati rinvenuti vari sedili, realizzati in calcare locale (tufo di Pignano), con ancora incisi i vari nomi dei rappresentanti delle famiglie più influenti della Volterra romana quali i Caecinae, i Persii e i Laelii;. si sono conservate solo in parte alcune delle scalinate disposte a raggiera e realizzate con la pietra di Montecatini Val di Cecina.

La frontescena era lunga 35,98 metri (122 piedi romani) ed era costituita da due piani colonnati per un'altezza superiore ai 16 metri..

La capienza del teatro doveva aggirarsi sui 3500 spettatori viste le sue dimensioni (diametro di 60 metri per 24 gradini), paragonabile ad altri teatri, simili per dimensioni (Trieste, Djemila, Dougga)..

Vi era anche un velarium, un telo sostenuto da corde che copriva l'intera area del teatro, poiché rimangono tracce della struttura che lo sosteneva.

Le fasi successive Nel corso del II secolo d.C. l'edificio sembra avere subito adattamenti per lo svolgimento di munera gladiatori.L'ipotesi risale a ed è ripresa in .

Fra la fine del III e l'inizio del IV secolo d.C., in età più tarda rispetto alla fase monumentale, all'interno della porticus post scaenam viene ricavato un impianto termale; la porticus stessa era stata aggiunta in età claudia, con interri e terrazzamenti poderosi. In epoca medioevale le mura cittadine inglobarono il muro di chiusura della summa cavea.

Le fasi etrusche dell'area Al di sotto del teatro sono state individuate sostruzioni di età ellenistica, connesse con impianti idraulici e probabilmente con il culto delle fonti, mentre nell'area soprastante, in corrispondenza di piazza Pescheria, sorgeva un tempio rinnovato nel II secolo a.C.. L'interro della summa cavea ha restituito una notevole quantità di materiali etruschi, dal Bronzo finale all'età tardo-arcaica, che costituiscono una delle principali fonti per la cultura materiale della città etrusca.

Fruizione I resti degli antichi edifici sono attualmente visitabili all'interno dell'area archeologica. Vi si accede dalla zona superiore, subito fuori da Porta Fiorentina ed è utilizzato (anche se raramente) nel periodo estivo per rappresentazioni teatrali.

Al teatro romano di Volterra si svolge annualmente il Festival Internazionale, fondato e diretto dall'attore e regista Simone Migliorini e ogni anno una Giuria prestigiosa assegna i premi "Ombra della Sera", a importanti personalità dello spettacolo e della cultura.

Note Note esplicative

Note bibliografiche

Bibliografia

Voci correlate Volterra Volterra (città antica) Anfiteatro romano di Volterra

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